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venerdì 31 maggio 2013

Gli Antichi Egizi Usano Il Metallo Dei Meteoriti





I ricercatori della The Open University (OU) e dell'Università di Manchester hanno trovato la prova definitiva che gli antichi egizi usarono i meteoriti per fare gli accessori simbolici per i loro morti.

La prova viene dai fili di perle di ferro che sono stati scavati nel 1911 al cimitero di Gerzeh, un luogo di sepoltura a circa 70 chilometri a sud del Cairo. Risalente 3.350-3.600 a.C, il tallone analizzato già in precedenza si riteneva che fosse un meteorite a causa della sua ricca composizione di nickel di ferro. Ma questa ipotesi è stata contestata nel 1980, quando gli accademici hanno proposto che gran parte dei primi esempi mondiali di utilizzo di ferro originariamente ritenuti essere parte di un meteorite, erano in realtà i tentativi di fusione precoce.

Successivamente, il tallone di Gerzeh, è stato ceduto in prestito dal Museum di Manchester per l'UO e la Scuola di Materiali a Machester per ulteriori test.

I ricercatori hanno utilizzato la combinazione di un microscopio elettronico dell'Università dell'OU e un X-Ray scanner CT per dimostrare che la composizione conferma le sue origini meteorite.

Il Project Officer Diane Johnson, che ha condotto lo studio, ha detto: "Questa ricerca evidenzia l'applicazione delle moderne tecnologie per i materiali antichi e non solo per capire meglio meteoriti, ma anche per aiutarci a capire come le culture consideravano questi materiali e l'importanza che essi gli assegnavano".

Il meteorite di ferro ha avuto profonde implicazioni per gli antichi egizi, sia nella loro percezione del ferro nel contesto della sua origine celeste e nei pro tentativi di metallurgia.

Il Dr Joyce Tyldesley è un docente di Egittologia presso l'Università di Manchester e ha lavorato sulla ricerca. Ha detto: "Oggi, vediamo il ferro prima di tutto come un pratico metallo, ma per gli antichi Egizi, invece, era un materiale raro e bello che essendo caduto dal cielo, era ritenuto possedere sicuramente alcune proprietà magiche e religiose.

Hanno quindi utilizzato questo straordinario metallo, per creare piccoli oggetti di bellezza e di significato religioso, così importante scelsero di includerlo nelle loro tombe".

Philip Withers, Professore di Scienza dei Materiali presso l'Università di Manchester, ha aggiunto: "I meteoriti hanno una impronta digitale microstrutturale e chimica unica, perché raffreddati incredibilmente lentamente mentre viaggiavano attraverso lo spazio.
È stato davvero interessante scoprire tali le impronte nei reperti egiziani".
I risultati dello studio del cordone possono essere ottenuti nel documento "Analisi di un tallone preistorico egiziano, con le implicazioni per l'uso e la percezione del meteorite di ferro in Egitto". Pubblicato sulla rivista Meteoritics e Planetary Science.

Traduzione A cura di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2013/05/130530094635.htm

Foto:
Gerzeh bead. (Credit: Image courtesy of Open University)

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domenica 31 marzo 2013

Le Lampade di Dendera


Le lampade di Dendera sono quello che si possono definire veri e propri OOPArt, e cioè uno o più oggetti storici, archeologici o paleontologici trovati in un contesto molto strano o totalmente estraneo rispetto al periodo storico degli oggetti stessi. Il termine fu coniato dal criptozoologo Ivan T. Sanderson e da allora è spesso usato da chi tenta di dare una spiegazione alle teorie storiche ufficiali.

Le lampade di Dendera, sono oggetti simili appunto a delle lampade, ma raffigurate in un bassorilievo nel tempio di Hator a Dendera (Egitto), risalente alla IV dinastia e cioè oltre 4500 anni fa. Nella raffigurazione sono rappresentati alcuni sacerdoti intenti ad officiare un rito attorno a degli oggetti che dall’archeologia ufficiale sono stati definiti fiori di loto con al centro un serpente che nasce per rappresentare un antico mito egizio legato al dio Osiride. Ma come possiamo vedere nella foto sotto questo disegno si presta a numerose interpretazioni.

Teorie alternative propongono tutt’altra interpretazione per il bassorilievo, che è diventato famoso appunto come il disegno delle “Lampade di Dendera”.

Ma cosa ha portato a pensare a questo?
I sostenitori della teoria alternativa credono che il gambo del fiore di loto potrebbe essere una sorta di cavo elettrico, quella specie di sostegno che dovrebbe essere una rappresentazione della colonna dorsale del dio Osiride sarebbe invece la prima raffigurazione di un isolatore elettrico, mentre quell’oggetto ondulato che si vede all’interno, sarebbe una sorta di filo di un metallo conduttore simile a quello che si trova oggi nelle moderne lampadine, con attorno un vetro. Qui di seguito il bassorilievo portato su carta che ci consente di osservare meglio i vari elementi.



Effettivamente se ci soffermiamo bene ad osservare il disegno nell’insieme, sembrano essere raffigurati due strumenti adibiti a qualche genere di funzione. Molte congetture sono state fatte sulla tecnologia degli antichi egizi, ma che avessero scoperto anche la corrente elettrica? Soffermiamoci sui particolari; Il supporto che come abbiamo detto sarebbe la rappresentazione della colonna dorsale del dio Osiride, somiglia molto agli isolatori elettrici che possiamo osservare tutti i giorni sopra le nostre teste nelle linee elettriche, e che servono ad isolare le colonne dai cavi dell’alta tensione, nella foto sotto vediamo il confronto e come potete ben notare sono molto simili.



Questo insieme al filo-serpente all’interno della presunta lampadina è forse il particolare che da più nell’occhio, ma se volessimo veramente credere all’ipostesi della lampada, nel disegno si possono trovare altri particolari riconducibili ad un vero e proprio impianto elettrico con segnali di pericolo e schemi annessi.



1 Sacerdote
2 vapori ionizzati
3 scarico elettrico (serpente)
4 Zoccolo della lampada (fiore di loto)
5 Cavo (gambo del fiore di loto)
6 Dio dell'aria
7 isolatore
8 Simbolo del pericolo [Thoth con i coltelli]
9 Simbolo della corrente
10 Simbolo della polarità inversa
11 Strumento per la conservazione dell'energia (batteria?)

