domenica 3 ottobre 2010

E' uscito il numero uno del magazine di Nemesis Project Research



La redazione di Nemesis Project Research è lieta di annunciare la pubblicazione, non commerciale e senza fine di lucro, del primo numero del magazine dedicato a questo blog.
Come potrete leggere voi stessi, la rivista virtuale, è basata sul sistema Calàmeo, che vi permette di sfogliarla, scaricarla e stamparla, direttamente online. 

Questo magazine, segna un ulteriore passo nela divulgazione scientifica amatoriale del nostro blog, che grazie al vostro appoggio, si sta affermando con grande interesse in tutto il web.
Nemesis Project Research è un blog amatoriale e come tale resterà. L'unico stimolo è sapere che sempre più gente lo legge e ne apprezza lo stile, i contenuti, la dinamica editoriale e le iniziative.

Il numero uno del magazine, raccoglie alcuni tra i più importanti articoli relativi, soprattutto, alla ricerca esobiologica nel Sistema Solare, approfondendo i temi e spaziando tra curiosità dal cosmo e alcuni spunti relativi al tema in oggetto del blog: la ricerca di Nemesis.

Questo primo numero pilota, costituirà la base per nuovi magazine, sempre più ricchi, approfonditi e contemporanei alla pubblicazioni delle fonti scientifiche.
 Ringrazio in anticipo quanti di voi lo leggerano e faranno sapere le vostre considerazioni, critiche o semplici commenti sul lavoro svolto.

Il prossimo numero, già in fase di realizzazione, approfondirà ancora i temi a noi cari, con nuovissimi ed interessanti articoli, che spazieranno anche in temi totalmente differenti di cui, non voglio anticipare nulla.

Ecco dunque il link per leggere il magazine:



Anteprima:

Magazine:

 
Buona lettura e attendiamo i vostri numerosi commenti!
Arthur McPaul

venerdì 1 ottobre 2010

Il misterioso nastro scoperto da IBEX cambia aspetto


L'insolito "nodo" nel luminoso e stretto nastro di atomi neutri al confine tra il nostro Sistema Solare e lo spazio interstellare sembra essersi "slegato", secondo un documento pubblicato online sul Journal of Geophysical Research.

I ricercatori hanno scoperto il nastro, grazie al NASA Interstellar Boundary Explorer (IBEX), che appariva tra spazio interstellare e l'eliosfera (la bolla di protezione in cui la Terra e altri pianeti risiedono). I rilevatori sensibili agli atomi neutri a bordo di IBEX producono mappe globali di questa regione ogni sei mesi.
Le analisi della prima mappa, uscita lo scorso autunno, suggerivano che il nastro è in qualche modo ordinato dalla direzione del locale campo magnetico interstellare al di fuori dell'eliosfera, influendo sulla struttura come i ricercatori avevano precedentemente creduto.

Il nodo era stato visto nella parte settentrionale del nastro della prima mappa, posto in disparte dal resto del nastro.
Mentre la seconda mappa, rilasciata con questo nuova pubblicazione, mostra la struttura su larga scala del nastro che ha subito evidenti cambiamenti. Le regioni polari delle emissioni del nastro inferiore e il nodo diminuiscono di ben un terzo e appaiono come a "sciogliersi", sia a latitudini inferiori e superiori.



"Quello che stiamo vedendo mostra che il nodo tira da una parte e si diffonde in tutta la regione del nastro", afferma il Dott. David J. McComas, IBEX investigatore principale e vice presidente presso il Southwest Research Institute di San Antonio.
"Per adesso il team scientifico non sa esattamente che cosa dia origine al nodo e al nastro, ma confrontando diverse mappe stellari osserviamo che la regione sta cambiando in periodi di tempo relativamente brevi. Ora dobbiamo capire perché".


Mentre IBEX raccoglie una ricchezza di nuove informazioni circa le interazioni dinamiche ai margini del Sistema Solare, (la regione di spazio che protegge il nostro Sistema Solare dalla maggior parte dei raggi cosmici galattici), la squadra continua a studiare IBEX e le numerose teorie circa l'origine del nastro e le sue insolite caratteristiche.

Traduzione a cura di Arthur McPaul

Link
"http://www.sciencedaily.com/releases/2010/09/100930121000.htm"





I vortici polari di Venere


Da più di 4 anni è in orbita attorno a Venere la sonda dell’ESA Venus Express la quale sta raccogliendo una grande quantità di dati scientifici sul pianeta che vanno dall’iterazione con i venti solari alla dinamica della sua densa atmosfera, dall’iterazione di quest’ultima con la superficie e le caratteristiche stesse della superficie.
Proprio una caratteristica dell’atmosfera è tenuta sotto stretta osservazione sin dalla prima missione verso questo pianeta avvenuta nel lontano 1979 con la sonda Pioneer Venus. Grazie a questa prima missione si scoprì che al polo Nord di Venere era presente un gigantesco vortice molto stabile e dotato di due apparenti centri di rotazione che proprio per questo fu chiamato dipolo di Venere.

