venerdì 18 novembre 2011

2012, Un Mega Flare Distruggerà La Terra?




Data una legittima esigenza di proteggere la Terra dalle forme più intense di meteorologia spaziale (grandi esplosioni di energia elettromagnetica e particelle che a volte possono fluttuare dal Sole) alcune persone temono che un gigantesco "killer flare solare" possa scagliare sufficente energia per distruggere la Terra. Visto l'approssimarsi dell'intensa attività solare del ciclo undecennale, molti catastrofisti credono che nel 2012, come avrebbero predetto anche i Maya, un gigantesco flare brucerà la Terra!

Ma questo stesso ciclo solare è avvenuto nel corso dei millenni. Ogni persona con più di 11 anni ha già vissuto tale massimo solare senza alcun danno. Inoltre, il prossimo massimo solare si prevede che si verifichi nel 2013 o all'inizio del 2014 e non nel 2012.

Cosa più importante, però, è che semplicemente non c'è abbastanza energia nel Sole per inviare una palla di fuoco assassina a 93.000 mila miglia tale da distruggere la Terra.

Questo non vuol dire che il tempo e lo spazio non possono influenzare il nostro pianeta. Il calore esplosivo di un brillamento solare non può fare tutta la strada fino al nostro pianeta, ma le radiazioni elettromagnetiche e le particelle energetiche certamente possono. I brillamenti solari possono temporaneamente alterare l'atmosfera superiore creando interruzioni con la trasmissione del segnale di un satellite GPS sulla Terra, causando malfunzionamenti e disagi nelle telecomunicazioni. Un altro fenomeno prodotto dal Sole potrebbe essere ancora più dirompente. Conosciuto come Espulsione di Massa Coronale (CME), queste esplosioni solari spingono scoppi di particelle e variazioni elettromagnetiche nell'atmosfera terrestre. Le fluttuazioni potrebbero indurre fluttuazioni elettriche al livello del suolo che potrebbero far bruciare i trasformatori delle reti elettriche. Le particelle delle CME potrebbero anche collidere con l'elettronica a bordo di un satellite e distruggerne i suoi sistemi.

In un mondo sempre più tecnologico, dove quasi tutto si basa sui telefoni cellulari e sulla rete GPS che controlla il nostro sistema di navigazione, gli aerei e gli orologi di navigazione che regolano le transazioni finanziarie, è importantissima la meteorologia spaziale, che puó aiutare a prevenire i disastri a tali apparati.

Gli scienziati della NASA e del NOAA danno avvertimenti alle compagnie elettriche, agli operatori spaziali, e ai piloti di linea prima che un CME arrivi sulla Terra, permettendo di porre in essere le dovute precauzioni.

Migliorare queste capacità previsionali negli ultimi decenni è una delle ragioni prioritarie della NASA per studiare il Sole e la meteorologia spaziale. Non possiamo ignorare la meteorologia spaziale, ma siamo in grado di adottare misure adeguate per proteggere noi stessi.

Foto in alto:9 Novembre 2000. Un flare di classe M7.4 seguito da una CME di classe G3 ha impattato sulla Terra 31 ore dopo, causando una violenta tempesta geomagnetica. Ripreso in EUV dal TRACE orbital observatory.

Traduzione a cura di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2011/11/111111095550.htm

Voyager 2: Successo Nel Backup Dei Propulsori


La lungimirante sonda della NASA, Voyager 2, ha effettuato con successo il backup di propulsori che controlla il rollio della nave spaziale. Il personale dello Space Network ha inviato comandi al veicolo spaziale per apportare la modifica il 4 novembre e il 14 novembre ha ricevuto la conferma che la manovra è stata eseguita con successo.

Come spesso accade ultimamente, si ritorna a parlare della sonda automatica Voyager 2, la terza più distante (dopo Voyager 1 e Pioneer 10) mai inviata nello spazio dall'uomo nello spazio profondo.

Voyager 1 e la gemella Voyager 2 sono dotate di sei serie, o coppie, di propulsori per il controllo del beccheggio, del rollio e dell'imbardata della navicella.
Queste includono tre coppie di propulsori primari e tre di backup, o coppie ridondanti. Entrambe le astronavi ora stanno usando tutti e tre i set dei loro propulsori di backup.

Il Voyager 2 è attualmente situato a circa 9 miliardi miglia (14 miliardi di chilometri) dalla Terra, nella heliosheath (lo strato più esterno della eliosfera, dove il vento solare è rallentato dalla pressione del gas interstellare.

Il loro viaggio infinito continuerà senza sosta e nel 2052 giungeranno nello spazio aperto dopo aver superato il muro di idrogeno, ultimo baluardo prima di allontanarsi dalla diretta gravità del Sole.

