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giovedì 23 settembre 2010

Marte: risolto il mistero della CO2?


Gli scienziati potrebbero aver risolto il mistero della scomparsa di ghiaccio di anidride carbonica sulla calotta polare settentrionale di Marte e la sua ricomparsa improvvisa, rivelando un ciclo dell'acqua molto attivo. Il dottor Bernard Schmitt e il signor Thomas Appéré hanno presentato il loro studio al Planetary Science Congress europeo a Roma.

I depositi di ghiaccio stagionali sono uno dei processi metereologici marziani più importanti che giocano un ruolo importante nel ciclo dell'acqua del pianeta.
Ogni anno marziano, durante l'inverno, al nord e al sud, una parte significativa della condensa atmosferica si deposita sotto forma di gelo e neve sulla superficie.
Questi depositi di ghiaccio stagionali che possono raggiungere anche un metro di spessore, sono principalmente composti da biossido di carbonio con quantità minori di acqua e polvere.
Durante la primavera, sublimano, diventando un'importante fonte di vapore acqueo, in particolare nell'emisfero nord del pianeta.

Il Dr. Schmitt e i colleghi e il Dr. Thomas Appéré Sylvain Doute del Laboratoire de Planétologie de Grenoble, in Francia, hanno analizzato i dati rilevati con lo strumento OMEGA a bordo di Mars Express, in due regioni del nord marziano.
Durante la prima fase della missione di Mars Express (ESA), è stata monitorita l'evoluzione dei depositi stagionali con le rilevazioni di albedo (riflettività) e con le variazioni di temperatura della superficie, quando i depositi di ghiaccio appaiono molto più chiari e sono più freddi rispetto al terreno circostante.

"Ma noi non potevano rilevare la loro esatta composizione e il modo in cui sono stati distribuiti sul pianeta. Le osservazioni nel vicino infrarosso, come ad esempio i dati di OMEGA, sono molto migliori per la rilevazione di forte presenza di acqua e anidride carbonica ghiacciate", dice il sig Appéré.

La prima regione marziana che gli scienziati hanno osservato si trova su Gemina Lingula, un altopiano del Nord, con una peculiare evoluzione dei depositi di ghiaccio di anidride carbonica.

"Durante la primavera, la presenza di ghiaccio scompare dai nostri dati, ma la temperatura superficiale è ancora abbastanza freddo per sostenere in abbondanza la CO2 allo stato ghiacciato.

"Siamo giunti alla conclusione che deve essere presente uno spesso strato di qualcos'altro, polvere e ghiaccio d'acqua.
Se fosse polvere nasconderebbe il ghiaccio d'acqua e la superficie del pianeta sarebbe diventata più scura. Non essendo accaduto nulla di tutto ciò siamo giunti alla conclusione che uno strato di ghiaccio d'acqua si nascondeva sotto quello di CO2.
Abbiamo dovuto aspettare fino a quando il clima fosse divenuto abbastanza caldo per far vaporizzare l'acqua e l'anidride carbonica per lasciare tracce anche nei nostri dati"
, spiega il dottor Schmitt.

Ma da dove proviene questo strato di ghiaccio d'acqua?
Poco dopo l'inizio della primavera, la radiazione solare che colpisce la superficie di Marte scalda a sufficienza la distesa di ghiaccio di CO2 sul livello superiore per indurlo a vaporizzare.
Ma il ghiaccio d'acqua ha temperature più elevate per sublimare, quindi uno strato a grana fine di ghiaccio d'acqua lentamente nasconde il ghiaccio di biossido di carbonio sotto di esso.
"Un livello di soli 2 decimi di millimetro di spessore è sufficiente a nascondere completamente la CO2 di ghiaccio. Anche l'acqua che è vaporizzata alle latitudini più calde, condensandosi e venendo intrappolata dalla CO2", dice il signor Appéré.

La seconda regione analizzata dal team si trova nella struttura a spirale della calotta Nord. Anche qui è stata osservata una situazione simile ma il ghiaccio di anidride carbonica riappare molto rapidamente dopo la sua scomparsa iniziale.

"Questo gioco non ha molto senso per noi. Non è abbastanza freddo per il condensamento del il CO2 né abbastanza caldo per la sublimazione del ghiaccio d'acqua" spiega il Dott. Schmitt.
"Siamo giunti alla conclusione che in qualche modo lo strato di ghiaccio d'acqua è stato rimosso. La topografia della calotta Nord permanente è adatta alla formazione di forti venti catabatico (in discesa) venti. Aymeric Spiga ha usato un modello dal Laboratoire de Dynamique Meteorologie du CNRS in cui sono stati simulati quei venti in discesa, confermando l'improvvisa riapparizioni di CO 2 di ghiaccio dove essi soffiano" dice Mr. Appéré.