Alcuni studiosi convinti da questa ipotesi, fanno notare inoltre che Il gambo di un fiore di loto non si sviluppa orizzontalmente lungo la terra come nel rilievo, ma nella maggior parte dei casi e delle rappresentazioni egizie il gambo del fiore di loto non è visibile affatto, poiché fiore acquatico e quindi sommerso. In più il fiore di loto non è mai stato rappresentato con quella specie di sfera di vetro, e che anche se il disegno rappresentasse il serpente che nasce dal loto non avrebbe avuto senso disegnare una cosa simile.
Un’altra cosa che ha fatto molto discutere è il fatto della presenza del dio Toth con i coltelli in mano, che gli egizi erano soliti usare come simbolo di un grande pericolo.

Un semplice fiore di loto che pericolo poteva mai generare?
Ma le coincidenze non sono finite qui; Poco tempo dopo la scoperta del tempio di Dendera (avvenuta nel 1857), lo scienziato inglese sir William Crookes costruì una lampada in grado di emettere raggi x chiamata “tubo di Crookes” nel quale possiamo vedere molte similitudini con la lampada di Dendera in questi schemi:



Un cavo che parte dall’estremità del tubo di Crookes arriva fino all’isolatore ad alto voltaggio; nell’antico Egitto il presunto isolatore veniva rappresentato con un simbolo chiamato ZED. Stesso oggetto che possiamo ritrovare all’interno della piramide di Giza, da sempre presunto catalizzatore di energia, e schematizzato in molte altre rappresentazioni sparse qua e la per tutto l’Egitto. Nella foto di seguito possiamo osservare lo ZED all'interno della piramide.


All'interno del tubo di Crookes la luce viene diffusa tramite una serpentina luminosa che ritroviamo, guarda caso, anche nel bassorilievo di Dendera. Sappiamo che gli antichi Egizi chiamavano il serpente nato dal loto con il nome “SEREF”, che significa “illuminare”, solo un caso?
Forse il mito del serpente nato dal fiore di loto può essere ricondotto in senso figurato alla luce che nasce da una lampadina.

Ma quindi gli egizi avevano veramente scoperto l’uso della corrente elettrica 4000 anni prima di Benjamin Franklin? Su questo sono stati fatti molti studi e scoperte; Si sa che il fenomeno dell’elettricità fu studiato anche dagli antichi greci e dai babilonesi, e che quindi questi antichi popoli erano per lo meno a conoscenza della possibilità di sfruttare questo elemento naturale. Se ci siano veramente riusciti resta ancora un mistero o una semplice ipotesi, ma come tutti sappiamo che il grande antico popolo egizio fu capace di creare cose sorprendenti.

Fonte :
http://www.misteridelmondo.com/articolo-30-lampade_di_dendera


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lunedì 12 novembre 2012

Scoperto Nuovo Dinosauro In Canada


Un team di scienziati canadesi hanno scoperto una nuova specie di dinosauro cornuto (ceratopsian) ad Alberta in Canada.

Lo Xenoceratops foremostensis è stato identificato dai fossili raccolti nel 1958. Oltre 6 metri di lunghezza e dal peso superiore a 2 tonnellate, rappresenta il più antico e grande dinosauro cornuto conosciuto del Canada.

La ricerca è stata pubblicata nel numero di ottobre del 2012 sul Canadian Journal of Earth Sciences.
"A partire da 80 milioni anni fa, i dinosauri cornuti di corporatura grossa in Nord America hanno subito un esplosione evolutiva", ha detto l'autore Dott. Michael Ryan, curatore di paleontologia dei vertebrati presso il Cleveland Museum of Natural History. "Lo Xenoceratops ci mostra che anche i ceratopsids geologicamente più antichi hanno avuto picchi enormi sui loro scudi della testa e che la loro ornamentazione cranica sarebbe diventata più elaborata mentre le nuove specie si evolvevano".

Lo Xenoceratops (Xeno + ceratops) significa "strano dalla faccia cornuta", riferendosi al modello strano di corna sulla testa e dalla scarsità di fossili pervenuta.
E' chiamato anche così in onore del Villaggio di Primo, che si trova vicino a dove il dinosauro è stato scoperto.

Lo Xenoceratops aveva un becco a pappagallo con due corna sulla lunga fronte posta sopra gli occhi. Un grande collare sporgeva dalla parte posteriore del suo cranio con due enormi picchi.
"Lo Xenoceratops fornisce nuove informazioni sulla prima evoluzione dei ceratopsids, il gruppo di dinosauri cornuti di corporatura grossa che includeva anche il celebre Triceratops", ha detto il co-autore Dr. David Evans, del Royal Ontario Museum e dell'Università di Toronto. "La documentazione fossile di ceratopsids rimane scarsa e questa scoperta fornisce ulteriore materiale per conoscere l'origine di questo gruppo eterogeneo."

Il nuovo dinosauro è descritto da frammenti di cranio di almeno tre individui raccolti dal Dr. Langston Wann Jr. nel 1950, ed è attualmente ospitato nel Canadian Museum of Nature di Ottawa, Canada. Ryan e Evans si sono imbattuti nel materiale senza nomenclatura più di un decennio fa e riconobbero le ossa come un nuovo tipo di dinosauro cornuto.

Evans ha poi scoperto un intonaco vecchio di oltre 50 anni nel Canadian Museum of Nature contenente le ossa del cranio, dalla stessa località di fossili e li aveva preparati nel suo laboratorio presso il Royal Ontario Museum.
Questo dinosauro è solo l'ultimo di una serie di nuove scoperte in corso da parte di Ryan e Evans come parte del loro progetto Dinosaur sud Alberta, che è stato progettato per colmare le lacune nella nostra conoscenza del tardo Cretaceo dei dinosauri e per studiarne la loro evoluzione.

Questo progetto si concentra sulla paleontologia di alcuni dei più antichi dinosauri di Alberta, che sono stati meno intensamente studiati di quelli dei celebri calanchi del Dinosaur Provincial Park e Drumheller.

"La scoperta di una specie precedentemente sconosciuta ci spinge ad avere accesso alle collezioni scientifiche," dice il co-autore Kieran Pastore, curatore di Paleobiologia per il Canadian Museum of Nature, che contiene il campione.
"Le collezioni sono una fonte non sfruttata di nuovo materiale di studio capaci di offrire la possibilità di molte nuove scoperte."

