lunedì 25 gennaio 2010

Imminente il primo contatto?


SIAMO SOLI NELL'UNIVERSO?
Se ne discute da decenni, ormai, ma in questi ultimi mesi, il dibattito che possa esistere davvero la vita nell'Universo è diventato assai intenso.
Da un lato ci sono gli astrofisici, che analizzando i dati degli strumenti osservativi di ultima generazione, hanno catalogato oltre 400 esopianeti attorno a stelle spesso molto vicine alla Terra.
Dall'altro lato l'opinione pubblica, che sul web e non solo, sembra ormai pronta e attende freneticamente la notizia della scoperta di vita aliena.
A ciò si associano i planetologi della Nasa, che ormai palesemente stanno cercando forme primitive di vita su Marte, Europa e Titano.
Proprio su Titano, le recenti conferme della presenza di oceani liquidi di metano, stanno destando la curiositá spasmodica per la possibile presenza di batteri detti "estremofili", capaci cioè di resistere e sopravvivere adeguatamente in condizioni ambientali estreme.
Marte ormai è noto come sia al centro di continue analisi e giungono dalla NASA sempre nuove scoperte, nuove rivelazioni, nuove foto che puntano tutte sulla medesima conclusione: non è escluso che sia esistita la vita, non è escluso che esista ancora.
Ma dai tempi del progetto SETI e degli articoli e libri pro-ET dello scienziato Carl Sagan, ne è davvero passata di acqua sotto i ponti.

Sembra infatti che la NASA stia preparando le sue prossime missioni osservative solo e soltanto con lo scopo di accertare la presenza di pianeti rocciosi tipo la Terra e scoprire la vita extraterrestre.
Il telescopio Keplero sta scandagliando il cielo e non passerà molto tempo che probabilmente scoverà le "superterre" e i pianeti di questo tipo, oltre a quelli giganti di tipo gioviano, che ha tra l'altro di recente già individuato.
Ma al suo occhio lungimirante si affiancheranno nei prossimi anni il TESS e il WEB, altri due potentissimi telescopi che avranno l'esplicito compito di scrutare il cielo dallo spazio, proprio per trovare candidati pianeti rocciosi di piccolo taglio per poi permettere al Keplero di accertare la presenza dell'acqua e dell'anitride carbonica.
Si pensa già a come indiviaduare su di essi la presenza indiretta di vita, grazie ad un'analisi chimica dei deboli segnali infrarossi che saranno ricevuti dalle emissioni luminose dalla loro possibile biosfera-ombra.
Ma la vera notizia, in attesa che ciò accada è che, da ogni parte, pare che le menti più intransigenti del panorama scientifico mondiale si siano ormai aperte.

Esempio più eclatante è lo Stato del Vaticano. Il 6 novembre del 2009, sono stati organizzati dalla Pontificia Accademia delle Scienze insieme alla Specola Vaticana una serie di incontri sulla possibilita’ di un’altra vita intelligente nell’universo oltre all’uomo e sul da farsi di fronte al possibile primo contatto.

Per padre Jose’ Funes, direttore della Specola Vaticana, ”finora sappiamo che ci sono circa 350 stelle che hanno pianeti che girano loro intorno; tra questi pianeti, potrebbero essercene di simili alla terra. Ecco, questo e’ lo scopo dell’astrobiologia: cercare possibilita’ di vita nell’universo, al di fuori della terra”.
Durante la settimana di studio, ‘’si presenteranno gli ultimi risultati per aiutarci a capire meglio a che punto siamo nella ricerca della vita nell’universo; e anche per fare il punto della situazione in una disciplina in cui crediamo che sia molto importante che la Chiesa sia coinvolta in questo tipo di ricerca, almeno nel seguire i principali risultati riconosciuti dalla comunita’ scientifica”.