Dr. Schmitt conclude: "Per decifrare i cicli dell'acqua presenti e passati su Marte e migliorare i nostri modelli meteorologici è necessario avere una buona comprensione della dinamica stagionale dei depositi di ghiaccio, come cambiano nello spazio e nel tempo. Siamo certi che i nostri risultati daranno un contributo significativo in questa direzione".

A cura di Arthur McPaul

Link:
"http://www.sciencedaily.com/releases/2010/09/100922124546.htm"






giovedì 25 marzo 2010

Opportunity scopre strano materiale su alcune rocce vicino ad un cratere


Il rover Opportunity ha passato sei settimane investigando e curiosando intorno al cratere “Concepciòn” prima di riprendere il suo lungo viaggio questo mese. Il cratere è di circa 10 metri in diametro. Raggi oscuri si estendono da esso, da come viene visto dall’orbita, ed è stato uno dei grandi punti di interesse scientifico nel programma del viaggio di Opportunity. Vicino a questo cratere, il rover ha trovato, però, una cosa che continua a sbalordire ed incuriosire gli scienziati e astronomi. Opportunity ha trovato alcune rocce con uno strano rivestimento sopra, che è diverso da qualsiasi altra cosa che abbiamo trovato prima, e che non si riesce a spiegare. (Immagine in alto: falsi colori della roccia "Chocolate Hills" Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornell University).

Le rocce eiettate fuori dalla zona del cratere Concepciòn sono le stesso tipologie di rocce tipiche di fondali di crateri, che Opportunity ha trovato in centinaia di altri siti da quando è atterrato su Marte nel 2004: soffici, ricchi di zolfo, scuri e con caratteristici piccoli fori, buchi e con piccole sfere che sembrano mirtilli su un muffin. In inglese chiamate blueberries, queste piccole sfere ricche di ferro, si sono ormai guadagnate l’appellativo “blueberries”, mirtilli.

(Immagine in cui si vedono i cosi detti "mirtilli" )

“Fu chiaro dalle immagini che Opportunity riprese quando si avvicinò al cratere Concepciòn, che c’era qualcosa di strano in molte delle rocce vicino al cratere" spiega Steve Squyres della Cornell University N.Y. che è il principal investigator per Opportunity ed il suo gemello Spirit. “C’è un materiale oscuro, grigiastro che riveste le facce delle rocce e riempie le fratture in mezzo ad esse. Almeno parte di esse è composta da mirtilli incollati tra di loro molto compatti e vicini. Non abbiamo mai visto niente di simile prima.” Opportunity ha usato i suoi strumenti sul braccio robotico per esaminare l’insolito materiale su una roccia chiamata ”Chocolate Hills”. In alcuni luoghi, lo strato di sfere compatte si trova in mezzo ad altri strati più sottili e lisci. “Sembra davvero un panino ai mirtilli,” dice Matt Golombek, un scienziato del JPL/NASA.

(Foto in colori reali della "Chocolate Hills")

Le analisi iniziali della composizione di questo rivestimento non mostra alcun ovvio composto chimico proveniente da qualsiasi roccia dallo spazio caduta su Marte per formare quel cratere, ma Golombek dice che questa non è una sorpresa. “L’impatto è cosi veloce, che gran parte del meteorite evapora. I sottili filamenti di roccia fusa furono gettati fuori, ma tipicamente la composizione della roccia fusa è la stessa del posto contro cui il meteorite ha picchiato, piuttosto che quella del meteorite stesso.”

 (Il cratere concepciòn visto dal satelite, con accanto il rover Opportunity)

“E’ possibile che quando si sciolse, questa roccia, la roccia arenaria si scioglie prima che si sciogliessero i mirtilli, lasciandoli cosi intatti come parte dello strato fuso” spiega Squyres. “In alternativa, sappiamo che questo tipo di roccia ha fratture e che l’arenaria si dissolve. Molto tempo prima, l’acqua passando attraverso queste fratture potrebbe aver dissolto l’arenaria liberando cosi i mirtilli che sono poi caduti nelle fratture per poi compattarsi. In questa ipotesi, l’impatto che ha creato il cratere non ha giocato un ruolo nella formazione di questo materiale, ma ha diviso le rocce lungo le fratture esponendo cosi il materiale interno facendocelo sembrare un rivestimento particolare.”





 (particolare di un altra roccia vicina)

Golombek spiega che ” Una delle considerazioni da fare è che stiamo guidando in queste regioni di Marte da ormai sei lunghi anni, come mai non abbiamo mai visto questo tipo di rocce? Sembra proprio che un legame con questo cratere ci debba essere, invece potrebbe anche essere soltanto una coincidenza.”
L’osservazione che le rocce gettate via dal cratere non si sono molto erose è prova che il cratere è giovane, idea confermata anche dalla presenza dei raggi. “Non siamo ancora pronti ad assegnarli un età precisa, ma è molto giovane. E’ sicuramente il cratere più giovane che abbiamo mai visto sia con Opportunity che probabilmente con Spirit.”spiega Squyres.