Lo Xenoceratops è stato identificato da un team composto dai paleontologi Dr. Michael J. Ryan, curatore di paleontologia dei vertebrati presso il Cleveland Museum of Natural History, e dal il dott. David Evans, curatore, di paleontologia dei vertebrati del Dipartimento di Storia Naturale presso il Royal Ontario Museum, come così come Kieran Pastore, curatore di Paleobiologia per il Canadian Museum of Nature.

A Cura Di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2012/11/121108074008.htm

mercoledì 3 ottobre 2012

Un'Altra Piramide Pre-Diluviana?


Ovunque si scavi, sembrano affiorare piramidi. Questa volta il celebre edificio ciclopico sembra essere stato scoperto a Gunung Padang, Cianjur, West Java, sotto quella che sembra non essere una montagna naturale, ma opera di una civiltà sconosciuta risalente ad oltre 12.000 anni fa.

Gunung Padang è un sito megalitico che si trova nel villaggio di Karyamukti, nella reggenza di Cianjur, West Java di Indonesia , 50 km a sud-oves t della città di Cianjur o 6 chilometri dalla stazione Lampegan, ed è il più grande sito megalitico nel sud-est asiatico.
La piramide sarebbe situata a circa 885 metri sul livello del mare e il sito si estende su una collina che presenta una serie di terrazze delimitate da muri di pietra a cui si accede per passi successivi dopo circa 400 gradini.

La gente del posto considera il luogo come sacro e ritengono che il sito risalga al tempo del re Siliwangi e fu il tentativo di costruire un palazzo in una notte.

Una seria indagine è stata condotta nel 2012 dalla quale sono emerse molte novità.
Il sito è risalente a 6500 anni, dato desunto dalla datazione radiometrica al carbonio, ma dai 3 o 4 metri sotto la superficie agli 8 ai 10 metri risale a 12.500 anni fa.
Sulla base di dati geoelettrici, georadar e geomagnetici almeno fino a 15 metri sotto la superficie ci sono grandi camere.
Il lato sud presenta 5 terrazze di pietra, il lato est dispone di 100 terrazze in pietra con larghezza e altezza 2×2 metri, nel lato ovest ci sono anche terrazze in pietra, ma è ancora coperto dalla terra e vegetazione, nella parte nord, oltre ad una scala di 1,5 metri di larghezza ci sono anche terrazze.
L’area del sito è di circa 25 ettari.
La costruzione della parete di terrazze è simile al Machu Pichu in Perù.

L’immagine radar mostra che la montagna nasconde enclavi di roccia che assomigliano a santuari. Se questa ipotesi è corretta, allora l’edificio che è stato dimenticato per migliaia di anni sarà considerato alla stregua delle piramidi in Egitto.
Il mistero del sito di Monte Padang.

L’età della “piramide” potrebbe risalire dal 4,700 ai 10,900 aC, rispetto all’età delle piramidi di Giza in Egitto, che sono solo del 2.500 aC.
I geologi continuano ad essere scettici circa la scoperta della “piramide” ritenendola di origine naturale. A loro avviso è troppo presto per giungere a queste conclusioni.

Si è cominciato a parlare di Gunung Padang dopo un sisma avvenuto a circa quattro miglia a nord del sito. Il team che fece le prime scoperte era formato da personale speciale del Presidente per l’assistenza sociale e Catastrofe naturale Arief Andi.

La polemica esplose dopo che Andy ha annunciato all’inizio dello scorso anno che ci fosse una specie di piramide a Padang Gunung. “E’ chiaro che il sito nasconde delle cavità”, ha detto Andi. “A prima vista, non sembra una montagna, ma qualcosa di artificiale.”
Il suo sospetto che fosse un manufatto è sorto guardando la forma della montagna che è quasi come un triangolo, visto dal nord.
Andi Arief dice che il lavoro del suo team di Padang Gunung è quasi finito. Ma per arrivare a delle conclusioni occorrerà attendere l’esito degli scavi in loco, che saranno molto costosi e si protrarranno nel tempo’,” ha affermato.

Siamo forse in procinto di riscrivere parte della storia dell'umanità. alla luce delle nuove scoperte che in ogni parte del mondo vengono effettuate?




A Cura Di Arthur McPaul adattato dalla fonte

Fonte:
http://www.express-news.it/scienza/misteri/la-misteriosa-piramide-di-gunung-padang-avrebbe-12-500-anni

domenica 2 settembre 2012

Uomini Giganti E Dinosauri? Un documento Dal Passato


In questo articolo scientifico del prof. Berney Neufeld
della Department of Biology
Middle East College
di Beirut, Lebanon venne affrontato l'affascinante ma improbabile ipotesi della convivenza tra dinosauri e esseri umani, con un documento ricco di prove le cui conclusioni appaioni per niente scontate e accademiche e alzarono un gran dibattito che dura ancora oggi. Questa riproposizione, tradotta e adattata in italiano, è un regalo per i lettori di Nemesis Project Research che credono nelle teorie del gigantismo umano e nell'archeologia alternativa. Buona Lettura!

Nel 1930, il Dr. Roland T. Bird, un paleontologo del Museo Americano di Storia Naturale di New York, era a caccia di fossili negli Stati Uniti sud-occidentali. Accadde verso la fine di una stagione piuttosto improduttiva, l'inverno si avvicinava, ed era tempo per lui di tornare al museo. Ma, a piedi da un negozio a Gallup, New Mexico, vide uno spettacolo che lo lasció "molto sorpreso", ovvero elle orme umane di oltre 15 pollici di lunghezza!. Le indagini rivelarono la presenza di orme di dinosauro e che entrambe le varietà di provenivano dalla regione del Glen Rose in Texas centrale.

Il Dott. Bird trovó in Texas impronte di dinosauri nel letto del fiume Paluxy, scoprendone molte altre e raccogliendo i reperti migliori negli spessi strati di calcare in cui erano state impresse. Queste, furono accuratamente numerate e trasportate a New York City e parte di questo materiale fu poi ricomposto ed è ora in mostra nella sala dei dinosauri del Museo Americano di Storia Naturale.

