venerdì 2 luglio 2010

La vita extraterrestre, dove e come?



Ennio Poretti, ricercatore dell’INAF- Osservatorio di Brera, impegnato nella preparazione della missione PLATO e interessato alle tematiche dell’astrobiologia, risponde ad alcune domande chiave sulla vita extraterreatre. Ecco quello che sostanzialmente pensa la scienza ufficiale in merito:

Che cos’è la fascia di abitabilità?
È quella fascia di mezzo attorno a una stella nella quale un pianeta può avere acqua allo stato liquido sulla superficie. Se il pianeta è troppo vicino, le temperature sono troppo elevate e l’acqua evaporerebbe, se è troppo lontano l’acqua ghiaccerebbe. La distanza e l’ampiezza della fascia di abitabilità variano da stella a stella. Una stella con temperatura superficiale fredda ha una fascia di abitabilità ravvicinata a sé rispetto a una stella più calda.
(Vorrei aggiungere che alcune situazioni particolari capaci di ricreare una fascia di abitabilità, potrebbero ricrearsi anche attorno a giganti gassosi o nane brune rendendo abitabili le loro lune.ndr)

Quali pianeti possono orbitare nella fascia di abitabilità?
I circa 500 pianeti extrasolari scoperti finora ci hanno mostrato una grande variabilità di condizioni orbitali e fisiche. Ci possiamo aspettare pianeti gassosi nella fascia di abitabilità ma si tratta di pianeti inospitali per la vita. (Come accennato in alto, attorno a questi giganti gassosi, per lo più "gioviani caldi", potrebbero esistere teoricamente delle lune, abbastanza grandi, con una loro atmosfera e condizioni idonee allo sviluppo della vita, ndr).

Quali sono le condizioni perché si sviluppi la vita?
Possiamo basarci su quanto vediamo sulla Terra e sugli esperimenti che realizziamo in laboratorio. Oltre all’acqua liquida, c’è bisogno di un’atmosfera che filtri le radiazioni ma lasci passare abbastanza energia. Servono vaste zone di terraferma, forse anche un asse di rotazione abbastanza inclinato per permettere il ciclo delle stagioni… E poi un lungo periodo di tempo senza catastrofi naturali sul pianeta o esplosioni di supernovae nelle vicinanze o asteroidi che entrino in collisione. La vita ha bisogno inizialmente di tempo e tranquillità per svilupparsi.

Secondo recenti ricerche su Titano o Europa potrebbe essersi sviluppata la vita. Com’è possibile, se orbitano fuori della fascia di abitabilità?
Alcuni satelliti possono avere degli ecosistemi molto particolari, condizioni estreme nelle quali però particolari batteri sono in grado di sopravvivere. In particolare, si pensa che Europa abbia un mantello di silicati a contatto con acqua intrappolata sotto la superficie. Questa struttura è simile a quella terrestre e proprio nelle zone del nostro pianeta dove sono conservate zone fossili abbiamo trovato segni dell’antica presenza di batteri. Le condizioni fisiche dei satelliti dei grandi pianeti non fanno però pensare che questi ecosistemi possano evolvere in forme di vita più complesse.

Quali sono gli strumenti con cui gli scienziati vanno a caccia di altri pianeti extrasolari simili al nostro?
Essenzialmente, le tecniche sono due. Da Terra si possono fare osservazioni molto precise della velocità radiale delle stelle più vicine e simili al Sole. In presenza di un sistema planetario, le velocità radiali variano nel tempo a causa del moto gravitazionale del sistema stella-pianeti. Successive analisi possono arrivare a determinare la massa. Con questa tecnica lo spettrografo HARPS ha scoperto un trio di pianeti aventi 4.2, 6.7 e 9.4 masse terrestri. Dallo spazio invece si cercano le diminuzioni di luminosità provocate dal transito del pianeta sul disco del suo sole. In questo modo il satellite CoRoT ha scoperto un pianeta di 11 masse terrestri in orbita circolare
attorno a una stella simile alla nostra, ma non nella fascia di abitabilità. È talmente vicino che orbita in 20 ore! Un altro pianeta di 6.5 masse terrestri scoperto da Terra ha un periodo molto rapido, un giorno e mezzo, e si trova in uno stadio intermedio fra i giganti gassosi e i pianeti rocciosi. In effetti è relativamente semplice scoprire pianeti molto vicini alle stelle perché i periodi orbitali sono brevi. Quelli a più lungo periodo, e quindi nella fascia d’abitabilità, richiedono osservazione più lunghi e strumenti più precisi.