(Le rocce intorno al cratere Concepciòn)

Una domanda a cui invece la visita di Opportunity ha risposto è legata ai raggi scuri: ” Ci chiedevamo prima di arrivare a Concepciòn perchè i raggi erano scuri.” spiega Golombek. ” Abbiamo scoperto che i raggi sono aree con blocchi con arenaria chiara gettata fuori dal cratere. Sembrano scuri dall’orbita per via dell’ombra che questi blocchi proiettano quando queste foto vengono scattate nel pomeriggio.”
Dopo essere partiti da Concepciòn il 9 Marzo, Opportunity ha guidato per 614 metri sulla strada verso la sua destinazione a lungo termine : il Cratere Endeavour, che è circa 19 km in diametro e ancora ad una distanza di ben 12 km.

(La strada fatta finora da Opportunity, nel suo viaggio verso Endeavour)

Come ha detto Squyres: ” Siamo di nuovo in viaggio. Abbiamo un rover in salute, e abbiamo abbastanza energia per ancora tantissime guide. Vogliamo arrivare al cratere Endeavour con un rover sano. Siamo diretti li, e sulla strada ci fermiamo soltanto nel caso di osservazioni molto particolari, come per esempio lo era Concepciòn.
a cura di Adrian

lunedì 15 marzo 2010

Marte: Hirise altre foto interessanti


In inverno, come è possibile vedere nell'immagine in alto uno strato di ghiaccio di anidride carbonica (ghiaccio secco) copre le dune di sabbia del Polo Nord. In primavera la sublimazione del ghiaccio (passando direttamente dal ghiaccio a gas) provoca una serie di fenomeni molto particolari su Marte.


In questa seconda foto, sempre scattata dalla eccezionale camera Hirise del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA, delle strisce di sabbia scura basaltica, sono trasportate sotto lo strato di ghiaccio a forma a ventaglio in depositi sulla parte superiore del ghiaccio stagionale. La somiglianza nelle direzioni dei ventagli suggerisce che si sono formate nello stesso periodo, quando la direzione e velocità del vento è stata la stessa. Spesso si formano lungo il confine tra la duna e la superficie al di sotto le dune.

Inutile ricordare che alcuni personaggi, vedono in foto del genere, una ipotetica vegetazione come sulla Terra. Diffidiamo da queste illazioni. Si Marte non esiste vegetazione. Tuttavia, il fenomeno, fu notato anche dall'illustre Schiapparelli, che ipotizzò dei "canali" composti da veri e propri fiumi, che irrigavano durante l'estate marziana i campi. Allora però, la scarsissima risoluzione dei telescopi terrestri era una giustificazione più che accettabile per tali teorie. Oggi non esistono più dubbi e nessuna scusante per chi, cerca di fare falsa informazione, riproponendo queste stupidità.

Ma torniamo a parlare di Marte secondo i canoni di HiRise, con un'altra splendida foto:


Come gli altri vulcani a scudo importanti su Marte, Arsia Mons ha una caldera (grande cratere vulcanico), alla sua sommità. Una caldera si forma quando  il magma fuso viene rimosso dalla camera magmatica del vulcano, e il tetto collassa finendo nel vuoto. Nel caso di Arsia Mons, sono visibili i flussi di lava relativamente giovani che sovrastano l'orlo del nord-est della caldera.


Questa immagine di HiRISE mostra alcuni di questi flussi di lava. La lunga depressione ellittica è il cratere alla sommità di un piccolo scudo vulcanico che ha alimentato alcuni di questi flussi di lava. In alla risoluzione, si può vedere che anche queste lave più giovani sono coperte da uno spesso strato di polvere. I piccoli crateri oscuri sul bordo sud-ovest della immagine mostrano che la roccia sotto la polvere è scura, come se fosse lava.

(una foto del vulcano Arsia Mons)
Arsia Mons è il nome di un vulcano situato sulla superficie di Marte, nella regione equatoriale di Tharsis; è il più meridionale dei tre vulcani che costituiscono i Tharsis Montes. Poco più a nord si trova il Pavonis Mons, e più avanti nella stessa direzione si trova l'Ascraeus Mons. L'Olympus Mons, la montagna più elevata dell'intero sistema solare, è situato in direzione nord-ovest rispetto ad Arsia. 
La regione di Tharsis su Marte è una enorme zona montuosa di origine vulcanica situata presso l'equatore del pianeta, al confine occidentale della Valles Marineris.
Qui si trovano alcuni tra i più grandi vulcani del sistema solare, tra cui l'Olympus Mons. La regione presenta un vasto rigonfiamento che copre un'area di circa 30 milioni di chilometri quadrati e si eleva sulle regioni circostanti di circa 10 km. Nella regione sono presenti, oltre al già citato Olympus Mons, altre rilievi: Ascraeus Mons, Pavonis Mons ed Arsia Mons, che costituiscono i Tharsis Montes (Monti di Tharsis).