Negli anni successivi si susseguirono numerose storie di ritrovamenti di reperti umani giganti, associati con quelli di dinosauri del fiume Paluxy. Secondo la scala standard del tempo geologico, gli ultimi dinosauri vissero circa 60 milioni di anni prima della comparsa umana. Tracce di grandi mammiferi di qualsiasi tipo si trovano in associazione con le tracce dei dinosauri rappresentando un utile elemento di dati in continuo sviluppo per le teorie della storia della Terra.

Le voci persistenti sull'esistenza di reperti giganti simili all'uomo in varie collezioni dal Texas, hanno portato me ed alcuni dei miei colleghi alla decisione di fare un attento studio degli elementi di prova nell'Area del Paluxy River, a nord di Glen Rose, Somerville County, Texas. Il letto del fiume è stato esaminato per 1-2 miglia a monte ed a valle del Dinosaur State Park con alcuni affluenti attigui. Gran parte del lavoro è stato fatto nell'azienda McFall a due miglia dal monte dalla State Park.
Tutte le tracce dei dinosauri sono presenti in uno strato di calcare unico di 6-16 centimetri di spessore. Un esame di questo calcare ha mostrato che è ricco di fossili vegetali. Lo strato si trova sotto pochi centimetri d'argilla blu-grigio. Sopra l'argilla vi è un altro strato di calcare.

Il fiume trasporta una grande quantità di sedimenti e le orme sono state rapidamente riempite di fango. Spesso è stato necessario spazzare grandi aree di fondo del fiume sotto pochi centimetri d'acqua per rilevarne la presenza. La maggior parte delle orme erano poste sotto il livello dell'acqua ed é stato anche necessario costruire delle dighe intorno ad esse.



Figura 1



Figura 2



Figura 3



Figura 4

Figure 1-4
In queste foto appaiono una serie di orme di dinosauri, mammiferi e esseri umani.
Le orme sono state sezionate con una pietra diamantata per determinare se fossero reali o scolpite.
Se un'orma è stata fatta dalla pressione di un piede la compressione degli strati all'interno del fango deve essere conforme alla sezione trasversale.

Le orme rilevate dal fiume Paluxy in Texas sono state raccolte dall'Union Columbia College, Takoma Park, Maryland.
Il colore e la struttura delle foto 1, 3, e 4 appaiono identiche, mentre la 2 è una roccia di colore più chiaro e ha una grana più sottile rispetto alle altre.
I fori di alcune orme provengono da precedenti tentativi per determinare l'origine delle stesse. Il righello è di sei centimetri di lunghezza in ogni istanza.



Figura 5 -Allosaurous

La maggior parte delle orme dei dinosauri osservati rientrano in questa categoria. La loro caratteristica forma palmata le rende rilevabili anche quando molto corrose.
Una nuova via ricca di orme di questo tipo è stata parzialmente scoperta con campioni di 18-24 centimetri di lunghezza e 10 cm circa di profondità (Figura 6)>/b>.



Figura 6

Questa via di orme si trova dietro la fattoria McFall ad un paio di chilometri dsl monte di Dinosaur State Park. Le due tracce più distali sono state scavate sotto i sedimenti originali.
Ne sono state scoperte una gran quantità di questo tipo. Le orme sono di circa 18 centimetri di lunghezza e 5-8 cm di larghezza. Non sembra esserci alcun dubbio che alcune rappresentino il passaggio di un bipede. Tutti gli esempi attuali di impronte sono molto corrose ed i dettagli sono piuttosto indistinti. Tre di queste sono discusse in dettaglio di seguito.



Figura 7 - Questa trackway si trova nell'azienda McFall a mezzo miglio a monte dalle vie mostrate nella Figura 6.

Serie 1 (Figura 7):Situato sul lato a monte della fattoria McFall, queste orme sono sulla riva a sud del fiume a diversi metri al di sotto del fondo. Le impronte sono di 2-6 cm di profondità e la "trackway" è visibile per una decina di orme circa. Alla fine spariscono in quanto il basamento è stato eroso sotto di loro e si nascondevano sotto l'argine sovrastante. Questo strato finale è stato scavato per alcuni metri e sono state scoperte due orme aggiuntive interpretate da alcuni studiosi come orme di esseri umanoidi giganti diretti a monte. L'esame delle orme alla fine della valle (verso il bordo inferiore della (figura 7) rivela che molte di esse mostrano la presenza di un dinosauro tridattilo. Non è chiaro in che modo sia stata acquisita la loro forma allungata, ma è evidente che non possono essere di uomo o dinosauro.



Serie 2 - Figura 8:

Questa serie in figura 8, si trova all'estremità a valle della fattoria McFall ed è stata studiata, in passato, da numerosi team di archeologi.
Le orme sono poste sotto l'acqua ma molto superficiali, correndo parallelamente al fiume lungo la sponda nord. Sul lato a valle, si rivolgono verso il fiume e si perdono a causa dell'erosione. A quanto pare la stessa cosa si verifica a monte. Le piste sono profonde circa ½ -1 pollice. Il confronto di queste orme con quelle della Serie 1 ha portato alla conclusione che almeno due elementi sono orme molto corrose di dinosauri. Le estremità a monte di queste orme sembrano essere divise in un modello tipico tridattilo.

A valle, pochi metri da queste, vi è la via di orme a tridattilo discussa sopra (Figura 6). Esse sono in uno stato di conservazione ottimo. Sembrerebbe che se queste orme fossero state erose fino alla superficialità della pista nelle vicinanze, sarebbero molto poco profonde, come quelle della serie nelle vicinanze. Se si accetta che l'orma di una serie sia stata impressa da un dinosauro, si presume che l'intera serie sia stata fatta dalla stessa creatura.
Anche se è difficile dimostrare che queste orme altamente erose sono state impresse da rettili, è più difficile dimostrare in maniera convincente che rappresentano il passaggio di un ominide che indossava calzature con la suola morbida. Questa strato è coperto da impronte di dinosauri bipedi. Tranne che per quella con forma ominide rappresentata in questa serie, non vi è alcuna prova verificabile dell'esistenza di bipedi simili alle orme umane.
In assenza di altri dati, la possibilità più probabile è che queste tracce siano di origine rettiliana.