Se trovassimo un pianeta nella fascia di abitabilità, come potremmo sapere se si tratta di un pianeta come la Terra oppure di un gemello di Marte o di Venere?
La sola possibilità è studiare la luce che proviene dal pianeta stesso, non gli effetti che esso provoca sulla stella vicina (variazioni di velocità radiale o di luminosità). Coi grandi telescopi terrestri e con quelli spaziali si cercano i cosiddetti biomarkers. Ad esempio, se fosse possibile studiare in dettaglio le atmosfere dei pianeti extrasolari si noterebbe la presenza delle molecole che sono legate alla presenza della vita e, forse, anche di una civiltà. Ma per questi studi così dettagliati dobbiamo aspettare ancora, lavorando per sviluppare gli strumenti che li possano permettere.

Venere e Marte avevano acqua in forma liquida. Perché la vita non si è sviluppata?
Nel caso di Venere, la forte attività endogena ha favorito un effetto serra così forte da portare la temperatura superficiale a circa 460 gradi. Al contrario, quella di Marte è così rarefatta da non fare schermo alle radiazioni nocive. Marte nella sua evoluzione come pianeta non ha mai sviluppato un vero ciclo dell’acqua simile al nostro.

Come possiamo immaginare gli alieni?
Simili alle specie viventi sulla Terra o comunque che abbiano seguito un percorso diverso, ma non troppo. (Su altri pianeti, potrebbero essersi sviluppate forme di vita che sul nostro sono marginali. Potremmo avere esseri supergrassi come foche e trichechi su lune o pianeti a bassissima temperatura, oppure specie di rettili giganti su pianeti con clima tropicali e bassa gravità. Potrebbero esistere forme di vita totalmente differenti a quelle terrestri, basate sulla chimica di altri elementi, come il silicio o che utilizzano altri liquidi come solventi per le reazioni molecalari, come il metano liquido o l'ammoniaca) ndr

È ipotizzabile un “contatto” con la vita extraterrestre?
La statistica ci dice che non dovremmo essere soli nell’Universo. Tutti i tentativi di entrare in contatto con civiltà extraterrestri sono però rimasti senza esiti. Il progetto SETI (Search for ExtraTerrestrial Intelligence), attivo da decenni, non ha registrato nessun segnale proveniente dallo spazio. Non ci scoraggiamo. Passo dopo passo cercheremo di trasformare questa speranza in realtà. Le nuove missioni spaziali come PLATO e i nuovi grandi telescopi terrestri come E-ELT sono il prossimo traguardo.
Inutile ribadire che potrebbero esistere civiltà con una tecnologia strepitosa, capaci di aver superato i limiti della velocità della luce e che potrebbero viaggiare nel cosmo sfruttando il piegamento dello spazio-tempo, per coprire istantaneamente grandissime distanze. ndr)


Ringraziando l'INAF per questa intervista, sarebbe opportuno però approndire nuove tecniche di studio per cercare ancora più insistentemente la vita nel cosmo.

Lo stesso SETI, guidato dal celebre scienziato Davies, sta ampliando i suoi mezzi di indagine. Gli astronomi impegnati nel progetto si sono resi conto, che il vicino Universo che ci circonda non emette forme di onde radio di tipo tecnologico, ciò appare desolante e "strano", vista l'immensità dell'area spaziale indagata. Potrebbero, eventuali civiltà extraterrestri, utilizzare altri media comunicativi? Il laser ad esempio, sperimentato dalla stessa NASA come futura forma di comunicazione tra la Terra e le missioni spaziali, andrebbe indagato anche in ricezione dallo spazio profondo. Molti segnali, ritenuti provenienti da pulsar, andrebbero approfondite perche potrebbero essere deviate da questi oggetti, come una sorta di amplificatore cosmico, pur essendo di natura artificiale. Chi inviò il celebre segnale "Wow!", a fine anni '70, che si ripetette una sola voltà in modo regolare e costante?
Forse gli alieni vengono a visitarci con i loro mezzi ipertecnologici. Perchè la scienza ufficiale non rompe il
muro del silenzio costruito dai governi e cerca seriamente di individuare e comprendere questi fenomeni?
Troppe domande urgono di risposte immediate!