(legenda: 1, Olympus Mons - 2, Tharsis Tholus - 3, Ascraeus Mons - 4, Pavonis Mons - 5, Arsia Mons - 6, Valles Marineris)


fonti: http://it.wikipedia.org
http://hirise.lpl.arizona.edu/index.php

domenica 14 marzo 2010

Marte: un fiume che scorre?

 (Cerberus Fossae - particolare - NASA/JPL/University of Arizona)

Questa immagine in alto, che mostra una parte della Cerberus Fossae, sembra un fiume in lento scorrimento su Marte. Purtroppo non è cosi, ma si tratta invece di un lungo sistema di faglie estensionali che delimitano le valli vicine. La Cerberus Fossae era servita come canale per una grande eruzione vulcanica che fece defluire la lava nelle Athabasca Valles. La foto è in falsi colori ed esalta il materiale presente all'interno della frattura.

 (foto 1 - masso con scia di movimento)

I grandi massi che sono stati staccati dalle pareti sono visibili sul pavimento della Cerberus Fossae. Questa immagine in alto mostra un masso delle dimensioni di 6 metri (20 Piedi) che ha lasciato una traccia distinta, dopo essersi spostato in discesa.

(foto 2)

Anche se questa traccia è abbastanza chiara, le increspature all'interno della pista sono individuabili, indicandoci che il tempo è passato a causa dell'attività del vento che ha rimodellato il materiale minuto formando delle onde. Con un attento esame di questa osservazione (foto 2), si possono vedere molti massi, alcuni con tracce di movimento, alcuni con increspature e altri senza.
Infine abbiamo il terzo particolare della Cerberus Fossae, con delle striature del vento e dei crateri da impatto che sono visibili sulle pianure circostanti. L'immagine a falsi colori mostra un cratere da impatto di circa 33 metri di diametro. Il materiale sul fondo del cratere (in blu) è stato spostato dal vento fuori da esso e sparso in tutta la pianura. Le striature del vento in questa osservazione indicano che la direzione prevalente del vento va da est ad ovest. 

(foto 3)

OBSERVATION TOOLBOX
Acquisition date:11 January 2010 Local Mars time:2:49 PM
Latitude (centered):9.9 ° Longitude (East):158.3 °
Range to target site:278.7 km (174.2 miles)Original image scale range:27.9 cm/pixel
(with 1 x 1 binning) so objects ~84 cm across are resolved
Map projected scale:25 cm/pixel and north is upMap projection:EQUIRECTANGULAR
Emission angle:9.0 ° Phase angle:33.1 °
Solar incidence angle:42 °, with the Sun about 48 ° above the horizon Solar longitude:36.2 °, Northern Spring
For non-map projected products:
North azimuth:97 ° Sub-solar azimuth:16.2 °
F O R   M A P   P R O J E C T E D   P R O D U C T S
North azimuth:270°Sub solar azimuth190.7°
(Dati sulla foto principale)

(Locazione del sito con Google Mars)

Queste immagini sono state scattate dalla camera Hirise dell'orbiter della NASA Mars Orbiter Reconnaisance.

lunedì 8 marzo 2010

Mars Reconnaissance Orbiter: raccolti 100 terabit di dati


Il Mars Reconnaissance Orbiter della NASA, alla soglia dei quattro anni di permanenza attorno al Pianeta Rosso, ha inviato a terra la bellezza di 100 terabit di dati, vale a dire più di 35 ore di dati non compressi in alta definizione. Equivalgono anche a più di tre volte la quantità di dati provenienti da tutte le altre missioni nello spazio profondo, oltre l'orbita della Luna.

"La cosa più impressionante di tutti questi dati non è la quantità, ma la qualità, ha detto Rich Zurek del Mars Reconnaissance Orbiter Project Scientist, "The i dati provenienti dai sei strumenti dell'orbiter ci hanno dato una profonda consapevolezza della diversità degli ambienti su Marte e di come siano cambiati nel tempo ".
La sonda entrò in orbita attorno a Marte il 10 marzo 2006, dopo esser partita il 12 agosto 2005, dalla Florida. Ha portato a termine la fase primaria della missione nel 2008 e attualmente continua le indagini della superficie di Marte e dell'atmosfera.
La parabola di 3 metri (10 piedi) di diametro invia i dati fino a 6 megabit al secondo. I suoi strumenti scientifici sono tre telecamere, uno spettrometro per l'identificazione di minerali, un Penetrating Radar Terrestre e un analizzatore dell'atmosfera.

