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domenica 26 luglio 2015

Kepler scopre la prima terra abitabile


Era nell'aria da tempo. La NASA ha confermato la scoperta del iprimo pianeta terrestre abitabile, vicino ad una stella simile al Sole.
Questa scoperta presentata assieme ad altri 11 nuovi piccoli pianeti candidati nella loro zona abitabile, segna un'altra pietra miliare nel cammino per trovare la vita aliena nel cosmo


Kepler-452b è il più piccolo pianeta finora scoperto in orbita nella zona abitabile intorno ad una stella di tipo G2 come il nostro Sole. La conferma di Kepler-452b porta il numero totale degli esopianeti a 1.030.

"Nel ventesimo anniversario dalla scoperta del primo esopianeta, ci stiamo avvicinando a quelli più simili alla Terra", ha dichiarato John Grunsfeld, amministratore associato del Science Mission Directorate della NASA presso il quartier generale dell'agenzia a Washington.

Kepler-452b è il 60% più grande della Terra ed è considerato una "super terra". Mentre la sua massa e la composizione non sono ancora determinati, ricerche precedenti suggeriscono che i pianeti delle dimensioni di Kepler-452b hanno una buona probabilità di essere rocciosi.

Kepler-452b è più grande della Terra ma la sua orbita di 385 giorni è solo il 5% più lunga. Il pianeta è il 5% più distante dalla sua stella Kepler-452 rispetto alla Terra dal Sole. La sua età è di 6 miliardi di anni, 1,5 miliardi anni più vecchio del nostro Sole, ha la stessa temperatura, ma è il 20% più luminoso e ha un diametro del 10% in più.

"Possiamo immaginare Kepler-452b come un vecchio e più grande cugino della Terra", ha detto Jon Jenkins, che ha scoperto Kepler-452b. "È maestoso pensare che questo pianeta abbia speso 6 miliardi di anni nella zona abitabile della sua stella, avendo una notevole opportunità per sviluppare la vita e le condizioni per la vita necessarie".

Per contribuire a confermare la scoperta e meglio determinare le proprietà del sistema Kepler-452, il team ha condotto le osservazioni terrestri presso l'Università del Texas all'Austin McDonald Observatory, all'Osservatorio Fred Lawrence Whipple sul Monte Hopkins, in Arizona, e al WM Keck Observatory in cima Mauna Kea alle Hawaii. Queste misurazioni sono state fondamentali per i ricercatori al fine di confermare la natura planetaria di Kepler-452b, per affinare le dimensioni e la luminosità della sua stella e ridurre le dimensioni del pianeta e conoscere la sua orbita.

Il sistema di Kepler-452 si trova a 1.400 anni luce di distanza dalla Terra, nella costellazione del Cigno. Il documento di ricerca che ha segnalato il ritrovamento è stato accettato per la pubblicazione sull'Astronomical Journal.

Oltre a confermare Kepler-452b, il team di Kepler ha aumentato il numero di nuovi candidati esopianeti a 521 dalle loro analisi di osservazioni condotte tra il maggio 2009 ed il maggio del 2013, mentre il numero dei pianeti candidati rilevati dalla missione Kepler è di 4.696. I candidati richiedono osservazioni e analisi di inseguimento per verificarne a loro reale esistenza.

Dodici dei nuovi candidati pianeti, hanno un diametro compreso tra le 1-2 volte quello terrestre, ed orbitano nella zona abitabile della loro stella. Di questi, nove orbitano attorno a stelle simili al nostro Sole in termini di dimensioni e temperatura.

"Siamo stati in grado di automatizzare completamente il nostro processo di identificazione dei candidati pianeti, il che significa che possiamo finalmente valutare ogni segnale di transito tra i dati, in modo rapido e uniforme", ha dichiarato Jeff Coughlin, scienziato presso l'Istituto SETI a Mountain View in California, che ha condotto le analisi. "Questo dà agli astronomi una popolazione statisticamente valida di candidati per determinare con precisione il numero di piccoli pianeti, forse rocciosi come la Terra, nella nostra galassia Via Lattea".

Gli scienziati ora stanno producendo l'ultimo catalogo basato sul set di dati di quattro anni della missione Kepler. L'analisi finale sarà condotta utilizzando il sofisticato software sempre più sensibile alle minuscole tracce rivelatrici di pianeti di dimensioni terrestri.