Serie 3 - Figura 9

Queste orme in figura 9, sono probabilmente le più famose di tipo umano del fiume Paluxy.
Si trovano nella zona dello State Park nello strato di calcare che si sovrappone allo strato con le orme di dinosauro. Questo è importante perché non sono state mai trovate orme di dinosauri in questo strato. Le orme sono indistinte e molto corrose. Vanno dai 12-15 cm di lunghezza e appena visibili sopra l'acqua.
Spesso, per contrastare le orme con la roccia circostante per scopi fotografici, sono stati dipinte con olio. A mio parere queste impronte non sono tutte orme ma rappresentano segni di erosione casuali sulla superficie della piastra di pietra calcarea. La superficie circostante è coperta da segni di erosione di qualsiasi forma. Ci hanno riferito di aver visualizzato le orme di praticamente qualsiasi specie di mammiferi su questa superficie. Queste orme umane sono state osservate da oltre un decennio dal Dr. Dexter Beary, presidente del Dipartimento di Biologia della Southwestern Union College, Keene, Texas. Egli dice che l'alluce sembra essere più distinto di quando fu osservato per la prima volta circa 15 anni fa (Figura 9).
La stampa illustrata nella Figura 9 è di gran lunga la migliore della serie. È solo con una grande immaginazione che si puô vedere l'orma di un bipede.

In Figura 9. le due depressioni scure nel centro della parte superiore sono talvolta interpretate come segni di punte.
Ci sono molte aree nel fondo del fiume, dove pezzi di roccia di grandi dimensioni (2-3 metri di diametro) sono state in passato rimosse, come hanno confermato anche i residenti. L'esame dei fori ha confermato questa ipotesi.



Figura 10 - Sezione trasversale attraverso una vera e propria orma di dinosauro. Lo strato più granulare appena sotto l'orma viene premuto conformemente alla sua forma


Un esempio piuttosto eroso di orma di dinosauro tridattilo è stato prelevato dal signor McFall che lo ha rimosso dal fiume Paluxy. Esso è stato sezionato e la compressione del substrato calcareo è chiaramente evidente . La piegatura degli strati di "fango" conformata alla forma dell'orma è esattamente ciò che avviene quando un piede calpesta un materiale morbido fangoso i cui strati più profondi rimangono indisturbati.

Il Dr. Don Jones della Columbia Union College, Takoma Park, Maryland, possiede un certo numero di orme la cui origine è segnalata dal fiume Paluxy. La collezione comprende un'orma destra e sinistra di essere umano, una coppia orme a tre dita di dinosauro e una di grande gatto. <.b>(figure 1, 3, 4)
.

Tutti questi, in blocchi separati, sembrano essere dello stesso tipo di calcare. Vi è anche una singola orma umana di qualità inferiore che è impressa in un calcare di colore e sostanza diversa da quella delle altre stampe (Figura 2). Una delle orme a tre dita dei dinosauri e di entrambi i tipi di stampe dell'uomo sono stati sezionati. In ogni caso gli strati di roccia terminano bruscamente a bordo della pista, indicando che non sono il risultato di un piede entrato nel fango morbido ma sono prodotti da intaglio (figure 11, 12).



Figura 11

Sezioni trasversali intagliate di orme di tipo umano che mostrano che gli strati non sono premuti sul bordo della pista (Figura 11). Sia questa orma e quella mostrata in figura 12 provengono dalla collezione della Columbia Union College. Il sezionamento è stato fatto dal Dr. Don Jones di tale istituzione.



Figura 12. Sezione trasversale attraverso un scolpito dinosauro-come traccia.

Clifford Burdick, un geologo di Tucson, in Arizona, è stato consultato per un'orma di tipo umano e una di tipo felino. Entrambe sono state sezionate e la prova è equivoca. Alcune sezioni forniscono un'indicazione di lieve intaglio, altre di conformazione. La difficoltà con queste orme è che sono in blocchi di calcare il cui schema è in strati screziati.
Gli anziani della zona del fiume Paluxy dicono che le orme sono state sia scavate che scolpite come una fonte di reddito durante gli anni della depressione. Entrambe queste collezioni potrebbero essere sculture di quel periodo.

Ci sono numerose testimonianze dal passato che sostengono la presenza delle orme. Sono stato in grado di individuare una di queste orme e la sensazione che, se esistono, devono essere sezionate, per determinare la loro validità. I calcari della zona studiata sono distintivi e devono essere identificati in base alla loro composizione e e fossili.


CONCLUSIONE
La regione del fiume Paluxy non fornisce una buona prova per la passata esistenza di uomini giganti. Né fornisce elementi che provano la co-esistenza di un tale uomo (o di altri mammiferi di grandi dimensioni) e i dinosauri giganti. Sembra probabile quindi che le teorie sulla orme di Giant-Man ebbero la loro origine con la scoperta di quelle allungate della serie 2.
Questo significa pertanto che il concetto di di uomo antidiluviano non è plausibile?
Tali reperti possono rappresentare una prova che gli uomini convissero con i dinosauri?.
"Ignorare tutte le prove, perché sono talvolta imprecise sarebbe come rifiutare di ascoltare le previsioni del tempo perché le previsioni a volte non riescono ad indovinare, ma accettare tutto a priori è altresì errato.
In ogni tipo di indagine, ma soprattutto quando si indaga sul lontano passato in cui i dati non sono più chiari e distinti, la cautela e l'approfondimento devono caratterizzare il lavoro svolto e le conclusioni non devono essere premature.

REAZIONI
Durante la prima parte della seconda guerra mondiale, alla Fondazione di Scienze Naturali di Los Angeles giunsero voci di presunte tracce umane giganti in associazione con le tracce di dinosauro lungo il fiume Paluxy, vicino a Glen Rose, Texas. Un comitato di cinque scienziati, me compreso, è stato nominato per indagare il ritrovamento.
Nel perseguire questa indagine, il signor Berry ci ha mostrato due orme di tipo umanoide, di circa 18 pollici di lunghezza e due orme a tre tre dita di dinosauri Allosaurous, che erano stati tagliati dalla formazione del calcare cretaceo vicino a Glen Rose, Texas.
Nel numero di maggio 1939 di Storia Naturale, Roland Bird citava la presenza di orme di tipo umano "perfette in ogni dettaglio." Altri paleontologi ritennero che solo la mano dell'uomo avrebbe potuto fare tali orme. Quando il dottor Bird si recó in Texas e vide queste orme associate a quelle dei dinosauri, fece marcia indietro affermando che "nessun uomo ha mai vissuto nell'era dei dinosauri".
Poiché il signor Adams di Glen Rose aveva scolpito due o tre tracce, che erano inferiori a quelle effettivamente tagliate dal letto del fiume, si concluse che tutte le orme di uomo erano stato scolpite e quindi erano dei falsi, pertanto, l'autenticità delle orme che furono vendute alla Columbia Union College, fu messa in discussione.