A cura di Arthur McPaul

Fonti:
Link:
"http://www.media.inaf.it/2010/07/02/la-vita-degli-altri/"




A ritroso nel tempo galattico


Nella Via Lattea conserviamo i resti di gigantesche estinzioni di massa avvenute nell’Universo primordiale, quando intere galassie si disintegravano in violente collisioni. L’alone che circonda la nostra galassia – ha scoperto una ricerca pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society  è  una sorta di Jurassic Park popolato di resti dei dinosauri dell’Universo. Le stelle più antiche che si trovano nell’alone infatti sono relitti fossili degli scontri tra galassie dalla vita breve e violenta, attirati per effetto gravitazionale nella Via Lattea circa cinque miliardi di anni fa. Lo studio è parte del progetto Aquarius condotto dal consorzio Virgo che coinvolge anche l’Italia.
 
I ricercatori dell’Institute for Computational Cosmology della Durham University, del Max Planck Institut per l’astrofisica e della Groningen University, nei Paesi Bassi, hanno utilizzato simulazioni al computer per ricostruire gli inizi della nostra galassia, partendo da ancora più lontano, dal Big Bang.

Queste simulazioni hanno rivelato che le stelle più antiche dell’alone non hanno avuto origine qui, quando la Via Lattea ha iniziato a formarsi circa 10 miliardi di anni fa. Sono frammenti che arrivano da più lontano, dalle collisioni di galassie primordiali che, secondo le attuali teorie cosmologiche, collidevano le une con le altre lasciando detriti che infine hanno costituito i mattoni elementari per la costruzione di galassie più grandi.
“In effetti, ci comportiamo come archeologi galattici, alla ricerca dei siti più probabili in cui le antiche galassie potrebbero essere state disseminate in tutta la Via Lattea”, ha commentato Andrew Cooper, coautore dello studio. “Le nostre simulazioni mostrano come differenti resti presenti nella nostra galassia, come le stelle antiche, sono correlate agli eventi nel passato distante”.

Le simulazioni sono state rese possibili dai supercomputer dell’Aquarius Project del Consorzio Virgo e sono partite dal Big Bang, intorno a 13 miliardi di anni fa e hanno utilizzato le leggi della fisica per ricostruire l’evoluzione della materia oscura e delle stelle.

Scuola d'arte nel cosmo


E’ una magnifica vista quella che si presenta osservando la regione circostante la stella R Coronae Australis. L’immagine, realizzata con il Wide Field Imager (WFI) dell‘ ESO sito a La Silla in Cile, mette in evidenza come R Coronae Australis si trovi nel cuore di una vicina regione di stelle in formazione e sia circondata dal delicato riflesso bluastro di una nebulosa immersa in un’enorme nuvola di polvere.
L’immagine è la combinazione di dodici separate riprese attraverso i filtri rosso, verde e blu.

L’immagine mostra una sezione di cielo che si estende approssimativamente quanto la larghezza della Luna piena, equivalente a circa quattro anni luce di distanza dalla nebulosa, che si trova a circa 420 anni luce di distanza dal nostro Sole, nella piccola costellazione della Corona Australe (la Corona del Sud). Il complesso prende il nome dalla stella R Coronae Australis, che si trova al centro dell’immagine. E’ una delle molte stelle in questa regione che appartengono alla classe delle stelle molto giovani che variano in luminosità e sono ancora circondate dalle nubi di gas e polveri da cui si formano.