Come se non bastasse, lo stesso datato progetto SETI, si è rinnovato e ampliato chiedendo l'appoggio mondiale per la decodifica dei deboli segnali che giungono dal cosmo.
Infatti con un piccolo software installabile sul
proprio pc, scaricabile qui, si può contribuire a decifrare tali segnali, allegerendo ed accelerando il lavoro dello stesso ente.
Cosa dire poi delle tante nazioni che hanno declassificato gli archivi segreti sugli avvistamenti UFO?
Dopo la declasssificazione di qualche caso cinese e russo e un corposo archivio della Gran Bretagna e dell'Italia, è di qualche giorno fa, la notizia che presto leggeremo i dossier della Nuova Zelanda, paese lontano geograficamente dall'Occidente ma ricco di testimonianze.

Sarà l'aumento di cellulari con videocamera, di videocamere e fotocamere digitali, ma giungono sempre più frequentemente da ogni parte del mondo nuovi documenti su misteriosi oggetti volanti. Alcune nazioni sembra no che si stiano preparando al contatto con un atteggiamento aperto sulla questione.
Ma le domande che vorrei porvi, sono quelle che tutti noi ci poniamo.
Siamo davvero prossimi a questo evento che potrebbe per sempre cambiare la nostra storia?
Da dove vengono questi esseri che sorvolano i nostri cieli? Si tratta solo e soltanto di prototipi spia super tecnologici o c'e' dell'altro?

L'interesse per la questione è già da tempo abbondantemente uscita dagli schermi cinematografici e il dibattito si è spogliato quasi del tutto di giornalisti imbroglioni, di falsi profeti o di ciarlatani scrittori. Di fatto, siamo fortunatamente lontani anche dai dibattiti fasulli con gente di basso spessore come il giornalista Santilli del caso emblematico "Autopsia di Roswell".

A parlare degli E.T. adesso sono gli stessi scienziati che fino a qualche anno fa negavano a priori l'esistenza di vita.
Un caso esemplare per restare in Italia è l'astrofisica Margherita Hack, che ha da tempo abbandonato le sue posizioni intransigenti sulla questione e in più di una intervista e pubblicazione ha ammesso che l'Universo da noi conosciuto pullula di vita.
Ma se il suo nome può sembrare piccolo di fronte a scienziati di fama mondiale, cosa dire allora dell'imminente incontro che terranno i membri della Royal Society di Londra, con illustri ospiti dalla NASA, dall'ESA e da ogni parte del
mondo? Da quanto trapelato dall'articolo del Times, si parlerà degli effetti sulla scienza e sulla società che la scoperta di vita extraterrestre scatenerà.
E' come se, di fatto la scoperta sia già stata fatta e si discuta già del poi.
Quando avverrà dunque, e... come sarà E.T.?
Un battere, un essere primordiale, un umanoide?
Domande senza risposte? Eppure sono uno che non si sbilancia molto su questi temi cosi delicati e spesso preda di facili sensazionalismi, ma le premesse ci sono tutte che presto giunga dal cielo o semplicemente dagli archivi dei governi, il segnale che non siamo soli nel freddo e immenso Universo!

Arthur McPaul

La scoperta della vita extraterrestre e le conseguenze per la scienza e la società

E' il classico scenario da fantascienza: alla scoperta degli alieni, non nello spazio, ma proprio qui sulla Terra, seduto accanto a te nei luoghi di lavoro, che serve cibo in ristorante locale, o, più spaventosa di tutte, in casa propria.La premessa potrebbe sembrare il film "Men in Black", ma questa settimana il tema sarà affrontato dalle grandi menti della scienza in una riunione della Royal Society in Gran Bretagna.

Paul Davies, fisico presso l'Arizona State University, proporrà domani, che la ricerca di vita extra-terrestre dovrebbe essere incentrato proprio sotto il naso. Il suo pubblico comprenderà rappresentanti della Nasa, l'Agenzia spaziale europea e l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari spaziali, mentre Lord Rees, presidente della Royal Society e Astronomo Reale, condurrà anche una delle sessioni.