La capacità di inviare enormi volumi di dati permette a questi strumenti di visualizzare Marte a risoluzioni senza precedenti in altre missioni spaziali. La metà del pianeta è stato coperto fino a 6 metri (20 piedi) per pixel, e quasi l'1 per cento del pianeta è stata osservata a circa 30 centimetri (1 piede) per pixel, abbastanza per distinguere oggetti delle dimensioni di una scrivania. Il radar, fornito dall'Italia, ha guardato la superficie di campionamento circa la metà del pianeta in 6500 striscie.

Tra i risultati principali della missione figurano la dimistrazione che l'azione di acqua e in prossimità della superficie di Marte è avvenuta per centinaia di milioni di anni. Questa attività è stata sicuramente a livello regionale, anche se esiste la possibilità che l'acua era presente ovunque anche se in periodi relativamente più brevi. La sonda ha anche osservato che le traccie di una varietà di ambienti acquosi, alcuni acidi, alcuni alcalini, che aumentano la possibilità di vita passata.

Qui in basso vediamo alcune spettacolari immagini riprese da Hires, la camera d alta risoluzione montata sul MRO e relativi commenti:



Immagine in falsi colori, dei canali di una gola in un cratere negli altopiani meridionali di Marte, ripresa dalla High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) sul Mars Reconnaissance Orbiter. Gole di scogliere rocciose nei pressi bordo del cratere (in alto a sinistra) con canali che sembrano essere scolpiti dal defluire di acqua. A nord l'illuminazione è da sinistra, scala, 26 centimetri per pixel. Image: NASA / JPL / University of Arizona


Questa immagine mostra una porzione del sistema di canali di Athabasca Valles. Parte di una frammentata "isola" è visibile sulla destra, e formazioni a duna che si verificano sul pavimento del canale sulla sinistra. A risoluzione più elevata, è evidente un sottile strato di lava solidificata. Due crateri da impatto possono essere identificati con i brillanti raggi che li circondano. La maggior parte della regione è polverosa e quindi, abbastanza uniforme di colore. Tuttavia, i riflessi blu nei dati a falso colore di HiRISE delineano una scarpata troppo ripida per l'accumulo di polveri. Image: NASA / JPL / University of Arizona

 
Immagine di cratere invertito nella regione Arabia Terra di Marte (Credit: NASA / JPL-Caltech / University of Arizona)

Link: http://www.sciencedaily.com/releases/2010/03/100304184315.htm

Particolari di Marte in alta definizione

(Colorful Streaks (ESP_016136_1525) - Credit: NASA/JPL/University of Arizona)

Questa è un'immagine della buca centrale di un cratere da impatto nelle antiche Highlands. L'elevazione centrale nei crateri da impatto di grandi dimensioni, spesso crollano per formare crateri su Marte, ma sono ancora strutture elevate e spesso espongono un substrato profondo con diversi tipi di roccia che hanno una varietà di colori.


Nella sottoimmagine ingrandiza, vediamo strisce colorate, in cui la roccia è erosa, a discesa, modellata dal vento.

OBSERVATION TOOLBOX
Acquisition date:04 January 2010 Local Mars time:2:50 PM
Latitude (centered):-27.2 ° Longitude (East):185.8 °
Range to target site:257.8 km (161.1 miles)Original image scale range:25.8 cm/pixel
(with 1 x 1 binning) so objects ~77 cm across are resolved
Map projected scale:25 cm/pixel and north is upMap projection:EQUIRECTANGULAR
Emission angle:5.4 ° Phase angle:62.1 °
Solar incidence angle:58 °, with the Sun about 32 ° above the horizon Solar longitude:33.4 °, Northern Spring
For non-map projected products:
North azimuth:97 ° Sub-solar azimuth:44.4 °
F O R   M A P   P R O J E C T E D   P R O D U C T S
North azimuth:270°Sub solar azimuth218.5°

FOTO 2
(Candidate Landing Site in NE Syrtis Major (ESP_016219_1980) - Credit: NASA/JPL/University of Arizona)

Questa immagine si trova sul bordo orientale di un sito di atterraggio candidato nella parte nord-orientale della Syrtis Major, un enorme scudo vulcanico, vicino al bordo nord-occidentale di Isidis Planitia, un gigantesco bacino da impatto. Questa regione nella Early Noachian, ha oltre 4 miliardi di anni e contiene una varietà di minerali idrati. Questo potrebbe essere un luogo eccellente per esplorare Marte, quando l'ambiente potebbre essere stato favorevole per la vita.

Le Immagini HiRISE aiuteranno le interpretazioni geologiche e a determinare se questo posto è sufficientemente sicuro per l'atterraggio senza troppi massi o pendii ripidi. Se si dimostrerà sufficientemente sicuro, potrà essere considerato per lo sbarco di Mars Science Laboratory nel 2011 o nel 2018 per i rover delle future missioni ESA e NASA.