Traduzione e adattamento a cura di Di Paola Vito

Fonte http://www.sciencedaily.com/releases/2015/07/150721193957.htm






venerdì 12 luglio 2013

Un Pianeta Blu Cobalto





Gli astronomi che utilizzano l'Hubble Space Telescope della NASA hanno dedotto il colore in luce visibile di un pianeta, in orbita intorno ad un'altra stella a 63 anni luce di distanza.

Se visto direttamente sarebbe simile ad un "punto blu", che ricorda il colore della Terra vista dallo spazio.
Ma la sua atmosfera diurna è di quasi 2.000 gradi Fahrenheit e forse piove vetro con venti a circa 4.500-miglia/h.

Il colore blu cobalto non proviene dalla riflessione di un oceano tropicale, ma da una vaga atmosfera di un blu tipo fiammelle e forse da nubi in alta quota con particelle di silicato.
La temperatura di condensazione dei silicati potrebbe formare piccolissime gocce di vetro che si disperdono la luce blu più di quella rossa.

Il mondo alieno assai turbolento, catalogato come HD 189733b, è uno degli esopianeti più vicini alla Terra, ed è stato intensamente studiato da Hubble e di altri osservatori e la sua atmosfera è drammaticamente mutevole ed esotica.
"Noi ovviamente non sappiamo molto sulla fisica e sulla climatologia delle nubi di silicato, per cui stiamo esplorando un nuovo campo della fisica dell'atmosfera", ha detto il membro del team Frédéric Pont, dell'Università di Exeter, Inghilterra sud-occidentale, il Regno Unito.

Il team ha utilizzato lo spettrografo sull'Hubble per misurare le variazioni del colore della luce dal pianeta prima, durante, e dopo il passaggio del pianeta dietro alla stella madre. Questa tecnica è possibile perché l'orbita del pianeta è inclinata vista dalla Terra, pertanto, passa ordinariamente davanti e dietro la stella.

Hubble ha misurato una piccola goccia di luce, circa una parte su 10.000: "Abbiamo visto la luce diventare meno brillante nel blu, ma non nel verde o nel rosso. Ciò significa che l'oggetto scomparso è azzurro perché la luce mancava nel blu, ma non nel colore rosso", ha detto Pont.

Lo studio é pubblicato sull'Astrophysical Journal Letters.
Dalle osservazioni precedenti erano emerse le evidenze della diffusione della luce blu sul pianeta. Ma questa ultima osservazione di Hubble dà conferma e lo evidenza, hanno detto i ricercatori.

Il pianeta HD 189733b è stato scoperto nel 2005. A distanza di solo 2,9 milioni di chilometri dalla sua stella, il pianeta è così vicino che è gravitazionalmente in "rotazione sincrona", in modo che un lato si affaccia sempre verso la stella e l'altro è sempre buio.

Nel 2007 il telescopio spaziale Spitzer della NASA ha misurato la luce infrarossa o calore, del pianeta. Questa osservazione ha prodotto una delle prime mappe di temperatura in assoluto di un pianeta extrasolare.
La mappa mostrava che le temperature del lato diurno e notturno differivano di circa 500 gradi Fahrenheit. Questa differenza di temperatura dovrebbe causare forti venti che corrono dalla parte in giorno alla parte in notte.

Le osservazioni complementari di Hubble nella luce visibile hanno ridotto le possibili contaminazioni di luce dal bagliore proprio del pianeta e si sono concentrate sulla composizione atmosferica.

Pont avverte che è difficile sapere esattamente che cosa causi il colore dell'atmosfera di un pianeta, anche per i pianeti del Sistema Solare. Per esempio, Giove è rossastro a causa di sconosciute molecole di colore rosso che trasporta nella sua alta atmosfera. Venere non riflette la luce ultravioletta (UV) a causa di un assorbitore UV sconosciuto presente nella sua atmosfera.
La Terra sembra blu dallo spazio perché gli oceani assorbono le lunghezze d'onda rosse e verdi più fortemente del blu. Inoltre, gli oceani riflettono il cielo terrestre, dove le più brevi lunghezze d'onda blu del Sole sono selettivamente disperse mediante l'ossigeno atmosferico e le molecole di azoto in un processo chiamato diffusione di Rayleigh.