Una di queste fu sezionata per determinare se fosse vera o scolpita. Se il fango di calce in cui si formarono conteneva strisce scolorite dei diversi minerali come ferro, il peso di un animale avrebbe deformato la colorazione. Nel caso delle tracce di Berry, non erano presenti striature di ferro. Dal momento che il calcare era abbastanza omogeneo, alcuni hanno ritenuto che le orme fossero sculture. Tuttavia, ritengo che la prova negativa o mancanza di prove non debba essere usata per cercare di dimostrare il contrario.

Due volte ho esaminato la sezione di orme di uomo presso la Columbia Union College e dalle prove fisiche in pista si evince che esse sono autentiche e non scolpite. La prova ha a che fare con il metamorfismo. Ci sono molte fasi di metamorfismo, a seconda del calore o della pressione coinvolti. Dopo aver bagnato la sezione della pista, ho scoperto che il fenomeno metamorfico spiccava in netto rilievo. Il calcare normale è stato scolorito con il ferro in modo sufficiente per dare alla roccia un colore giallo cuoio. La pressione del piede sul fango/calce avrebbe iniziato un tipo metamorfismo di basso grado, provocando la cristallizzazione in calcite. Questo processo lascia dietro delle impurità chimiche, formando cristalli di calcite bianca. Questo fenomeno è stato osservato abbastanza prominentemente nella depressione fatta dal piede. Al di fuori della zona del piede il calcare mostra il suo tipico colore.
Ho un'orma di uomo da un canyon affluente a sud di Glen Rose, ed è simile alle orme di Berry. Quando la mia pista fu sezionata alla Loma Linda University, si presentarono gli stessi fenomeni di cristalli bianchi di calcite, anche se non così visibili come nel caso delle orme di Berry.

Il Dr. George Westcott, un anatomista a Ann Arbor, Michigan, mi ha mostrato diversi criteri che nella sua stima hanno inoltre stampato la mia pista come una vera e propria:

1)Colui che aveva tagliato la mia pista dal calcare doveva prima aver scolpito un cerchio di diametro più piccolo, allora ha deciso di aumentare la dimensione della lastra, presumibilmente per non rischiare di rompere l'orma.

2) Ho visto molte orme intagliate e tutte avevano i piedi piatti. Non ho mai visto una scultura in cui l'intagliatore ha dato vita a tutti questi problemi per creare un collo del piede alto.

3) I fanghi sono refluiti al livello superiore tra l'alluce e il dito accanto ad essa. Questa proiezione sarebbe più difficile da produrre per l'intagliatore. Quando il Dott. Mellor, un biologo presso l'Università dell'Arizona, ha ispezionato la mia orma dell'uomo, ha osservato che nessun segno di scalpello era visibile.

4) La superficie della mia pista è dotata di fori in cui dei piccoli ciottoli erano stati rimossi. Un tale foro era stato schiacciato dalla pressione del tallone e il fango era stato rotolato.

5)Le linee di ossido di limonite o ferro, apparentemente causato dalla pressione del piede, si presentò su tutta la superficie della pista.
Stanley Taylor del film Cristo Associazione spese molto tempo e denaro scavando lungo le rive del fiume. Egli scoprì le orme dei dinosauri e di uomo e in una era chiaramente mostrata il tallone e collo del piede, con il fango sfollato intorno al piede.
Taylor inoltre ha scavato una serie di orme bipedi con un bulldozer. In un caso, uno schema del piede nella roccia calcarea sottostante è rimasto lasciato segnato principalmente da calcite bianca cristallizzata. Questo non potrebbe essere scambiato per altro che un piede umano. Nel caso di orme appena scavate, la tonalità e il grido di "sculture" non era applicabile. La stringa di orme è stata fatta da un bipede e le cinque-sei partite di piedi stride con la dimensione della pista per indicare un uomo di forse dieci metri di altezza.

Nel corso degli anni, ho visto lungo il fiume Paluxy molte tracce simili all'uomo e serie di impronte bipedi, non ora visibili.
Forse stiamo perdendo troppo tempo su un caso così ben documentato, mentre potremmo inaugurare nuovi progetti.

di Clifford L. Burdick, Tucson, Arizona

© 1976
Tutti i contenuti sono copyright Geoscience Research Institute. Tutti i diritti riservati.

RINGRAZIAMENTI
Vorrei ringraziare l'aiuto datomi dai miei collaboratori del Dipartimento di Biologia all'Università di Loma Linda: il Drs. Arthur Chadwick e Brand Leonard, Walter Cox, uno studente laureato, il dott. Dexter Beary del Southwestern Union College, e il dott. Don Jones della Columbia Union College.
Ringrazio anche il Dott. Gwynne Neufeld per gli aiuti nella preparazione di questo manoscritto.

Traduzione e Adattamento A Cura Di Arthur McPaul

Fonte:
http://origins.swau.edu/papers/dinos/tracks/eng/index.html

mercoledì 2 marzo 2011

Brasile: misteriosa pietra intriga gli archeologi

Da oltre 40 anni, una pietra di circa 30 chili e di 35 centimetri di larghezza è esposta al secondo piano della Centrale Idroelettrica di Itauba, localizzata tra le città di Pinhal Grande e Estrela Velha. Fino ad ora, ha attirato poca attenzione da parte dei visitatori, più interessati a conoscere la struttura costruita per la produzione di energia.

Agli occhi di molti, le iscrizioni sul blocco di arenaria sono, nella migliore delle ipotesi, curiose. Per i ricercatori sul campo, tuttavia, può rappresentare, per l'intero Stato, un importante reperto archeologico.
Le iscrizioni presenti nella denominata "Pietra CEEE"(State ElectricityCompany / RS), in una prima analisi, avrebbero portato ad un risultato di 5.000 anni. Questo potrebbe, forse, essere un esempio di arte rupestre che si differenzia, tuttavia, dalle altre trovate a Rio Grande do Sul. Infatti le iscrizioni sono in rilievo e hanno una simmetria che attira attenzione.