OBSERVATION TOOLBOX
Acquisition date:11 January 2010 Local Mars time: 2:56 PM
Latitude (centered):17.9 ° Longitude (East):77.3 °
Range to target site:317.7 km (198.6 miles)Original image scale range:31.8 cm/pixel
(with 1 x 1 binning) so objects ~95 cm across are resolved
Map projected scale:25 cm/pixel and north is upMap projection:EQUIRECTANGULAR
Emission angle:30.2 ° Phase angle:12.9 °
Solar incidence angle:42 °, with the Sun about 48 ° above the horizon Solar longitude:36.3 °, Northern Spring
For non-map projected products:
North azimuth:95 ° Sub-solar azimuth:7.7 °
F O R   M A P   P R O J E C T E D   P R O D U C T S
North azimuth:270°Sub solar azimuth182.1°

FOTO 3


(Monitoring of Polar Avalanche Region (ESP_016292_2640) - Credit: NASA/JPL/University of Arizona)

Questa immagine HiRISE mostra la scarpata che delimita il confine tra i depositi stratificati che coprono la regione del Polo Nord e il terreno circostante inferiore, che comprende le dune di sabbia.
La foto è stata ripresa nella primavera nell'emisfero settentrionale di Marte, dove c'è ancora abbastanza freddo e il biossido di carbonio bianco copre la maggior parte della zona. Nella primavera precedente (febbraio 2008), HiRISE catturato quattro valanghe in questa stessa posizione. Questa immagine non mostra valanghe attive, ma mostra molti depositi di valanghe. Il confronto di questa nuova immagine con quella del 2008 darà un'indicazione dell'attività di frane nell'ultimo anno marziano.

OBSERVATION TOOLBOX
Acquisition date:17 January 2010 Local Mars time: 2:42 PM
Latitude (centered):83.8 ° Longitude (East):235.3 °
Range to target site:350.4 km (219.0 miles)Original image scale range:35.1 cm/pixel
(with 1 x 1 binning) so objects ~105 cm across are resolved
Map projected scale:25 cm/pixelMap projection:POLAR STEREOGRAPHIC
Emission angle:26.6 ° Phase angle:52.9 °
Solar incidence angle:70 °, with the Sun about 20 ° above the horizon Solar longitude:38.9 °, Northern Spring
For non-map projected products:
North azimuth:95 ° Sub-solar azimuth:312.8 °
F O R   M A P   P R O J E C T E D   P R O D U C T S
North azimuth:34.76°Sub solar azimuth256.5°

domenica 7 marzo 2010

Calanchi craterici in Terra Sirenum


 Questa nuova osservazione di Hirise mostra una porzione di un cratere senza nome, che si trova all'interno del grande cratere Newton, in Terra Sirenum. Questo cratere senza nome è di circa 7 km di diametro (più di 4 miglia) e circa 700 metri (760 metri) di profondità. Numerosi sistemi di burroni sono visibili a est e a sud dalle pareti del cratere e le loro caratteristiche sono sorprendentemente diversi.


La sottoimmagine si estende su una superficie di circa 610 x 740 metri (670 x 800 metri). È in discesa verso la parte inferiore, è a nord, l'illuminazione è da nord-ovest. Raffigura gole scavate nella parete di fronte a sud-ovest del cratere.

Queste depressioni sono estremamente rettilinee, mancano gli affluenti a non sembrano avere depositi terminali e terminano piuttosto bruscamente, alcuni di loro in una spatola. Le loro caratteristiche contrastano nettamente con quelle dei sistemi di gola in questo stesso cratere, che sono sinuose, sono numerosi affluenti, e mostrano depositi distinti.



HiRISE sta per svelare la grande diversità di Marte, grazie alla sua alta risoluzione stereo, e dei colori. I diversi tipi di burroni osservati potrebbe essere stati prodotti da meccanismi diversi. L'ipotesi principale al momento per spiegare l'origine dei calanchi è l'erosione da gocciolamento o l'eruzione di acqua da una falda acquifera del sottosuolo, lo scioglimento dei ghiacci a terra, della neve e di frane. 

DATI IMMAGINE

Acquisition date:06 December 2006 Local Mars time: 3:40 PM
Latitude (centered):-40.8 ° Longitude (East):200.2 °
Range to target site:256.4 km (160.3 miles)Original image scale range:51.3 cm/pixel
(with 2 x 2 binning) so objects ~154 cm across are resolved
Map projected scale:50 cm/pixel and north is upMap projection:EQUIRECTANGULAR
Emission angle:9.0 ° Phase angle:81.6 °
Solar incidence angle:74 °, with the Sun about 16 ° above the horizon Solar longitude:146.3 °, Northern Summer
For non-map projected products:
North azimuth:96 ° Sub-solar azimuth:39.8 °
F O R   M A P   P R O J E C T E D   P R O D U C T S
North azimuth:270°Sub solar azimuth213.9°

La superficie di Marte è modellata dai venti.