A cura di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2013/07/130711102859.htm

Foto:
(Credit: NASA, ESA, and G. Bacon (STScI))

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mercoledì 15 maggio 2013

Scoperto il Pianeta Einstein



La scoperta di nuovi mondi è ancora una sfida ardua per le odierne tecnologie, in quanto essi sono piccoli, deboli e vicino alle loro stelle. Le due tecniche più prolifiche in tal senso sono la velocità radiale (che studia l'oscillazione stelle) e il transito (oscuramento stellare). Un gruppo di ricercatori dell'Università di Tel Aviv e dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CFA) hanno appena scoperto un pianeta extrasolare con un nuovo metodo che si basa sulla teoria speciale della relatività di Einstein.


"Siamo alla ricerca di effetti molto sottili. Avevamo bisogno di misurazioni d'alta qualità di luminosità stellari, ovvero accurate parti per milione", ha detto il membro del team David Latham del TUF.
"Questo è stato possibile grazie ai dati del telescopio spaziale della NASA, Keplero", ha aggiunto l'autore Simchon Faigler della Università di Tel Aviv, Israele.


Sebbene Kepler sia stato progettato per scoprire pianeti in transito, questo pianeta non è stato identificato con il metodo del transito ma grazie ad una tecnica proposta per primo da Avi Loeb, del TUF e dal suo collega Scott Gaudi (ora presso l'Ohio State University) nel 2003.
Il nuovo metodo ricerca i tre piccoli effetti che si verificano contemporaneamente, quando un pianeta orbita intorno alla stella. L'effetto "raggiante" di Einstein causa alla stella un'illuminazione mentre si muove verso di noi, e un affiocamento mentre si allontana.


I brillamenti sono il risultato dei fotoni che si "accumulano" in energia, così come la luce che viene focalizzata nella direzione del moto della stella causando effetti relativistici.
"Questa è la prima volta che questo aspetto della teoria della relatività di Einstein è stata usata per scoprire un pianeta", ha detto il co-autore Tsevi Mazeh dell'Università di Tel Aviv.
Il team ha anche esaminato i segni che la stella è stata allungata dalle maree gravitazionali del pianeta orbitante. La stella appare più luminosa a causa della maggior superficie visibile e viceversa. Il terzo piccolo effetto è dovuto alla luce stellare riflessa dal pianeta stesso.
Una volta che il nuovo pianeta è stato identificato, esso è poi stato confermato da Latham utilizzando le osservazioni della velocità radiale, con lo spettrografo TRES sul Whipple Observatory in Arizona, e da Lev Tal-Or (Tel Aviv University) utilizzando lo spettografo SOPHIE presso l'Osservatorio Haute-Provence in Francia.


Uno sguardo più da vicino ai dati di Keplero ha anche mostrato che il pianeta transita di fronte alla sua stella, fornendo ulteriore conferma.
Il Pianeta di Einstein, formalmente conosciuto come Kepler-76b, è un gioviano caldo che orbita intorno alla sua stella ogni 1,5 giorni. Il suo diametro è circa il 25% più grande di Giove e pesa il doppio. Orbita attorno a una stella di tipo F posta a circa 2.000 anni luce dalla Terra, nella costellazione del Cigno.


Il pianeta è in rotazione sincrona alla sua stella, il che mostra sempre la stessa faccia, proprio come la Luna con la Terra. Come risultato, Kepler-76b ha una temperatura di circa 3.600 gradi Fahrenheit.
È interessante notare che il team ha trovato una forte evidenza che il pianeta ha velocissimi jet-stream ventosi che trasportano il calore intorno ad esso. Di conseguenza, il punto più caldo su Kepler-76b non è il punto substellare ("Mezzogiorno di fuoco"), ma una posizione compensata a circa 10.000 miglia. Questo effetto era stato osservato innprecedenza soltanto su HD 189733b e solo in luce infrarossa con il telescopio spaziale Spitzer.