E' possibile tuttavia che non riceveremo i preziosi dati scientifici perchè le ultime riserve energetiche delle batterie RTG delle sonde termineranno nel 2025, anche se le comunicazioni potranno interromperai già nel 2015, quando il giroscopio di Voyager 2 cesserà di operare.

Le sonde Voyager sono state costruite dal Propulsion Laboratory della NASA Jet a Pasadena, in California, che continua ad assisterle nel volo.

Voyager 2 fu llanciata il 20 agosto 1977 dalla NASA da Cape Canaveral, a bordo di un razzo Titan-Centaur, poco prima della sua sonda sorella, la Voyager 1, in un'orbita che l'avrebbe portata più tardi a visitare i pianeti. Le due sonde Voyager sono tecnicamente ed esteticamente identiche.

Per ulteriori informazioni sulla sonda Voyager, visitate il sito: http://www.nasa.gov/voyager.

Traduzione a cura di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2011/11/111114151131.htm

La Missione Simulata Mars500 Termina Con Successo




Mars500, la prima simulazione di una missione umana su Marte, iniziata 520 giorni fa, il 3 giugno 2010, presso l'Institute of Biomedical Problems di Mosca, si è finalmente felicemente conclusa.

L'equipaggio internazionale è stato isolato nella navicella interplanetaria, seguendo fedelmente le fasi di una vera e propria missione: un lungo volo verso Marte con l'inserimento in orbita attorno al pianeta, l'atterraggio, l'esplorazione di superficie e il ritorno in orbita per l'arrivo verso la Terra.

Durante il 'volo', l'equipaggio ha eseguito più di 100 esperimenti, tutti legati ai problemi delle missioni di lunga durata nello spazio profondo.
Da aggiungere al loro isolamento, le comunicazioni con il controllo missione sono state artificialmente ritardate per imitare i ritardi naturali del vero e proprio volo verso Marte.

L'equipaggio composto da tre russi, un cinese e due europei ha collaborato eccezionalmente bene. Sono stati uniti e hanno dimostrato che la motivazione e lo spirito del team possono tenere gli esseri umani attivi in condizioni molto difficili. Gli scienziati sono contenti della loro eccezionale disciplina.

"La ringrazio molto per il vostro sforzo eccezionale", ha detto l'Agenzia Spaziale Europea con il direttore generale Jean-Jacques Dordain nel suo saluto da Parigi dopo che l'equipaggio è sceso dal modulo.
"Accolgo con favore il coraggio, la determinazione e la generosità di questi giovani che hanno dedicato quasi due anni della loro vita a questo progetto per il progresso dell'esplorazione spaziale umana".

Il portello è stato aperto alle 14:00 ora locale (11:00 CET, 10:00 GMT) e gli astronauti usciti dai loro moduli e hanno salutato i direttori missione.
Dopo il loro primo assaggio di libertà, sono stati condotti per incontrare i medici, ale loro famiglie e gli amici intimi.
"E' bello vedere nuovamente tutti voi", ha detto Diego Urbina, membro dell'equipaggio italiano dell'ESA.
"Nella missione Mars 500, abbiamo realizzato la simulazione del viaggio che permetterà un giorno all'umanità di vedere una nuova alba e una nuova luna su un pianeta lontano ma raggiungibile.
E, come un membro dell'equipaggio dell'Agenzia Spaziale Europea, sono onorato di aver fatto parte di questa sfida straordinaria insieme ai cinque uomini più professionali, cordiali e resistenti che abbia mai lavorato.
Sarò sempre grato a coloro che, anche a distanza, saranno sempre in piedi vicino a me durante questa odissea nello spazio".

Romain Charles, membro dell'equipaggio francese dell'ESA, ha osservato:. "Un anno e mezzo fa, sono stato selezionato dall'Agenzia Spaziale Europea per far parte dell'equipaggio Mars500 Oggi, dopo un viaggio immobile di 520 giorni, sono orgoglioso di dimostrare, con i miei compagni internazionali, che un cammino umano verso il pianeta rosso è fattibile. Abbiamo acquisito tutti una preziona esperienza, che ci aiuterà a progettare e pianificare le future missioni su Marte. Siamo pronti ad imbarcarci sulla vera nave e metterci in viaggio!".

Durante i loro primi giorni di libertà, i membri dell'equipaggio sono stati sottoposti a controlli medici per un'ampia valutazione psicologica. Essi potranno anche godersi un pó di tempo privato e di relax prima di parlare con i media l'8 novembre a Mosca.
La loro missione continuerà nei primi di dicembre, mentre si muovono attraverso una serie esaustiva di debriefing, test e valutazioni per raccogliere i dati finali della missione.

Traduzione a cura di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2011/11/111106142036.htm

lunedì 14 novembre 2011

Il Sistema Solare Aveva Un Altro Gigante Gassoso?