Nella riunione che celebra il 50° anniversario della ricerca del programma della Extra-Terrestrial Intelligence (SETI) - una ricerca che è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi - il professor Davies sosterrà che dimostrare che la vita è apparsa più di una volta sulla Terra sarebbe meglio ancora la prova che deve esistere in altre parti dell'Universo.Egli ha detto al Times: "Abbiamo bisogno di abbandonare l'idea che ET è ci invia una sorta di messaggio personalizzato e dobbiamo invece adottare un nuovo approccio".

Secondo il professor Davies, microbi che appartengono ad un albero completamente separato della vita, soprannominata “biosfera ombra”, potrebbero essere presenti in isolate nicchie ecologiche in cui la vita ordinaria lotta per sopravvivere. Nascondigli che probabilmente includerà deserti, le ardenti bocche vulcaniche, le valli secche dell'Antartide o laghi salati saturi. Una squadra, guidata da Felisa WolfeSimon, del US Geological Survey, sta studiando la possibilità che i luoghi che sono pesantemente contaminati da arsenico, come il Lago di Mono in California, potrebbero sostenere forme di vita che utilizzano l'arsenico nello stesso modo che la vita in altre forme fa uso di fosforo.

Non tutti sono convinti del concetto di “biosfera ombra”. Colin Pillinger, che ha guidato la missione Beagle 2 (sbarcata su Marte), ha dichiarato: "Io preferisco trattare realtà scientifiche - questa è selvaggiamente fantascienza. Sarebbe inutile andare alla ricerca di arsenico come base per vita"
Il professor Pillinger, che è dovuto intervenire presso la Royal Society di oggi, sostiene che Marte rimane il posto migliore per trovare organismi estranei.

La conferenza affronterà anche le implicazioni sociali della ricerca di vita aliena. Albert Harrison, presso la University of California, discuterà di come gli esseri umani potrebbero rispondere alla scoperta di intelligenza extraterrestre. E' ;facile immaginare gli scenari con conseguente disintegrazione psicologica diffusa e il caos sociale che ne scaturirebbe", ha detto.

Ma prototipi storici, le reazioni ai falsi allarmi e risultati dell'indagine suggeriscono che la risposta prevalente alla scoperta di una trasmissione a microonde da anni luce di distanza è probabile che sia anche un evento gradito. Alcuni scienziati si stanno un approccio molto più attivo alla ricerca di intelligenza aliena su altri pianeti."Un appello a tutti gli stranieri, questa è la Terra. Mi ricevete? Piuttosto che il semplice ascolto di segnali di vita extra-terrestre. Essi credono che dovremmo iniziare ad inviare segnali regolari nello spazio specificamente per trovare la vita intelligente, anche se altri ritengono che potrebbe essere un invito pericoloso.
"La mia opinione personale è che essendo più attiva è una strategia degna", ha detto Douglas Vakoch, direttore della composizione del messaggio interstellare al SETI [ricerca di intelligenza extraterrestre] Institute in California.


Nel corso di una conferenza di astrobiologia, in Texas nel mese di aprile, gli appassionati di SETI discuternno di nuovi metodi di scoperta di vita extraterrestre, compreso l'invio di messaggi interstellari. Alexander Zaitsev, uno scienziato russo, è stato invitato a partecipare.
Nel Regno Unito, il dottor Marek Kukula, astronomo pubblico presso il Royal Observatory di Greenwich, ha dichiarato: "Una parte di me è con gli appassionati e vorrei cercare di stabilire un contatto proattivo con una la civiltà più pacifica e saggia".

Tuttavia avverte, pubblicizzare la nostra presenza potrebbe essere rischioso. "Ci avrebbe fatto piacere pensare che se ci fosse la prova di vita intelligente saggio e benevolo là fuori", ha detto. "Ma naturalmente non abbiamo alcuna prova di questo".
Dato che le conseguenze del contatto potrebbero non essere quelle che inizialmente sperate, allora abbiamo bisogno di governi e delle Nazioni Unite che partecipino a qualsiasi discussione.
La questione sarà tra quelle nella riunione di due giorni della Royal Society di Londra questa settimana, sotto il titolo, "La scoperta della vita extraterrestre e le conseguenze per la scienza e la società".