Le successive missioni scoprirrono che anche il polo Sud possedeva un simile fenomeno.
Oggi però si è scoperto che il vortice del polo Sud è sparito. Questo è quanto dichiarato lo scorso 23 Settembre dal dott. Giuseppe Piccioni al congresso della European Planetary Science evidenziando la complessità della dinamica atmosferica di Venere.
Il principale strumento di analisi impiegato per osservare a diverse altezze l’atmosfera di Venere si chiama VIRTIS (Visible and InfraRed Thermal Imaging Spectrometer). E’ uno strumento capace di osservare la superficie del pianeta grazie al fatto che alcune lunghezze d’onda infrarosse sono in grado di attraversare indisturbate la densa atmosfera. Inoltre analizzando la radiazione a diverse lunghezze d’onda è possibile misurare la temperatura e la dinamica dei venti a diverse altezze nell’atmosfera ed in particolare studiare i vortici delle regioni polari.

Nei primi anni di studi di questi vortici ci osservò una perfetta simmetria tra il vortice del polo nord e quello del polo sud. Nel corso delle recenti missioni (grazie all’uso di VIRTIS) però questa simmetria si rivelò solo apparente, vennero osservate molte differenze di forma e con caratteristiche stabili non ben definite.
Ci sono zone nell’alta atmosfera che ruotano attorno al pianeta a velocità incredibili, ben 60 volte superiore alla velocità del pianeta stesso. E’ stato anche osservato che alle basse latitudini al variare dell’altezza i venti cambiano drasticamente velocità. Questo cambio repentino di velocità scompare alle alte latitudini in combinazione con una riduzione dei venti nelle regioni prossime ai poli. E infatti prorpio in queste regioni che Venere presenta le sue peculiarità dinamiche, estremamente differenti rispetto al resto del pianeta. Qui ha sede un super-vortice permanente dal diametro di 3000 Km con una rotazione praticamente sincrona a quella del pianeta. L’anello di nuvole attorno alla regione polare, si comporta come una barriera che separa le due zone in rotazione.

A partire da Dicembre prossimo, la sonda Venus Express lavorerà in congiunzione con la sonda giapponese Planet-C partita alla volta di Venere lo scorso Maggio.

Credits: ESA/VIRTIS/INAF-IASF/Obs. de Paris-LESIA


L’immagine qui sopra mostra 4 differenti momenti del vortice ripreso alla lunghezza d’onda di 3.8 micron attravero i sensori di VIRTIS. La sommità delle nubi (parti bianche dell’immagine) è a circa 65 Km di altezza mentre le zone pù scure sono quelle più calde e quindi che si trovano più in basso. Il centro del vortice ha una temperatura di circa 250°Kelvin

Credits: ESA/VIRTIS/INAF-IASF/Obs. de Paris-LESIA

Dinamica della rotazione del vortice alla lunghezza d’onda di 3.8 micron attravero i sensori di VIRTIS.


Video:

VORTICI POLARI SU VENERE
 


Fonti:

Un pianeta in contromano fra due stelle


A 69 anni luce dalla Terra c’è un stella che orbita attorno alla sua compagna, come avviene negli innumerevoli sistemi binari della nostra galassia. Nulla di strano, se non fosse che su Nu Octantis, questo il nome del sistema binario, visibile solo dall’emisfero sud, fra le due stelle sembrerebbe aggirarsi anche un pianeta. Il problema è che, stando alle osservazioni degli astronomi, il sistema gravitazionale che ne risulta sarebbe talmente instabile da non poter nemmeno esistere. 

A meno che… uno dei due non vada contromano. Assumendo infatti che stella periferica e pianeta orbitino attorno alla stella centrale in direzioni opposte, la stella in un verso, e il pianeta che si trova all’interno nel verso opposto, tutto tornerebbe più o meno nella norma. In effetti, i dati raccolti e le simulazioni sembrano indicare che sia proprio questa la situazione.
Se l’ipotesi verrà confermata, questo sarebbe il primo sistema binario con al suo interno un pianeta in orbita retrograda. 

Oggetti celesti con orbite retrograde, per quanto rari, già se ne conoscono: vanno controcorrente sia alcuni satelliti all’interno del sistema solare sia, rispetto all’asse di rotazione del loro sole, un certo numero di esopianeti scoperti recentemente. Sempre, però, in sistemi con una stella singola.
Per arrivare all’insolita conclusione, Jason Eberle e Manfred Cuntz, due astronomi dell’Università del Texas ad Arlington, hanno dato in pasto ai computer sei anni di osservazioni, confrontando i dati orbitali di Nu Octantis con vari modelli. Il risultato della loro ricerca sarà pubblicato sul numero del primo ottobre di Astrophysical Journal Letters (ma è già disponibile on-line), e secondo gli esperti di sistemi planetari extrasolari potrebbe avere un notevole impatto sulla ricerca di mondi remoti. 

In particolare per quelli situati in sistemi binari, visto che, come ha sottolineato, commentando la scoperta, il professor Rudolf Dvorak dell’Università di Vienna, «nei dintorni del sistema solare, oltre il 60% delle stelle non sono solitarie».

Fonte: INAF