Il bluastro della nebulosità azzurra vista in questa foto è in gran parte dovuta al riflesso della luce stellare sulle piccole particelle di polvere. Le giovani stelle del complesso R Coronae Australis sono simili in massa al Sole e non emettono abbastanza luce ultravioletta per ionizzare una parte sostanziale dell’idrogeno circostante. Ciò significa che la nube non si accende con il caratteristico colore rosso visto in molte regioni di formazione stellare.
I variegati colori e le trame sottili delle nubi di polvere fanno questa immagine simile a un dipinto impressionista.

giovedì 1 luglio 2010

Dossier: Chi è Dio? [Prima Parte]



Uno degli argomenti chiave della ricerca scientifica è la comprensione dell'origine del tutto. Quando si va a ritroso nel tempo, inevitabilmente si giunge ai primi istanti dell'Universo, a quello che i cosmologi definiscono tempo zero.

"L'INIZIO DEI TEMPI"
Molte sono state le teorie proposte per spiegare l'evento e attualmente la più accreditata sembra essere quella del "Big Bang", in cui le leggi fisiche hanno iniziato a prendere forma come le conosciamo noi, dopo una violenta esplosione.
In quell'istante, che risalirebbe a circa 15 miliardi di anni or sono, hanno avuto origine lo spazio e il tempo, la gravità, gli atomi e le relative particelle sub-atomiche e la conseguente evoluzione del cosmo. [Foto in alto: "Nebulosa Mano di Dio", credit:NASA]

Ma la scienza, pur ipotizzando questa o altre origini, si ferma comunque al tempo zero, senza riuscire con nessun modello teorico/matematico o filosofico a simulare quello che è accaduto prima.

La religione, sia essa monoteista o politeista, parla del "dio creatore", che poi ha dato vita ai suoi figli, alle stelle, alla Terra, al Sole, all'uomo e agli animali.
Ma chi ha creato Dio? "..mistero della Fede", dice il cristianesimo.

IL DIO CREATORE
Eppure se a creare l'Universo fosse stato un "dio creatore", probabilmente lo stesso dio sarebbe a sua volta figlio di un altro dio padre, e così via in una immensa matrioska cosmica. Il dio creatore o la generazione di dei creatori, per perpetuarsi nell'infinito del tempo, dovrebbero essere univocamente essere composti, rientrando nelle leggi fisiche a noi note, da materia che non si deteriora nel corso dei miliardi di anni.

Guardandoci attorno, per "umanizzare" e rendere più digeribile questo paradosso, nulla sembra essere composto da un'essenza immortale. Le stelle, i pianeti, le creature viventi e persino i legami molecolari, hanno tutti un inizio e una fine, perche sono strutture molecolari. Eppure a tenderci la mano alla logica in questo rebus, potrebbe essere il celebre aforisma di Lavoisiere: "In natura, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma".

Osservando la natura fatta di materia, è facile comprendere che gli elementi infinitesimali che la costutuiscono, sono scientificamente gli unici elementi "immortali".
Ed ecco che la logica ci porta nuovamente ad identificare Dio e la sua immortalità, con la chimica atomica. L'Elio e l'idrogeno sono gli elementi più diffusi nell'Universo, sono anche gli atomi più semplici e più elementari.
Secondo le moderne teorie cosmologiche la nucleosintesi (detta anche nucleosintesi primordiale) denomina il processo della produzione degli elementi durante le prime fasi dell'universo, subito dopo il Big Bang. Si crede che la nucleosintesi sia responsabile della formazione dell'idrogeno (H-1 oppure H), del suo isotopo deuterio (H-2 o D), degli isotopi dell'elio, He-3 e He-4, e dell'isotopo del litio, Li-7.

Questi elementi potrebbero aver dato vita o essere parte del Dio creatore?
E' fisicamente possibile. Se davvero dovesse esistere un Dio primordiale, è molto probabile che sia composto, almeno in parte da idrogeno e elio o dai loro isotopi e derivati.

Ed ecco che la figura del Dio creatore, composto da tali elementi, ci fa prepotentemente venire in mente le stelle come il Sole, che sono costituite prevalentemente da tali atomi. Sarà forse per questo motivo che tutte le popolazioni dell'antichità adoravano il Sole come loro dio padre?
Il Sole e le stelle sono fonte di vita, almeno nei sitemi solari come il nostro, relativamente tranquilli e estranei a violenti eventi cosmici.