PASADENA, California.
Nuovi studi sulle increspature e sulle dune modellate dal vento su Marte testimoniano la variabilità del pianeta. E' stato infatti identificato un luogo in cui sono attivamente migrate e un altro in cui le onde sono stazionarie da 100.000 anni o più. I modelli di dune e delle onde più piccole presenti in alcune delle formazioni più grandi sono state fotografate dalle telecamere orbitanti intorno a Marte. Le indagini in corso risalgono a più di un decennio.

Due relazioni presentate al 41 Lunar and Planetary Sciences Conference di Houston, mettono in chiaro che dipende da dove si guarda. Entrambe le relazioni utilizzano le immagini dalla High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) del Mars Reconnaissance Orbiter, che permette l'esame di caratteristiche più piccole di un metro.

Una relazione di Simone Silvestro della International Research School of Planetary Sciences in Italia e di G. d'Annunzio University e dei suoi collaboratori, ha studiato la migrazione delle increspature e altre caratteristiche sulle dune scure nella zona Nili Patera dell'emisfero settentrionale di Marte. Hanno confrontato un'immagine presa il 13 ottobre 2007, con un'altra delle dune stesse adottate il 30 giugno 2007. La maggior parte di esse, nell'area di studio sono centinaia di metri di lunghezza con le creste delle onde approssimativamente parallele e distanziate a pochi metri di distanza.


Un attento confronto tra le immagini ha rivelato i luoghi in cui le increspature sulla superficie delle dune sono emigrate di circa 2 metri (7 piedi), il movimento più grande mai misurato in una increspatura o duna di Marte. I ricercatori hanno anche visto cambiamenti nella forma delle dune e dei bordi e strisce delle dune. "Le dune scure in questa zona di Marte sono connesse alle condizioni atmosferiche," ha detto Silvestro. "E 'eccitante avere tali immagini ad alta risoluzione per il confronto, in quanto mostrano Marte come un mondo attivo".

L'altra relazione di Matthew Golombek del NASA's Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California, e collaboratori hanno verificato se le increspature si sono spostate nella zona dell'emisfero meridionale di Marte 'Meridiani Planum" dove il Mars Exploration Rover Opportunity ha lavorato dal 2004. Hanno usato le osservazioni da Opportunity e da HiRISE, un rilevamento di un'area di circa 23 chilometri quadrati (9 miglia quadrate). L'esame delle increspature lungo i bordi dei crateri è in grado di dimostrare se le onde erano in movimento prima che cratere è stato scavato o spostato dopo la sua formazione


"Le imaggini di HiRISE sono così buone, che possiamo stabilire la fascia di età della migrazioni più recenti delle increspature in questo settore per più di 100.000 anni e probabilmente meno di 300.000 anni fa." ha detto Silvestro. I venti stanno ancora soffiando sabbia e polvere. L'Oppportunity ha ripreso i cambiamenti sulle orme della sua ruota, osservate alcuni mesi dopo.

Golombek ha una ipotesi per spiegare come mai le onde ai Meridiani sono statiche, malgrado i venti, mentre quelli altrove sembrano essere attivamente in movimento. Opportunity ha visto che le onde lunghe della regione sono coperte da ciottoli resistenti all'erosione, soprannominati "mirtilli", che il rover aveva osservato su rocce più morbide accanto al sito di atterraggio. Queste sferule, la maggior parte da 1 a 3 millimetri (0,04-0,12 pollici) di diametro, potrebbero essere troppo grandi per muoversi con il vento. "I mirtilli sembrano formare uno strato di armatura che protegge i più piccoli grani di sabbia sotto di loro dal vento", ha detto.


Il principale ricercatore di HiRISE, Alfred McEwen, della University of Arizona, Tucson, ha detto, "Più guardiamo Marte a livelli di dettaglio alti, più possiamo apprezzare quanto il pianeta differisca da un luogo all'altro".

adattamento a cura di Arthur McPaul

Link: http://www.nasa.gov/mission_pages/MRO/news/mro20100304.html

Marte: clamoroso, i canali di Marte creati dalla lava e non dall'acqua


"Per capire se la vita, come noi la conosciamo, sia mai esistita su Marte, abbiamo bisogno di capire dove c'è o c'era l'acqua" dice Bleacher. I geologi ritengono che attualmente l'acqua sulla superficie di Marte è nascosta nel sottosuolo o assume la forma di ghiaccio ai poli. Alcuni ricercatori sostengono che l'acqua scorreva sulla superficie, aumentando la possibilità di una qualche forma di vita presente o passata.

Una delle linee di sostegno per l'idea che l'acqua scorreva su Marte proviene dalle immagini che rivelano dettagli simili all'erosione del suolo da acqua: i terrazzamenti di muri dei canali, la formazione di piccole isole in un canale, canali sospesi o intrecciati che si diramano e si ricollegano al fiume principale. "Questi segni potrebbero essere la chiara evidenza di erosione fluviale su Marte", Bleacher dice.  La lava non è generalmente in grado di formare tali caratteristiche così finemente lavorate. 