L'assistente della Divisione dei Sistemi, Ademas Santos da Rosa, che è anche vissuto nei pressi del luogo dove la pietra fu trovata per merito dei lavoratori, ha dichiarato che : "abbiamo sempre trovato questo blocco curioso, ma non si è a conoscenza del patrimonio storico lasciato da esso", dice. Incuriosito, Ademar ha assicurato una immediata assistenza extra nella gestione della pietra. "Dobbiamo prendere in considerazione che potrebbe essere una chiave del nostro passato. Quindi, come figlio di questa terra mi sento molto orgoglioso".
Per il professore della University of the Campaign (URCAMP, Campus Alegrete), Taís Vargas Lima, dottore in Arte Rupestre, una serie di domande si pongono per questa pietra. "Una volta ricevuta l'immagine di questo blocco, ho contattato diversi esperti. E tutti sono stati unanimi nel dire, almeno per ora, che abbiamo in mano un elemento importante del passato. Tuttavia, non siamo in grado di determinare la sua origine".

"Abbiamo bisogno di effettuare delle analisi e, soprattutto, di applicare il metodo scientifico per ottenere le risposte che cerchiamo", sottolinea.
Taís afferma, inoltre, che la maggioranza delle iscrizioni rupestri sono in bassorilievo e non verso alto, come si osserva nella pietra. "Ha delle forme che provocano una simmetria", dichiara. Si tratta di insiemi in rilievo uniforme in pietra d'arenaria che potrebbe, forse, rappresentare un rudimentale conteggio del tempo.
Potrebbe anche rappresentare un emblema religioso itinerante tra le società, tra le varie altre forme di interpretazione. "Il fatto è che delle persone hanno rilasciato delle informazioni rispetto al nostro tempo. Pertanto, dobbiamo essere molto attenti a dare conclusioni affrettate. Ma è un fatto la rispettabile registrazione di questo risultato", spiega. La ricerca è solo nella fase iniziale. "Tuttavia, si può dire che è molto improbabile che sia qualcosa di naturale".



Fonte

sabato 25 settembre 2010

Risolto il mistero della costruzione della Grande Piramide?


Gli scienziati da tutto il mondo hanno cercato di capire come gli Egiziani abbiano eretto le loro gigantesche piramidi . Ora un architetto, ricercatore presso l'Università norvegese della scienza e della tecnologia (NTNU), dice di aver trovato la risposta a questo antico interrogativo, sinora irrisolto.
I ricercatori sono stati così preoccupati dal peso delle pietre che hanno teso a trascurare due importanti problemi: come hanno fatto gli egiziani a sapere esattamente dove posare i blocchi, estremamente pesanti? E come è stato in grado l'architetto principale di comunicare piani e progetti particolareggiati, di alta precisione, ad una forza lavoro di 10.000 uomini analfabeti?

Una struttura di sette milioni di tonnellate
Questi sono stati tra gli interrogativi che si è posto Ole J. Bryn , un architetto e professore associato presso la Facoltà di Architettura e Belle Arti della NTNU, quando si è dedicato all'esame della Grande Piramide di Khufu (Cheope) di Giza, che è composta di 2,3 milioni di blocchi di calcare, per un peso di circa 7 milioni di tonnellate. Con i suoi 146,6 metri di altezza, essa ha detenuto il record della struttura più alta mai costruita per quasi 4000 anni.

Bryn ha scoperto una cosa piuttosto semplice. Egli ritiene che gli egizi avessero inventato la griglia caratteristica di progettazione come si usa per un moderno edificio , separando il sistema di misurazione della struttura dalla forma dell’edificio stesso, e introducendo in tal modo la tolleranza, come viene chiamata oggi nelle professioni dell’ingegnere e dell’architetto.

La chiave è il punto di vertice
Bryn ha studiato gli schemi delle trenta più antiche piramidi egiziane, e ha scoperto un sistema di precisione che ha reso possibile agli Egizi l’identificazione precisa nello spazio della posizione dell’ultimo punto, il vertice più alto, con un grado impressionante di precisione. Dallo studio dello schema della piramide , è possibile predisporre la documentazione di un progetto in modo moderno, non solo per una, ma per tutte le piramidi di ogni dato periodo.

Basta che l’architetto conosca le dimensioni principali di una piramide, e può proiettare l'edificio come farebbe con un edificio moderno, ma seguendo i metodi costruttivi e le misure noti nell’antico Egitto, dice Bryn.
In un articolo scientifico pubblicato in maggio 2010 nel Nordic Journal of Architectural Research, Bryn discute aspetti che possono spiegare la costruzione di molte delle piramidi egiziane con l’uso della griglia di costruzione, e non tratta della costruzione fisica in se stessa, come punto di partenza per le sue analisi.

Una nuova mappa progettuale
Se i principi alla base dei disegni presentati da Bryn sono corretti, allora gli archeologi avranno a disposizione una nuova "mappa progettuale", che dimostra con chiarezza che le piramidi non sono un "mucchio di pietre pesanti, posto a formare strutture sconosciuto" ma, piuttosto, strutture incredibilmente precise.
I risultati ottenuti da Ole J. Bryn saranno presentati e spiegati nell’esposizione Il Punto di Vertice a Trondheim dal 13 settembre al 1 ottobre. La mostra è parte ufficiale del programma per celebrare il centenario (1910-2010) dell'Università norvegese di Scienza e Tecnologia.

L'autore:
Ole J. Bryn è un ex professionista, architetto, e occupa attualmente un posto di Professore Associato presso la Facoltà di Architettura e Belle Arti all'Università norvegese della scienza e della tecnologia (NTNU) di Trondheim, Norvegia.
Lo sviluppo delle teorie di Bryn sulle griglie geometriche usate nelle piramidi egiziane ha beneficiato della collaborazione del Dr. Michel Barsoum, Preside e Professore Distinto presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali e Ingegneria della Drexel University di Philadelphia.