Questa è la prima volta che delle osservazioni ottiche hanno mostrato l'evidenza di jet stream da parte di un esopianeta.
Anche se il nuovo metodo non riesce a trovare i mondi delle dimensioni della Terra, offre agli astronomi un'occasione di scoperta unica. Diversamente dalle ricerche della velocità radiale, non richiede spettri di alta precisione. Diversamente ai transiti, non richiede un preciso allineamento del pianeta con la stella per essere visto dalla Terra.
"Ogni tecnica di caccia dei pianeti extrasolari ha i suoi punti di forza e di debolezza. Ed ogni nuova tecnica si aggiunge all'arsenale di tecniche che ci permetteranno di scoprire nuovi pianeti", ha detto Avi Loeb.
Kepler-76b è stato identificato dall'algoritmo BEER, il cui acronimo sta per "Relativistic BEaming, Ellipsoidal, and Reflection/emission modulations". BEER è stato sviluppato dal professor Tsevi Mazeh e il suo allievo, Simchon Faigler, presso Università di Tel Aviv, Israele.
Il documento che annuncia questa scoperta è stato accettato per la pubblicazione sul The Astrophysical Journal ed è disponibile on-line.


Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2013/05/130513152840.htm


A cura di Arthur McPaul


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domenica 7 aprile 2013

Stella Morta Deflette la Luce della sua Compagna


Il telescopio spaziale della NASA Kepler, ha osservato gli effetti di una stella morta piegare la luce della sua compagna stella rossa.

I risultati sono tra le prime rilevazioni di questo effetto previsto dalla relatività generale nelle stelle binarie.
La stella morta, chiamata anche nana bianca, è il nucleo bruciato di quello che era una stella come il nostro Sole.
Anche se la nana bianca è fisicamente più piccola della nana rossa, è più massiccia. Quando la nana bianca passa davanti alla sua stella conpagna, la sua gravità causa la deflazione della luce di quest'ultima.

"Questa nana bianca è delle dimensioni della Terra, ma ha la massa del Sole", ha dichiarato Phil Muirhead dell'Istituto di Tecnologia della California e autore principale dei risultati che pubblicati il 20 aprile sulla rivista Astrophysical Journal.

Il gruppo di ricerca ha utilizzato le misurazioni ultraviolette della stella chiamata (Kepler Object of Interest) KOI-256 ripreso dal Galaxy Evolution Explorer (GALEX), un telescopio spaziale della NASA gestito dalla Caltech.

Le osservazioni GALEX sono state condotte da ricercatori della Cornell Jamie Lloyd, Kevin Covey, al Lowell Observatory, e Lucianne Walkowicz della Princeton University, e Evgenya Shkolnik del Lowell Observatory.

Lo studente laureato e co-autore Jim Fuller ha anche fatto un'analisi teorica dello star system, nel contesto delle sue future e passate evoluzioni.
La nana rossa orbita attorno alla nana bianca in soli 1,4 giorni. Questo periodo orbitale è così breve che le stelle hanno già subito una fase di "comune", in cui la nana rossa ha orbitato all'interno degli strati esterni della stella cui si è formata la nana bianca, ha spiegato Fuller.

Inoltre, il periodo orbitale breve comporta che tra qualche miliardo di anni, l'intensa gravità della nana bianca risucchierà fuori il materiale dalla nana rossa, formando un disco di accrescimento caldo in caduta materiale attorno alla nana bianca.
"Questo sistema è particolarmente interessante perché ci permette di caratterizzare con precisione lo stato pacifico di questi sistemi prima che inizi la fase di trasferimento violento di massa", ha detto Fuller.

Il lavoro primario di Keplero è quello di eseguire la scansione di stelle in cerca di pianeti orbitanti.
Finora, Kepler ha individuato più di 2.700 pianeti candidati. È tuttavia ancora in corso ricerca di pianeti simili alla Terra in termini di dimensioni e di temperatura.

Per saperne di più su questo particolare sistema di stelle, Muirhead e colleghi hanno usato anche il Telescopio Hale di Palomar Observatory vicino a San Diego. Utilizzando una tecnica chiamata velocità radiale, hanno scoperto che la nana rossa ha barcollato attorno come una trottola. L'oscillazione era troppo grande per essere parte dell'orbita di un pianeta.
Da ció hanno capito che si trattava di una nana bianca piuttosto che un pianeta gassoso gigante.