Tra i relatori ci saranno il professor Simon Conway Morris, un biologo evoluzionista dell'Università di Cambridge, che dice ci sono buone ragioni per pensare gli alieni esistono - e che possono anche essere chimici e biologici con somiglianze a noi."

Conway Morris, la cui discussione è intitolata "Prevedere come sarà la vita extraterrestre come sarà - e prepararsi al peggio", ha dichiarato: "La mia tesi di fondo è che, contrariamente alla maggior parte di quello che pensano i neo-darwiniani in questo momento, l'evoluzione è molto più prevedibile rispetto al pensiero degli scienziati. In particolare, direi che l'emergere, per evoluzione, di intelligenza, di capacità cognitive e di tutta quella roba è una fatalità. "In breve, sotto le giuste condizioni di una biosfera come quella presente sulla Terra, le molecole necessarie per formare complessi e intelligenti esempi di vita sono già disponibili, poi l'evoluzione darwiniana farà il resto. "Penso che siamo in grado di sostenere che qualche forma di intelligenza può essere riscontrata in una biosfera, ha detto Conway Morris.

Se questo è corretto - e si applica alle abilità manipolative - allora che suggerisce che ci dovrebbero essere le tecnologie aliene. "Gli astronomi hanno già scoperto oltre 400 pianeti oltre il nostro Sistema Solare, e alcuni suggeriscono che è solo una questione di tempo prima che vengano identificati altri simili alla Terra.
Ciò suggerisce che ci dovrebbero essere un sacco di civiltà extraterrestri. Almeno questo è il principio, "Ma dove sono?" Dice Conway Morris. Perché gli alieni non sono saltate fuori - tranne nei film di Hollywood, come ET e Independence Day - nonostante decenni di intercettazioni con i telescopi radio?"

Condizioni minime necessarie per il rilevamento (estrazione dal noise, rumore cosmico di fondo) di un segnale a banda stretta 1 Hz sulla frequenza UHF di 1,42 GHz (21 cm), INTENZIONALMENTE diretto ESATTAMENTE verso la Terra (cosa assai improbabile), proveniente da solo 100 anni luce, con il radiotelescopio di Arecibo, con una temperatura del sistema TSYST = 30 K = -243,15° C per attenuare il rumore dell'elettronica dei ricevitori.
Si noti bene che questa è una ipotesi altamente speculativa che illustra le condizioni minime del segnale in condizioni eccezionalmente ottimali/ultraottimistiche (e assai poco credibili) di ricezione. Seth Shostak del SETI Institute, con i piedi ben piantati per terra, più realisticamente dice del progetto Phoenix: «La sensibilità delle misure è estremamente elevata e dovrebbe consentire di rivelare una portante di soli 50 kW alla distanza di Alfa Centauri».
Tra 3.300 W da 100 anni luce e 50.000 W da 4,3 anni luce, c'è un differenza enorme!

L'astronomo Heather Couper, ha dichiarato: La mia preoccupazione principale è che la nostra tecnologia non sia semplicemente all'altezza del compito. La Terra è nata quattro o cinque miliardi di anni fa, ma le stelle più antiche sono il doppio più vecchie. La vita potrebbe essere molto più avanzata della nostra.
Altri suggeriscono che gli alieni non possano avere una buona ragione per donare la loro presenza. Deboli segnali elettromagnetici sono stati trasmessi dalla Terra per quasi un secolo, sotto forma di radio, televisione e altre trasmissioni. Ormai alcuni sono a 100 anni luce nello spazio, anche se saranno sempre più deboli.
Se gli alieni avessero raccolto filmati, per esempio di Bernard Manning o Simon Cowell, per non parlare della Seconda Guerra Mondiale, potrebbero aver deciso di tacere. Possono essere molto simili a noi, ha detto Conway Morris. Non sono sicuro che abbiano risposto al telefono. "Tuttavia, la spiegazione più probabile, ammette, è che semplicemente non ci sono civiltà aliene là fuori, forse perché i pianeti con biosfere sono molto rari.
Robert Massey della Royal Astronomical Society, ha una visione simile: "Se ci fossero migliaia di civiltà là fuori, penso che avremmo rilevato qualcosa da ora. Ma questo non significa che non dobbiamo cercare.