Bleacher e i suoi colleghi hanno effettuato un attento studio di un singolo canale sul versante sud-ovest del vulcano Marte Ascraeus Mons, uno dei tre vulcani chiamati  Montes Tharsis. La squadra di ricerca ha messo insieme le immagini ad alta risoluzione del  Thermal Emission Imaging System (THEMIS), del Context Imager (CTX), dell'High/Super Resolution Stereo Color (HRSC) e i dati in precedenza dal Mars Orbiter Laser Altimeter (Mola) che coprono più di 270 km (~ 168 miglia) di questo canale.  Questi dati a disposizione hanno dato una visione molto più dettagliata della superficie rispetto al passato.

Poiché l'origne del fluido che ha formato questo e altri canali dell'Ascraeus Mons è stata difficile da dedurre, gli indizi visivi alla fonte del canale sembrano indicare che sia stata l'acqua. Questi indizi sono piccole isole, i canali secondari che si diramano e si ricongiungono con quello principale e le erosioni interne delle curve dei canali.

Nella parte finale del canale è stata osservata una porzione mai vista prima, in cui Bleacher e colleghi hanno trovato un crinale che sembra avere flussi di lava che esce da esso. In alcune zone, "il canale è in realtà coperto, come se si trattasse di un tubo di lava, e allineate lungo questo, vediamo diverse bocche senza radici", o aperture in cui la lava è costretta ad uscire dal tubo e crea piccole strutture, spiega . Questi tipi di caratteristiche non fanno pensare a canali scolpiti dall'acqua, egli osserva. Bleacher sostiene che, avendo una delle estremità del canale formata dall'acqua e l'altra dalla lava, si ottiene una combinazione "esotica". Più probabilmente quindi tutto il canale è stato formata dalla lava.

Per scoprire quale tipo di lava sia in grado di produrre questi canali, Bleacher, con W. Brent Garry e Jim Zimbelman presso la Smithsonian Institution di Washington, hanno esaminato i 51km (~ 32 miglia) di un flusso di lava dell'eruzione del 1859 sul Mauna Loa Big Island delle Hawaii. Il loro obiettivo principale era un'isola di quasi un chilometro di lunghezza nel mezzo del canale; Bleacher dice che questa è molto più grande delle isole individuate all'interno dei flussi di lava marziani. Dall'indagine sull'isola, il team ha utilizzato un GPS differenziale, che fornisce informazioni relative alla localizzazione da 3 a 5 centimetri (da 1.1 a 1.9 pollici), piuttosto che dai 3 ai 5 metri (9,8-16,4 piedi) del GPS di una autovettura offre.

"Abbiamo trovato le pareti a terrazze all'interno di questi canali, che escono e scompaiono e i canali che lo tagliano tornano in quello principale con pareti verticali di 9 metri (~ 29 piedi)," Bleacher dice. "Quindi quello che vediamo è formato solo da lava che scorre e abbiamo trovato la maggior parte delle caratteristiche nei canali su Marte, che si ritenevano formati da acqua".

I nuovi dati forniscono "un caso di forte lava fluida in grado di produrre i canali che somigliano molto a quelli generati dall'acqua", spiega Zimbelman. "Quindi, non dobbiamo pensare all'acqua quando vediamo questi canali su altri pianeti, in particolare sui terreni vulcanici, come quelli dei Tharsis Montes".  Un'ulteriore prova che tali caratteristiche potrebbero essere state create da flussi di lava viene dall'esame di una immagine dettagliata dei canali dal Mare Imbrium, una macchia scura sulla luna, che è in realtà un grande cratere pieno di roccia lavica antichissima. In questa immagine, i ricercatori hanno trovato canali con pareti a terrazze e la ramificazione dei canali secondari come su Marte.

 (immagine dettagliati dei canali dal Mare Imbrium sulla Luna)

In conclusione, la lava dei canali su Marte "non solo ha implicazioni per l'evoluzione geologica del Mons Ascraeus, ma anche dell'intera Tharsis Bulge [regione vulcanica]", dice Andy de Wet, co-autore a Franklin & Marshall College, Lancaster, Penn. "Ciò può essere anche una certa incidenza per il presunto coinvolgimento diffuso delle acque nell'evoluzione geologica di Marte".

Bleacher osserva che le conclusioni del team non escludono la possibilità  chescorreva acqua su Marte, né l'esistenza di altri canali scolpiti dall'acqua. "Ma una cosa che ho imparato a non sottovalutare è il flusso di lava liquida, in quanto e' veramente in grado di modellare il territorio come avrebbe potuto fare l'acqua."


traduzione a cura di Arthur McPaul