Una delle conseguenze della teoria della relatività generale di Einstein è che la gravità piega la luce.
Gli astronomi hanno osservano regolarmente questo fenomeno, spesso chiamato lente gravitazionale, che è stato utilizzato per scoprire nuovi pianeti orbitanti o che fluttuano liberamente.

In questo nuovo studio, gli scienziati hanno usato la lente gravitazionale per determinare la massa della nana bianca. Combinando queste informazioni con tutti i dati che hanno acquisito, sono stati in grado di misurare con precisione la massa della nana rossa e le dimensioni fisiche di entrambe le stelle.

Traduzione a cura di Arthur McPaul

Foto in alto:
Rappresentazione artistica del sistema (Credit: NASA/JPL-Caltech)

Fonte
http://www.sciencedaily.com/releases/2013/04/130405094732.htm

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sabato 23 febbraio 2013

Scoperto Il Più Piccolo Esopianeta Da Kepler


Scoperto, grazie al telescopio spaziale Kepler della NASA, ecco il più piccolo esopianeta mai osservato. E' più piccolo di Mercurio e poco più grande della Luna e orbita attorno alla stella Kepler-37 assieme ad altri due pianeti maggiori.

La famiglia dei pianeti extrasolari conosciuti cresce in continuazione, soprattutto grazie al satellite della NASA Kepler. Ma quello descritto su Nature di questa settimana da Thomas Barcly è di gran lunga il più piccolo della famiglia: più piccolo di Mercurio, anzi grande più o meno come la Luna, Kepler-37b dimostra soprattutto quanto si stia affinando la “vista” del satellite Kepler (o meglio, quella degli astronomi che diventano sempre più raffinati nell’analizzarne i dati): mai era stato possibile, usando il metodo del transito (ovvero lo studio di come un pianeta, passando davanti alla sua stella, ne modifica l’emissione luminosa) individuare un pianeta così piccolo. Finora, tutti i pianeti extrasolari studiati erano o di dimensioni simili a quelle della Terra o decisamente più grandi, nella classe dei giganti gassosi come Giove e Saturno.

Il pianetino in questione si trova in orbita attorno alla stella Kepler 37, che vorrebbe dire appunto la trentasettesima stella con attorno un sistema planetario scoperta dal satellite Kepler nel corso della sua survey. E’ una stella abbastanza simile al Sole. Come la lettera “b” lascia intuire, quel pianeta non è da solo. I ricercatori (un team internazionale composto da decine di astronomi, guidati appunto da Barclay del NASA Ames Research Center) ne hanno individuati con certezza almeno tre, di pianeti che orbitano attorno a quella stella.

Quelli designati “c” e “d” sono più prevedibili, nel senso che le loro dimensioni li pongono in linea con la grande maggioranza dei pianeti extrasolari scoperti sinora: rispettivamente 0,742 e 1,99 volte il raggio terrestre, quindi tutti e due della taglia del nostro pianeta. Ma “b” è davvero minuscolo, 0,3 raggi terrestri, che lo pone piuttosto nella classe a cui appartiene la Luna (che ha un raggio pari a un quarto di quello della Terra).

Quasi sicuramente, un pianeta così piccolo non ha né acqua né atmosfera, ed è solo un piccolo mondo roccioso e desolato proprio come Mercurio. Ma la cosa più interessante che ora i ricercatori si chiedono è quanto possano essere comuni pianetini come questo: secondo alcune teorie, più i pianeti sono piccoli più dovrebbero essere abbondanti nella galassia. Ma la verità è che pianeti più piccoli di Mercurio erano stati sì previsti, ma mai osservati prima, e gli astronomi non erano nemmeno sicuri di essere tecnicamente in grado di osservarli. Perché il passaggio di un un pianeta così piccolo davanti alla sua stella ne “oscuri” abbastanza la luce per essere rilevabile da Terra, occorre che si verifichino condizioni particolarmente fortunate in quanto a inclinazione dell’orbita, lunghezze d’onda della luce emessa e così via. In pratica, calcolano i ricercatori, se anche tutte le stella del catalogo di Kepler avessero attorno un pianeta di questo tipo, sarebbe possibile osservarlo solo nello 0,5 per cento dei casi.