Traduzione a cura di Arthur McPaul

link: 
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/science/space/article7000795.ece
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/science/earth-environment/article6999927.ece
http://cfivarese.altervista.org/AP_ICARA2008.html 

domenica 24 gennaio 2010

I nuovi telescopi spaziali alla ricerca della vita: TESS e JWST



Il sito Exoplanetology sta sviluppando uno strumento per coloro che hanno bisogno rapidamente  di informazioni sugli exoplanet. The Seeker Exoplanet è un'interfaccia che renderà più facile interrogare i vari database sui vari pianeti extrasolari, incluso il Extrasolar Planet Encyclopedia, NASA’s PlanetQuest New Worlds Atlas, the Exoplanet.org site e altre fonti come Wikipedia e SIMBAD. Ciascuno di questi siti ha i suoi punti di forza, dalle curve di luce ai grafici, in modo che raggrupparli sarà utile a risolvere i vecchi bug nell'interfaccia.
Dagli strumenti della rete per gli strumenti nello spazio, è sempre interessante speculare su ciò che è in cantiere. Forse 'pipeline' è una parola troppo forte, però, nel frattempo che strumenti come il Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) vengano approvati dalla NASA, che è disposto a prendere in considerazione una versione precedente rifiutata dello strumento, ci sono i risultati di Corot e le prime rilevazioni di Keplero (per non parlare della possibilità di WISE di trovare nelle vicinanze nane brune) a mantenere la ricerca attiva.


Il Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) è un telescopio a basso costo, di classe SMEX-Finder Planet. Analizzando il cielo per due anni, il TESS osserverà più di due milioni di sorgenti luminose, stelle vicine, in cerca di transiti planetari. I transiti si verificano quando l'orbita di un pianeta si porta direttamente di fronte alla sua stella madre.

 

TESS dovrebbe catalogare oltre 1000 candidati pianeti extrasolari, compreso un campione di circa 100 'Super Terre' per l'individuazione di acqua e anitride carbonica. TESS rileverà pianeti in orbita attorno una vasta gamma di tipi stellari e che coprono un ampio arco di periodi orbitali.
TESS's "wide-surface" sarà un'indagine complementare dei telescopi Corot e Kepler. Il catalogo risultante delle stelle più luminose del cielo costituirà un patrimonio unico scientifico per le prossime osservazioni come con il James Webb Space Telescope (JWST).

Il pensiero della squadra TESS, secondo questo comunicato stampa del MIT, è che tra il 1600 e il 2700 i pianeti si possono trovare nei primi due anni di osservazioni, comprese tra 100 e 300 piccoli mondi rocciosi. La luce prodotta dalle curve dei transiti planetari osservati dal TESS sarà poi approfondita dal James Webb Space Telescope.
Nel frattempo, continuiamo a guardare lo sviluppo del telescopio Webb con grande interesse. Mark Clampin (NASA GSFC), discute la possibilità di spettroscopia planetaria in uno strumento originariamente progettato per cercare prima le galassie. JWST sarà in grado di estrarre un sacco di informazioni da un transito planetario.
 