Proprio come un esperto giocatore di scacchi sacrifica un pezzo per proteggere la regina, il Sistema Solare può aver espulso un pianeta gigante per risparmiare la Terra, secondo un articolo recentemente pubblicato sul "The Astrophysical Journal Letters".

"Abbiamo tutta una serie di indizi circa la prima evoluzione del Ssistema Solare", dice l'autore, il Dott. David Nesvorny del Southwest Research Institute. "Vengono dalle analisi della popolazione di piccoli corpi trans-nettuniani noti come "Fascia di Kuiper" e dalla craterizzazione lunare".

Questi indizi suggeriscono che le orbite dei pianeti giganti furono colpite da una instabilità dinamica quando il Sistema Solare aveva solo di circa 600 milioni di anni. Come risultato, i pianeti giganti e i piccoli corpi vennero sparsi lontano gli uni dagli altri.
Alcuni piccoli corpi si spostarono nella fascia di Kuiper e altri viaggiarono verso l'interno, producendo impatti sui pianeti terrestri e sulla Luna. I pianeti giganti come Giove, spostarono i corpi più piccoli verso l'esterno e verso l'interno.

Questo scenario presenta un problema, comunque. I lenti cambiamenti dell'orbita di Giove, come quelli previsti dall'interazione con i piccoli corpi, avrebbero convogliato per slancio troppo le orbite dei pianeti terrestri del Sistema Solare interno, causando la collisione della Terra con Marte o Venere.
"I colleghi hanno suggerito un modo intelligente per risolvere questo problema", dice Nesvorny. "Hanno proposto che l'orbita di Giove rapidamente cambió quando esso disperse al largo di Urano o Nettuno durante l'instabilità dinamica del Sistema Solare esterno." La teoria "del trampolino di Giove", così come è nota, è meno dannosa per il Sistema Solare interno, perché l'aggancio orbitale tra i pianeti terrestri e Giove è debole se questo fu lanciato oltre.

Nesvorny ha condotto migliaia di simulazioni al computer del Sistema Solare primordiale per testare questa teoria dell'esplulsione di Giove e della dispersione di Urano o Nettuno. Quando fu espulso però, Urano o Nettuno furono messo fuori del Sistema Solare. "Qualcosa era chiaramente sbagliato nelle simulazioni", dice.

Motivati ​​da questi risultati, Nesvorny si sono chiesti se il Sistema Solare potrebbe aver avuto cinque pianeti giganti anziché quattro. Eseguendo le simulazioni con un pianeta gigante supplementare con massa simile a quella di Urano e Nettuno, le cose improvvisamente andarono al loro posto. Un pianeta fu espulso dal Sistema Solare da Giove, lasciandosi alle spalle quattro dei pianeti giganti, lasciando indisturbati i pianeti terrestri.

"La possibilità che il Sistema Solare abbia avuto inizialmente più di quattro pianeti giganti, sembra essere concepibile in vista della recente scoperta di un gran numero di pianeti liberamente fluttuanti nello spazio interstellare, che indicherebbe che il processo di espulsione del pianeta potrebbe essere un evento comune", dice Nesvorny.

Questa ricerca è stata finanziata dalla Nazionale Lunar Science Institute e la National Science Foundation.

Questo studio pone dunque una forte base scientifica alla possibile presenza nei remoti confini del Sistema Solare di un quinto pianeta gigante, che potrebbe essere il tanto cercato Planet X, o Tyche, come soprannominato dai recenti studi del prof. Matese e dal collega Whitmire.

Se dunque l'ipotesi del quinto pianeta gigante è supportata dalle simulazioni, c'è da chiedersi dove ora esso sia stato collocato.
Le ipotesi sono sostanzialmente le seguenti:

1) Esso è stato completamente espulso ed è ora fluttuante nello spazio interstellare o è stato catturato da una stella vicina al Sole;

2) Il pianeta ha raggiunto gli estremi confini gravitazionali del Sistema Solare ponendosi in un'orbita molto ampia attorno al Sole;

3) Il quinto pianeta gigante semplicemente non è mai esistito e il modello di David Nesvorny è sbagliato.

Se la seconda ipotesi risultasse essere quella più accreditata c'è da chiedersi come mai questo corpo non si stato ancora individuato. Ma se esso esiste, sarà rivelato con la pubblicazione dei dati di WISE entro il 2012/2013.
Il telescopio WISE, che ha scandagliato due volte il cielo, nel corso del 2010 nella luce infrarossa, di certo mostrerà la presenza di Planet X se esso esiste, confermando o meno la teoria di David Nesvorny e colleghi.

A breve sapremo dunque la verità su Planet X.

Traduzione e adattamento e commenti a cura di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2011/11/111110142102.htm