A cura di Nicola Nosengo

Fonte
http://www.media.inaf.it/2013/02/20/un-esopianeta-piccolo-piccolo-2/

martedì 19 febbraio 2013

La caccia ai pianeti extrasolari si intensifica


Quando gli astronomi scoprirono il pianeta GJ 1214b in orbita ad una stella a più di 47 anni luce dalla Terra nel 2009, i dati presentavano due possibilità. Poteva essere o un mini-Nettuno avvolto in una spessa atmosfera di idrogeno ed elio o un mondo d'acqua quasi tre volte le dimensioni della Terra.

Jacob Bean presso l'Università di Chicago, ha usato un nuovo metodo chiamato spettroscopia multi-oggetto per analizzare l'atmosfera del pianeta, dai grandi telescopi terrestri. Aiutati dalla tecnologia, Bean e i suoi colleghi stanno superando la sfida di scoprire la composizione dell'atmosfera di pianeti che non era possibile fare solo pochi anni fa.
"Stiamo cercando di distinguere se sono giganti gassosi o qualcosa di fondamentalmente diverso da quello che abbiamo visto nel nostro Sistema Solare, con un clima prevalentemente composto di acqua", ha detto Bean.

La ricerca di pianeti extrasolari è decollata negli ultimi dieci anni, ed è ora una componente crescente del programma di ricerca della University of Chicago. Una stima pubblicata a gennaio ha calcolato che la nostra galassia, la Via Lattea conterrebbe almeno 17 miliardi pianeti delle dimensioni della Terra, con una potenziale percentuale abitata. Perseguire la ricerca dei pianeti extrasolari con i metodi complementari sono Bean e Daniel Fabrycky, un altro assistente professore di astronomia e astrofisica.

Bean ha ricevuto la possibilità di utilizzare l'Hubble per continuare le sue osservazioni su GJ 1214b. Gli studi precedenti delle atmosfere planetarie avevano coperto 10-20 orbite. Bean ha utilizzato una tecnica chiamata spettroscopia di trasmissione per misurare la composizione chimica dell'atmosfera del pianeta con una precisione senza precedenti.

Ma ora Bean mira a costruire un sistema che sia perfettamente adatto e ottimizzato per studiare le atmosfere dei pianeti extrasolari, tra cui quella di GJ 1214b.
"I dati attuali suggeriscono un clima prevalentemente composto da acqua, ma non è un risultato definitivo" ha detto Bean. "Ci potrebbero essere degli scenari ancora più esotici che non siamo in grado di escludere".

"Se GJ 1214b fosse un mondo d'acqua, sarebbe molto diverso da qualsiasi cosa nel nostro Sistema Solare", David Charbonneau, il cui team ha scoperto il pianeta.

A partire dagli anni '90, i cacciatori di pianeti extrasolari inizialmente erano solo in grado di trovare pianeti giganti, come Giove perché erano più grandi, ma negli ultimi anni, hanno iniziato a perseguire un nuovo obiettivo più interessante: trovare pianeti che siano più simili alla Terra. Una spinta importante lungo questo fronte è stato dato dalla missione Kepler lanciata nel 2009, che sta cercando esopianeti attorno alle stelle simili al Sole.

"Kepler è sul punto di trovare piccoli pianeti nella zona abitabile intorno alle stelle simili al Sole", ha detto Fabrycky. "Questo è l'obiettivo della missione e siamo quasi arrivati a perseguire l'obiettivo".
Un veterano della ricerca con Keplero, Fabrycky ha misurato con precisione i tempi dei transiti, le eclissi dei mini pianeti al passaggio davanti alle loro stelle. Le incoerenze temporali nei transiti spesso sono il risultato di l'influenza gravitazionale di altri pianeti.
Finora Kepler ha scoperto 105 pianeti confermato e ne ha identificati altri 2740 candidati.

I nuovi telescopi saranno in grado di fare lo stesso tipo di studi sulle atmosfere degli esopianeti più piccoli che potrebbero anche essere abitabili", ha detto infine Charbonneau.