Il James Webb Space Telescope (JWST) è un osservatorio orbitante a raggi infrarossi, che andrà ad integrare ed estendere le scoperte del telescopio spaziale Hubble, con una  maggiore lunghezza d'onda e una sensibilità notevolmente migliorata. Le lunghezze d'onda maggiori potranno permettere al JWST di guardare molto più da vicino l'inizio del tempo e dare la caccia per la formazione inosservata delle prime galassie, così come scrutare dentro le nubi di polvere in cui le stelle e sistemi planetari si formano oggi.

Data di lancio 2014
Propulsore di lancio Ariane 5 ECA
Durata Missione 5-10 anni
Massa totale del carico Approssimativamente  6200 kg
Diametro del primo specchio ~6.5 m (21.3 ft)
Apertura dello specchio principale 25 m2
Materiale dello specchio beryllium
Peso dello specchio 705 kg
Lunghezza focale 131.4 metri
Number of primary mirror segments: 18
Risoluzione ottica ~0.1 arc-seconds
Copertura lunghezza d'onda 0.6 - 28 microns
Ampiezza dello scudo ~22 m x 12 m (72 ft x 39 ft)
Orbita 1.5 million km from Earth at L2 Point
Temperatura operativa under 50 K (-370 °F)

Obiettivi della missione
  • Ricerca  galassie primordiali o oggetti luminosi formati dopo il Big Bang.
  • Determinare come le galassie si sono evolute dalla loro formazione fino ad ora
  • Osservare la formazione di stelle dalle prime fasi alla formazione di sistemi planetari
  • Misurare le proprietà fisiche e chimiche dei sistemi planetari e investigare il potenziale per la vita in quei sistemi
JWST Instruments
  • Near Infrared Camera (NIRCam)
  • Near Infrared Spectrograph (NIRSpec)
  • Mid Infrared Instrument (MIRI)
  • Fine Guidance Sensors (FGS)
Importanti innovazioni
  • Leggero ottica
  • Tettuccio Deployable
  • Folding specchio segmentato
  • Improved Detectors
  • Attuatori criogenici e controllo specchio
  • Micro-persiane 
JWST sarà in grado di dirci se la vita esista su mondi lontani terrestre? Probabilmente no.
Un vero gemello della Terra sarebbe troppo piccolo per emettere abbastanza luce infrarossa dalla sua atmosfera per il telescopio Webb. Eppure, ogni volta che gli scienziati fanno dichiarazioni prudenti, qualcuno prova che si sbagliavano.

A cura di Arthur McPaul

fonti:
http://www.centauri-dreams.org/?p=11098
http://space.mit.edu/TESS/Mission_presentation/Welcome.html
http://www.jwst.nasa.gov/ 
http://exoplanetology.blogspot.com

sabato 23 gennaio 2010

Nuove prospettive planetarie per Centauri B



Oltre il 20% dei pianeti che abbiamo scoperto attorno ad altre stelle sono sistemi binari.
E 'interessante dare uno sguardo da vicino a questi esempi. La maggior parte dei pianeti attorno a stelle binarie sono noti come 'ampio S-type,' il che significa che la stella compagna orbita intorno alla stella interna del pianeta a una distanza di oltre 100 UA. Diamo un'occhiata per esempio a GJ86b, γ b Cephei e HD41004b.
Nel nostro caso stiamo cercando tre pianeti in sistemi binari stretti, con una separazione tra le stelle di 20 AU o meno.  Alpha Centauri A e B formano una binaria stretta con un semiasse maggiore di 23,4 UA.

Abbiamo la caccia di tre pianeti  nelle Centauri e il lavoro Debra Fischer essere deve essere compensatao dal team di Michel Mayor's a La Silla e sarà integrato da una nuova ricerca con il John Observatory in Nuova Zelanda. La ricerca non sarà lunga (mesi probabilmente) prima che venga detta qualche parola su pianeti attorno a queste stelle. La questione da risolvere è sulle perturbazioni gravitazionali causatie dalla vicinanza delle due stelle. Varie simulazioni hanno dimostrato che i pianeti di massa terrestre pòtrebbero esistere, ma studi recenti si sono chiesti se gli embrioni dei pianeti possono formarsi e rimanere stabili.