Traduzione a cura del sito Liutprand (http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=339)

Link
"http://www.sciencedaily.com/releases/2010/09/100924084615.htm"




mercoledì 3 marzo 2010

Archeologia sconvolta: Göbekli Tepe


Ogni tanto accade. Accade che una scoperta archeologica possa mettere in crisi la linea temporale dell’evoluzione della civiltà nella storia antica. Sta accadendo ora, in Turchia, su alcune colline chiamate Göbekli Tepe vicino alla pianura di Harran, nei pressi del confine siriano. La scoperta riguarda un complesso di templi che risalirebbe addirittura ad migliaia di anni prima della Grande Piramide, intorno a 11.500 anni fa, 6000 anni prima che Stonhenge prendesse forma. E, soprendentemente, tra i 3000 ed i 1500 anni prima di Çatalhöyük, considerato uno degli insediamenti più antichi della storia.

Göbekli Tepe è un sito particolare, come particolare è la dedizione che l’archeologo tedesco Klaus Schmidt ha posto nel suo lavoro negli ultimi dodici anni. L’antica civiltà che ha costruito le rovine di Göbekli Tepe è stata definita “la Roma dell’ era Glaciale”, un complesso urbano popolato da cacciatori-raccoglitori dotati di una raffinata cultura religiosa, architettonica e sociale. Il sito fu inizialmente esaminato dall’ Università di Chicago e dall’ Università di Istanbul negli anni ‘60. Dopo la visita del sito, che fu soltanto un “mordi e fuggi” su quello che agli antropologi sembro un cimitero abbandonato risalente al Medioevo, nel 1994 arrivò Schmidt, convinto che in quel luogo ci fosse più che un vecchio cimitero. “Solo l’uomo può aver creato una collina come questa” sostenne Schmidt “E’ chiaro che questo è un sito enorme risalente all’Età della Pietra”. Si possono trovare terrazze, cerchi di pietra, pilastri alti sei metri a forma di “T” e monoliti. E come se non bastasse, i rilevamenti radar hanno mostrato come sotto il terreno si celino almeno altre 15 rovine monumentali.

Fino ad ora sono stati portati alla luce alcuni dei 50 pilastri del complesso, uno dei quali, secondo le datazioni, rappresenterebbe l’opera d’arte monumentale più antica del mondo. Su uno dei pilastri è possibile ammirare dei simboli astratti, anche se in realtà l’intero sito è ricoperto da bassorilievi e scultura di animali e piante. Cinghiali selvatici, manzi, leoni, volpi, leopardi, si può trovare di tutto a Göbekli Tepe. Ci sono anche raffigurazioni di esseri umani, scultura semi-umanoidi prive di volti.

La tesi di Schmidt è quella che la cooperazione tra cacciatori e la formazione di questo centro di culto siano nate per esigenze religiose. Il tempio ha costituito il fulcro della città, attorno ad esso è stato costruito tutto il resto. Non si tratta del “tradizionale” insediamento urbano di poche case, qui si parla di una città fatta e finita, con tempi, laboratori specializzati, case. Questa scoperta sta pian piano rivoluzionando il mondo dell’archeologia. Come afferma Ian Hodder, del programma archeologico della Stanford University “Molte persone pensano che questo possa cambiare tutto. Cambio completamente le carte in tavola. Tutte le nostre teorie erano sbagliate”.




Le teorie sulla “rivoluzione del Neolitico” hanno sempre sostenuto che tra 10 e 12 mila anni fa agricoltori ed allevatori hanno iniziato a creare villaggi, città, lavori specializzati, scrittura, e tutto ciò che sappiamo delle antiche civiltà. Ma uno dei punti salienti delle vecchie teorie è che sia nata prima la città, o dopo i luoghi di culto. Ora invece sembra che la religione si apparsa prima della vita civilizzata ed organizzata in centri urbani, anzi, che sia quasi stata il motore primario per la creazione di città. Il sito di Göbekli Tepe sembra anche dimostrare che in quella regione sia nata l’agricoltura, oltre che l’architettura domestica.

La mappatura genetica del grano sembra dimostrare che in questa zona siano stati, per la prima volta nella storia, coltivati cereali. Anche i primi maiali selvatici d’allevamento sembra si siano originati qui intorno a 10.000 anni fa. Su sito sono state scoperte oltre 100.000 ossa animali, macellati e cucinati sul posto. Tra gli animali sono state ritrovate gazzelle (circa il 60% del totale delle ossa finora esaminate), pecore, cinghiali e cervi rossi, assieme a dozzine di ossa di uccelli. Tutti questi animali erano selvatici, il che dimostrerebbe la natura di cacciatori della popolazione dell’area. Il problema della diffusione di questa scoperta è alquanto bizzarro: non sta nell’assenza di prove che possano dimostrare inequivocabilmente la sua età, come si potrebbe pensare. Il problema sta nella presenza di troppe prove.

“Il problema con questa scoperta” sostiene Schwartz della John Hopking University “è che è unica”. Non sono infatti stati ritrovati altri siti monumentali risalenti all’epoca di Göbekli Tepe, in nessuna parte del mondo. Si è sempre creduto infatti che in quel periodo l’uomo vivesse all’interno di caverne, dipingendole con scene di caccia, o costruendo al limite qualche rifugio in pietra grezza. Addirittura anche dopo il periodo in cui Göbekli Tepe era al suo massimo splendore, per i circa 1500 anni successivi, sembra ci siano pochissime evidenze di edifici anche solo paragonabili a quelli ritrovati nel sito turco. Le mura di Gerico, finora considerate la costruzione monumentale più antica della storia dell’ uomo, sono probabilmente nate più di un millennio dopo Göbekli Tepe.

Questa è una scoperta che potrebbe mettere in discussione la linea temporale sull’evoluzione della civiltà umana. Fino ad ora è stato portato alla luce solo il 5% del sito, ed i lavori procedono senza sosta, tant’è che sul posto sono presenti ben 3 differenti team di archeologi. Gli scavi a Göbekli Tepe procedono lentamente, dato il clima della regione: le temperature estive sono proibitive, durante l’inverno invece le piogge non consentono gli scavi, ed il periodo utile per l’attività archeologica è rappresentato da due mesi durante la primavera e due in autunno.


Fonti:
"http://www.archaeology.org/0811/abstracts/turkey.html"
"http://www.ditadifulmine.com/2010/02/gobekli-tepe-archeologia-sconvolta.html"
"http://centroufologicotaranto.wordpress.com/2010/03/03/gobekli-tepe-archeologia-sconvolta-storia-riscritta/"