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sabato 23 marzo 2013

L'altro Lato Di Mercurio


La sonda spaziale della Nasa, lanciata nel 2011 e in orbita fino al 2015, ha fotografato crateri vulcanici su Mercurio, circondati da una superficie liscia e levigata molto diversa da quella butterata e "ruvida" che lo ricopre per la maggior parte. La causa è il raffreddamento di estese colate di lava fuoriuscite dalle crepe della superficie.

Sono due anni che la sonda Messenger scruta ogni angolo di Mercurio, il pianeta più recondito dell’Universo, e ha già inviato ai ricercatori circa 150mila immagini della superficie, che appare per lo più pieno di crateri e “ruvido”. Ma non tutte le zone del pianeta sono così: dietro a quel lato così aspro il pianeta ne nasconde un altro ”morbido” e liscio.

Le ultime immagini di Messenger, infatti, mostrano pareti e pianure lisce attorno a una depressione irregolare di Mercurio. Segno che quella formazione geologica non è un cratere da impatto, come quelli lunari e come molti dei crateri osservati sullo stesso Mercurio, ma il bordo di un camino vulcanico, che si trova a nord-est del bacino Rachmaninoff ed è largo circa 36 chilometri.


Il “cratere” è circondato da una distesa di materiale altamente riflettente, espulso durante un’eruzione vulcanica. Altri condotti vulcanici sono stati trovati su Mercurio, come quello a forma di cuore nel bacino Caloris. Il materiale in superficie e la forma frastagliata del cratere sono la prova tangibile di un’eruzione e del passaggio della lava.

La formazione di questi crateri vulcanici sembra risalire a circa 4 miliardi di anni fa, quando il pianeta era particolamente attivo da un punto di vista geologico e vulcanico.

A cura di Eleonora Ferroni

Foto in alto:

Criditi: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington

Fonte:
http://www.media.inaf.it/2013/03/22/laltro-lato-di-mercurio/
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giovedì 29 dicembre 2011

Mercurio A Dinamo Spenta


Non attrae, non respinge. Come mai? Gli scienziati se lo domandano dal 1974, da quando la sonda Mariner 10 della NASA, passandogli accanto, rivelò per la prima volta l’inconsistenza del suo campo magnetico. Stiamo parlando di Mercurio, il pianeta più interno del Sistema solare. Il suo bollente cuore di ferro, agendo come una dinamo, dovrebbe garantirgli forze magnetiche d’intensità invidiabile.

Esattamente come accade all’interno della Terra, unico altro pianeta roccioso del Sistema solare a possedere un campo magnetico. Eppure le misurazioni dicono che non è così. Le più recenti, effettuate nei mesi scorsi dai rivelatori a bordo della sonda NASA Messenger, mostrano un’intensità addirittura 30 volte inferiore a quella attesa.

Responsabile di questo rovinoso calo del magnetismo, svelano ora i risultati di una serie di simulazioni numeriche messe a punto da un team di ricercatori guidato da Daniel Heyner dell’Institut für Geophysik und extraterrestrische Physik di Braunschweig (Germania), potrebbe essere il vento solare. Agendo un po’ come le cuffie audio “intelligenti” capaci di sopprimere il rumore ambientale, il vento solare – quel flusso incessante di particelle cariche emesse senza sosta dalla bollente superficie della nostra stella – è in grado di annullare il campo magnetico generato dal vorticare del metallo fuso nel nucleo esterno del pianeta. Come se l’interazione tra le forze della magnetosfera e quelle della dinamo interna del pianeta si eclissassero a vicenda.

Questo, almeno, dicono i modelli magnetoidrodinamici tridimensionali sviluppati dagli scienziati, i cui risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero di Science. Una conferma potrà arrivare dalle osservazioni della missione BepiColombo dell’Agenzia spaziale europea, il cui lancio verso Mercurio è in calendario per il 2014.

Per saperne di più:
http://m.sciencemag.org/content/334/6063/1690

“Evidence from Numerical Experiments for a Feedback Dynamo Generating Mercury’s Magnetic Field“, di Daniel Heyner, Johannes Wicht, Natalia Gómez-Pérez, Dieter Schmitt, Hans-Ulrich Auster e Karl-Heinz Glassmeier.

A cura di Marco Malaspina

Fonte:
http://www.media.inaf.it/2011/12/28/mercurio-a-dinamo-spenta/