Il Sole potrebbe contenere, se il ragionamento fin qui fatto è esatto o almeno verosimile, l'essenza del Dio creatore, ma anche se non lo fosse, come dar torto ad esempio agli antichi sumeri, agli antichi egiziani e allo stesso cristianesimo, in cui il Dio padre è comunque metafora del Sole, astro caldo e luminoso che ci da la vita e con una fiammata può in ogni istante toglierla?
Dio dunque, potrebbe essere un'entità intelligente composta da elio e idrogeno. Potrebbe essere posto al centro dell'Universo, come un grande nucleo che ha innescato le reazioni nucleari al momento del "big bang" e la sua estrema intelligenza potrebbe propagarsi nello spazio sotto forma di onde elettromagnetiche o altri segnali, come il laser, che noi non riusciamo a decodificare perche non ne comprendiamo la grammatica.

Rifacendoci alla teoria del Big Bang e alla fisica relativistica di Einstein, è anche possibile un'altra struttura biologica per il Dio creatore.
Secondo i modelli teorici più comuni, l'Universo inizialmente doveva essere compatto, con una densità energetica estremamente elevata, temperature e pressioni altissime e si stava espandendo e raffreddando molto rapidamente.
All'incirca 10−37 secondi dopo l'istante iniziale, una transizione di fase causò un'inflazione cosmica, durante la quale l'universo aumentò le sue dimensioni esponenzialmente. Quando il processo di inflazione si fermò, il cosmo era formato da un plasma di quark e gluoni, oltre a tutte le altre particelle elementari. Le temperature erano così alte che il moto casuale delle particelle avveniva a velocità relativistiche e le coppie particella-antiparticella di ogni tipo erano continuamente create e distrutte nelle collisioni. Ad un certo istante una reazione sconosciuta, chiamata bariogenesi, violò la conservazione del numero barionico, portando ad una leggera sovrabbondanza dei quark e dei leptoni sugli antiquark e sugli antileptoni (dell'ordine di 1 parte su 30 milioni). Questo processo potrebbe spiegare il predominio della materia sull'antimateria nell'universo attuale.

L'Universo continuò ad espandersi e la sua temperatura continuò a diminuire, quindi l'energia tipica di ogni particella andò diminuendo. La rottura della simmetria della transizione di fase portò le quattro interazioni fondamentali della fisica e i parametri delle particelle elementari nella loro forma attuale. All'incirca dopo 10−11 secondi, il quadro d'insieme diventa meno speculativo, visto che le energie delle particelle diminuiscono fino a valori raggiungibili negli esperimenti di fisica delle particelle. Arrivati a 10−6 secondi, quark e gluoni si combinarono per formare barioni, come protoni e neutroni. La piccola differenza presente nel numero di quark e antiquark portò ad una sovrabbondanza dei barioni sugli antibarioni. La temperatura non era più sufficientemente alta per formare nuove coppie protoni-antiprotoni (e ugualmente per le coppie di neutroni-antineutroni), perciò seguì immediatamente una annichilazione di massa che lasciò soltanto uno ogni 1010 dei protoni e neutroni originali e nessuna delle loro antiparticelle. Un processo simile avvenne al tempo di un secondo per gli elettroni e i positroni. Dopo questi due tipi di annichilazione, i protoni, i neutroni e gli elettroni rimanenti non stavano più viaggiando a velocità relativistiche e la densità di energia del cosmo era dominata dai fotoni (con un contributo minore dovuto ai neutrini).

UN DIO-UNIVERSO?
Dio potrebbe essere lo stesso Universo, composto da materia ed antimateria e noi come entità viventi potremmo essere una parte del tutto, come i batteri nel nostro intestino, che vivono una loro vita senza sapere che fanno parte di un'entità vivente più grande.
Il Dio Universo, sarebbe quindi nato, con una composizione chimica e atomica primordiale e poi, in seguito alle fasi di inflazione, il suo tessuno sarebbe diventato parte di quello che noi conosciamo e di cui siamo costituiti anche noi.
L'entità Dio-Universo, potrebbe vivere, pensare e comunicare con altri Esseri-Universo o altri Universi. La comunicazione potrebbe avvenire mediante radiazioni, luce o onde elettromagnetiche e noi seppur riusciamo a percepire questi fenomeni, non abbiamo la decodificazione del linguaggio.