Foto in alto
Il campo di vista del telescopio spaziale Keplero si sovrappone al cielo notturno nell'immagine qui sopra. Lanciato nel 2009, Keplero fino ad ora ha scoperto 105 pianeti confermati e ha identificato altri 2.740 candidati pianeti supplementari. (Credit: Carter Roberts)

Traduzione e adattamento a Cura Di Arthur McPaul

Fonte
http://www.sciencedaily.com/releases/2013/02/130218132351.htm

venerdì 20 luglio 2012

Spitzer Scopre Piccolo Mondo Di Lava Con Possibile Secondo Pianeta


Gli astronomi della NASA grazie alle immagini del telescopio spaziale Spitzer, hanno individuato un possibile esopianeta, più piccolo della Terra.

Il candidato, chiamato UCF-1.01, è situato a soli 33 anni luce di distanza.
Da quando lo Spitzer ha condotto i suoi studi sugli supianeti extrasolari in transito, UCF-1.01 è il primo ad essere stato individuato, più piccolo della Terra, indicando un possibile ruolo anche nell'aiutare a scoprire mondi come il nostro pianeta.

"Abbiamo trovato una forte evidenza per un pianeta molto piccolo, molto caldo e molto vicino alla sua stella, con l'aiuto del telescopio spaziale Spitzer", ha detto Kevin Stevenson presso la University of Central Florida di Orlando.

Stevenson è autore principale dello studio apparso sul The Astrophysical Journal.

Il pianeta è stato trovato inaspettatamente nelle osservazioni di Spitzer. Stevenson e colleghi, stavano studiando il pianeta extrasolare GJ 436b, intorno alla stella nana rossa GJ 436.

Nei dati di Spitzer, hanno notato dei leggeri cali della quantità di luce infrarossa dalla stella, distinti dai buchi causati da GJ 436b. Una revisione dei dati d'archivio ha mostrato che i buchi erano periodici, suggerendo l'ipotesi che potesse esistere un secondo pianeta a bloccare una piccola frazione della luce della stella.

UCF-1.01 sarebbe pertanto di circa 5.200 miglia (8.400 chilometri), o due terzi della Terra. Ruoterebbe abbastanza vicino a GJ 436, a circa sette volte la distanza della Terra dalla Luna, con il suo "anno" che durerebbe solo 1,4 giorni terrestri.

Data questa vicinanza alla sua stella, molto più di quanto lo sia il pianeta Mercurio al Sole, la temperatura superficiale del pianeta sarebbe di oltre 1.000 gradi Fahrenheit (circa 600 gradi Celsius).
Se il candidato pianeta abbia mai avuto un'atmosfera, quasi sicuramente è ormai evaporata da tempo.
UCF-1.01 potrebbe quindi assomigliare ad un pianeta ricco di crateri come Mercurio, geologicamente morto.

Il co-autore Joseph Harrington, anch'egli della University of Central Florida e ricercatore principale della ricerca, ha suggerito un'altra possibilità, che il calore estremo a cui GJ 436 si è sottoposto possa aver sciolto la superficie.

"Il pianeta potrebbe anche essere coperto di magma", ha detto Harrington.

Oltre a UCF-1.01, Stevenson ei suoi colleghi hanno notato accenni di un terzo pianeta, soprannominato UCF-1.02, sempre in orbita GJ 436.
Spitzer ha osservato la prova dei due nuovi pianeti più volte. Tuttavia, anche gli strumenti più sensibili non sono in grado di misurare facilmente le masse dei pianeti extrasolari piccoli come UCF-UCF-1.01 e 1.02, che sono forse solo un terzo della massa della Terra.
Conoscere la massa è prerogativa necessaria per confermare la scoperta e in assenza di ció gli autori della carta stanno cautamente chiamando entrambi i pianeti extrasolari ancora come candidati.

Delle circa 1.800 stelle candidate dal telescopio Kepler per avere sistemi planetari, solo tre hanno pianeti più piccoli della Terra. Tra quelli dello Spitzer, solo un esopianeta potrebbe essere più piccolo, con un raggio simile a Marte, o il 57 per cento quella della Terra.
"Spero che le osservazioni future confermino questi risultati entusiasmanti, che mostrano come lo Spitzer possa essere in grado di scoprire pianeti extrasolari come Marte", ha detto Michael Werner, Project Scientist Spitzer della NASA al Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena, in California:
"Anche dopo quasi nove anni nello spazio, le osservazioni di Spitzer continuano a portarci in direzioni scientifiche nuove e importanti".

Traduzione A cura Di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2012/07/120718114944.htm