Gli astronomi Ji-Xie Wei, Jian Ge (Nanjing University, Cina) e Ji-Lin Zhou (University of Florida) hanno creato una serie di simulazioni per stimare quanto tempo occorra ai planetesimi incorporati in un disco protoplanetario per trasformarsi in embrioni planetari. Questo sta diventando rapidamente la questione chiave. Quello che sappiamo finora è che il limite superiore di massa di un pianeta in questo sistema è di 2,5 masse gioviane intorno Centauri A e 3,5 masse gioviane intorno Centauri B. Questo lascia  la possibilità di pianeti di massa inferiore se questo sistema permetterà la formazione di embrioni planetari. Il problema è che le simulazioni hanno assunto più di un disco di tali embrioni, come punto di partenza e hanno seguito lo sviluppo del pianeta da quel punto.

Dal documento:

    ... La domanda che rimane è se questi embrioni si possano formare. Thébault at al. (2009) ha recentemente affrontato questo problema analizzando le condizioni per l'accrescimento dei planetesimi .
Essi concludono che embrioni planetari attraverso la formazione di accrescimento sembrano impossibilei intorno a α CenB, a meno che, la separazione binaria è stata più ampia nelle sue fasi iniziali. Tuttavia, le loro conclusioni sono limitate nel caso di assoluta complanare, dove la pendenza tra il disco di gas e l'orbita stellare binaria è esattamente uguale a zero ...

Ji-Xie Wei e il suo team riaprono il caso per estendere il lavoro di Thébault e includono l'effetto di inclinazioni binarie. Sviluppano un nuovo modello testato attraverso la simulazione per studiare se la zona di 0,5-2,5 UA circa di Centauri B può consentire di formare i pianeti. Le simulazioni variano la densità del disco di gas, nonché la propensione binaria e lavorano con le variabili come la distribuzione di massa del planetesimo, il tasso di incidenza e la frazione di accrescimento delle collisioni giungendo ad una conclusione:  l'accrescimento dei planetesimi in embrioni planetari prende significativamente forma più lunga in questo ambiente binario che intorno alle stelle singole, che non favoriscono la formazione del gas inpianeti giganti, ma la formazione dei più piccoli mondi terrestri è possibile.

Lasciatemi citare il paragrafo conclusivo su questo:
I nostri risultati confermano i recenti lavori Guedes et al. (2008), che ha dimostrato come al Terra e i pianeti di massa terrestre possono essersi formati nei pressi della zona abitabile (0,5-0,9 UA) di α CenB se il disco era inizialmente composto da embrioni planetari di massa lunare. La zona di accrescimento possibile mostrata in questo documento è all'incirca tra 1-2 UA, che ben si abbina con la loro zona di formazione del pianeta (0,5-2,0 ~ AU) ... Inoltre, al momento della stesura di questo documento, si nota un risultato promettente da Payne et al. (2009), che pianeti simili alla Terra possono formarsi anche nella zona abitabile di α CenB sistemi tipo binario attraverso l'emigrazione dalla zona di accrescimento interiore imperturbabile (all'interno di ~ 0,7 UA). Pertanto, dalla combinazione di questi studi ... e le nostre simulazioni, è del tutto possibile che un pianeta abitabile simile alla Terra potrebbe essere nascosto intorno ad α CenB.

E' una buona notizia per gli appassionati del pianeta, naturalmente, ma dovremmo ottenere dati concreti per misurare queste simulazioni al più presto. La carta è Ji-Xie Wei et al. "Accrescimento di planetesimi  in sistemi binari: Possono formarsi pianeti attorno ad α Centauri B?" Astrophysical Journal 708, pp. 1566-1578 (abstract / preprint).

traduzione a cura di Arthur McPaul

link:
http://www.centauri-dreams.org/?p=11083