Buchi neri, pulsar, galassie e stelle, sarebbero parti del tessuto, collegati al nucleo-cervello del Dio-Universo, come le cellule sono collegate tramite i neurotrasmettitori al cervello, ognuna con una micro-funzione biologica che noi non abbiamo ancora identificato.

Dimostrare secondo le leggi fisiche un modello così semplice ma così astratto allo stesso tempo, richiederebbe in primis l'identificazione di quella parte del creato che sappiamo che esiste ma che non vediamo: la materia oscura.

In un periodo di tempo molto lungo, le regioni leggermente più dense rispetto alla distribuzione uniforme di materia attrassero gravitazionalmente la materia circostante e crebbero, aumentando la loro densità, formando nubi di gas, stelle, galassie e le altre strutture astronomiche osservabili oggi. I dettagli di questo processo dipendono dalla quantità e dal tipo di materia presente nell'universo.

I tre possibili tipi di materia conosciuti sono:
- la materia oscura fredda
- la materia oscura calda
- la materia barionica

La miglior misura disponibile (fornita da WMAP e recentemente messa totalmente in discussione) mostra che la forma di materia dominante nel cosmo è la materia oscura fredda. Gli altri due tipi formano insieme meno del 18% dell'intera materia dell'universo.

Dallo studio di alcune supernovae e dalla radiazione cosmica di fondo, gli astrofisici ritengono che attualmente l'Universo sia dominato da una misteriosa forma di energia, conosciuta come energia oscura, la quale apparentemente permea tutto lo spazio. Le osservazioni suggeriscono che circa il 72% di tutta la densità d'energia dell'universo attuale sia sotto questa forma. Quando il cosmo era più giovane, era permeato in ugual modo dall'energia oscura, ma la forza di gravità aveva il sopravvento e rallentava l'espansione, in quanto era presente meno spazio ed i vari oggetti astronomici erano più vicini tra loro.

L'energia oscura, nella sua forma più semplice, prende la forma della costante cosmologica nelle equazioni di campo di Einstein della relatività generale, ma la sua composizione e il suo meccanismo sono sconosciuti e, più in generale, i particolari della sua equazione di stato e le relazioni con il Modello Standard della fisica delle particelle continuano ad essere studiati sia tramite osservazioni, sia dal punto di vista teorico.

Materia oscura ed energia oscura, potrebbero essere l'involucro biologico e il sistema neuronale della grande creatura cosmica che ci contiene e sta crescendo, la cui natura sconosciuta ci impedisce di identificarla?


ALTRI DEI
Il dio creatore, potrebbe non essere l'unico e il solo essere sovrumano presente nel cosmo.
Lo spunto per questa riflessione mi è sorta ascoltando le parole del celebre astrofisico Stephen Hawking, nei video recenti della Discovery Channel sulla possibilitá di vita aliena nel cosmo.
Ad un certo punto, egli dice che, la vita aliena potrebbe presentarsi sotto varie forme a noi ignote, tra cui quella "fluttuante nello spazio interstellare".
Cosa avrà in realtà voluto dire con questa amletica affermazione?

Un indizio potrebbe esserci dato da una recente scoperta cosmologica:

Un team di scienziati del Istituto di Astrofisica delle Canarie(IAC) insieme ad altri dell’Università del Texas sono riusciti a identificare una delle più complesse molecole organiche mai scoperte in quello che viene chiamato mezzo interstellare. La scoperta di molecole di antracene potrebbe risolvere un mistero astrofisico che dura da decenni riguardo alla produzione di molecole organiche nello spazio.

“Abbiamo rilevato la presenza di molecole di antracene in una densa nube nella direzione di Cernis 52, nella costellazione Perseo, a circa 700 anni luce dal Sole,” ha spiegato Susana Iglesias Groth, a capo della ricerca del IAC.
Il prossimo passo sarà iniziare a cercare aminoacidi. Molecole come l’antracene sono prebiotiche, quindi quando sono soggette alla radiazione ultravioletta e combinate con acqua e ammoniaca dovrebbero produrre aminoacidi e altri composti essenziali per lo sviluppo della vita.


Da questa scoperta, si può dedurre che Hawking deve aver ipotizzato la presenza nel mezzo interstellare di entità viventi di tipo gassoso. Esseri intelligenti capaci di vivere nello spazio, con una composizione chimica di tipo organico come la nostra, ma in forma gassosa o "liquidescente", uno stato intermedio.

L'acqua è infatti relativamente abbondante nel mezzo interstellare e gli atomi di idrogeno sono estremamente comuni, ma c'è un problema relativo all'altro ingrediente fondamentale per la H2O. Le reazioni in fase gassosa che possono aver luogo nel mezzo interstellare sono limitate dalle basse temperature e dalla bassa pressione. Gli esperimenti dimostrano che è possibile la combinazione degli atomi di idrogeno con le molecole di ossigeno (O2) e ozono (O3) nelle condizioni del mezzo interstellare. Tuttavia, le osservazioni delle recenti missioni satellitari hanno individuato ben poco ossigeno gassoso molecolare (O2) e ozono (O3). Non è mai stata rilevato in queste regioni di spazio. D'altra parte, l'ossigeno atomico (O) è abbastanza abbondante, ma le reazioni gassose tra l'idrogeno e l'ossigeno atomico non possono spiegare la quantità di acqua osservata. Anche la quantità di ossigeno atomico osservata suggerisce che alcuni sono 'scomparsi' in regioni di formazione stellare rispetto al resto dello spazio interstellare.

Frankland e i suoi colleghi della Heriot-Watt credono che i grani di polvere, che costituiscono circa l'1% del mezzo interstellare, forniscano una superficie che aiuti le reazioni. In aggiunta, alcune molecole rimangono attaccate alla superficie, costruendo un rivestimento ghiacciato che resiste nel tempo. Questo rivestimento, che è principalmente di ghiaccio d'acqua, può quindi giocare un ruolo nelle reazioni.
Il team di Heriot-Watt ha sperimentato esattamente come tali reazioni si potrebbero verificare. Tuttavia, le temperature nello spazio interstellare possono avvenire a pochi gradi sopra lo zero assoluto, e ricreare tali condizioni in laboratorio è stato molto difficile.

Infatti nel mezzo interstellare è presente una grande quantità di acqua, segno inconfutabile che in alcune remote zone del cosmo, potrebbero riproporsi delle condizioni eccezionali di temperatura, idonee a dar vita alle molecole biologiche e probabilmente a forme di vita del tutto estranee al nostro pensiero, gli "esseri fluttuanti" di cui ci parla Hawking.
Potrebbero essere questi, alcuni degli dei che l'uomo fin dalle sue origini ha adorato e osannato nelle tante religioni?

L'idea del dio vivente come essere etereo troverebbe conferma se le ipotesi cosmologiche riuscissero ad identificare nello spazio, strutture molecolari complesse, come gli amminoacidi e parti di DNA e RNA.

Fantascienza?
Probabilmente, tutto ciò e solo fantascienza, ma le rivoluzionarie scoperte che ogni giorno  vengono compiute, potrebbero invece dimostrare che ipotesi del genere siano realtà. Se le future ricerche astrobiologiche portassero ad assumere che la vita può avere forme del tutto differenti da quelle a noi note, allora il campo delle idee porterebbe la ricerca di fronte all'ipotesi che il dio esiste ed è lui stesso un essere vivente come noi.

Questi esseri-dei se fossero davvero presenti nel cosmo, potrebbero essere molto simili a quelle che oggi chiamiamo nebulose gassose.
I concetti e i modelli cosmologici a questo punto si complicherebbero terribilmente, ma non per questo motivo, si dovrebbe smettere di indagare e di ipotizzare.

Un dio, molti dei, o l'eterna solitudine dell'uomo nell'infinito cosmo?
La scienza potrà un giorno capire e spiegare il principio del tutto e la vera natura del "creatore primordiale"?


A cura di Arthur McPaul

Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Reazione_chimica
http://it.m.wikipedia.org/wiki/Nucleosintesi
http://it.m.wikipedia.org/wiki/Big_Bang?wasRedirected=true
http://www.media.inaf.it/2010/06/21/lenergia-oscura-allastromondo/
http://www.ras.org.uk/index.php?option=com_content&task=view&id=1774&Itemid=2
http://www.sciencedaily.com/releases/2010/04/100413202856.htm