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sabato 8 gennaio 2011

Il Global Warming non esiste...? ecco un pò di dati...

Nella scienza c’è solo una cosa migliore delle misure sperimentali eseguite in natura e consiste in altre misurazioni indipendente tutte finalizzate allo stesso scopo. Esistono molte evidenze sperimentali e tutte quante rivelano l’impronta umana nel riscaldamento globale:

L’impronta umana sulla anidride carbonica atmosferica
Che l’aumento della anidride carbonica sia causata dalle emissioni dovute all’Uomo dovrebbe essere ovvio quando si confrontino i livelli di CO2 in atmosfera  e le emissioni di CO2:

Figura 1:livelli di  CO2 ( Linea verde  - Law Dome, East Antarctica e linea blu - Mauna Loa, Hawaii), emissioni cumulative di CO2 espresse in Gt di CO2(linea rossa  - CDIAC).

La conferma che l’aumento della CO2 è dovuto alla attività umana scaturisce dalla analisi dei diversi tipi di CO2 presenti nell’aria. L’atomo di  Carbonio ha diversi isotopi (nuclei con diversi numeri di neutroni). Il Carbonio 12 ha 6 neutroni, il Carbonio 13 ne ha 7. Le piante hanno un rapporto 13C/12C inferiore a quello delle molecole della CO2 atmosferica. Se l’aumento della CO2 atmosferica è dovuto all’uso dei combustibili fossili questo rapporto  13C/12C dovrebbe  essere inferiore ( in quanto il tempo di decadimento degli isotopi  non è eguale). E questo è proprio ciò che si verifica  (Ghosh 2003) ed inoltre il trend segue fedelmente il trend delle emissioni.


Figura 2: emissioni globali annuali di CO2 da uso di combustibili fossili e produzione di cemento in Gt di C per anno (in nero) e medie annuali del rapporto 13C/12C misurato a Mauna Loa dal 1981 al 2002 (in rosso) (IPCC AR4).

Una ulteriore conferma si ottiene dalla misura delle concentrazioni di Ossigeno atmosferico. Quando si usano combustibili fossili il Carbonio dei fossili si unisce all’Ossigeno e dà luogo alla  anidride carbonica. Ad un aumento della CO2 in atmosfera, corrisponde una diminuzione di Ossigeno. Le misure sperimentali mostrano proprio che le diminuzioni di Ossigeno sono in accordo con la combustione dei combustibili fossili.


Figura 3: concentrazioni di CO2 di Mauna Loa, Hawaii (nero) e di Baring Head, New Zealand (blu). Nell’angolo a destra in basso sono riportate le misure di Ossigeno (O2) di Alert (Canada) ,in viola, e di Cape Grim Australia (ciano) (IPCC AR4 2.3.1 adattato da Manning 2006).


Figura 4: Modifiche dello spettro di assorbimento della radiazione IR del 1996 rispetto al 1970 dovute ai gas serra. La “brightness temperature” corrisponde alla temperatura di corpo nero (Harries 2001).

Il fatto che minore quantità di calore fuoriesca dalla Terra verso lo spazio è confermato anche da misure eseguite al suolo che hanno trovato più IR rientrante verso il basso. Diversi studi ne hanno dedotto che ciò è causato da una crescita del’effetto serra
 (Philipona 2004, Wang 2009). Una analisi ad alta risoluzione dei dati spettrali ha permesso ai ricercatori di quantificare l’aumento di radiazione diretta verso il basso dovuto ad  ogni singolo gas serra (Evans 2006). Gli autori hanno così concluso  “questi dati sperimentali dovrebbero porre termine agli argomenti degli scettici che sostengono non esistere prova sperimentale della connessione tra aumento dei gas serra in atmosfera e riscaldamento globale.



L’impronta umana nell’aumento dell’effetto serraCon i satelliti è possibile misurare la radiazioni infrarossa che fuoriesce verso lo spazio. Il confronto dei dati satellitari del 1970 con quelli del 1996 ha evidenziato che una minor quantità di energia sta scappando verso lo spazio in corrispondenza delle lunghezze d’onda nelle quali i gas serra assorbono energia IR (Harries 2001). Nell’articolo si dice appunto che si è trovata “ una evidenza sperimentale diretta di un aumento dell’effetto serra in corso sulla Terra”. Questo risultato è stato confermato anche da altri dati più recenti ottenuti con differenti satelliti (Griggs 2004, Chen 2007).

Figura 5: spettro della radiazione dei gas serra misurato in superficie. L’effetto serra del vapore acqueo è filtrato, ciò che resta è il contributo degli altri gas serra. (Evans 2006).


L’impronta umana nell’andamento della temperatura
Un’altra impronta umana può essere rilevata mirando alle temperature dei diversi strati dell’atmosfera. I modelli climatici prevedono più CO2 dovrebbe provocare aumento della temperatura in troposfera e raffreddamento nella stratosfera. Ciò in quanto il maggior intrappolamento della IR in troposfera fa si che la troposfera stessa contenga più calore e quindi una quantità minore può raggiungere la stratosfera. Questa situazione è in contrasto con l’effetto che dovrebbe verificarsi se il riscaldamento globale fosse dovuto al Sole, in quanto il Sole dovrebbe riscaldare entrambe: stratosfera e troposfera. Invece ciò che osserva, sia da satellite che con palloni sonda, è che la stratosfera si raffredda e la troposfera si riscalda, in accordo con quanto previsto dal riscaldamento dovuto alla CO2.


Figura 6: (A) Cambiamento della temperatura nella bassa stratosfera, osservata dai satelliti (UAH, RSS) e con palloni sonda (HadAT2 and RATPAC), relativo al periodo 1979-1997,lisciato con media mobile di 7 mesi. Le principali eruzioni vulcaniche sono indicate dalle linee tratteggiate blu verticali (Karl 2006).

Se l’aumento dell’effetto serra causa riscaldamento, dovremmo aspettarci che il riscaldamento delle notti avverrà prima di quello delle ore diurne. Ciò in quanto l’effetto serra agisce sia di giorno che di notte. Se invece il riscaldamento fosse causato dal Sole dovremmo aspettarci un trend più pronunciato per le temperature diurne. Si osserva invece una diminuzione di notti fredde maggiore della diminuzione di giorni freddi,e un aumento delle notti calde superiore alla crescita di giorni caldi (Alexander 2006). Tutto ciò è in accordo con il riscaldamento da effetto serra.


Figura 7: trends osservati ( in numero di giorni per decennio) per il periodo 1951-2003, del numero di giorni e notti estremamente freddi e caldi. Vengono definiti freddi quelli del 10% più bassi. Caldi quelli del 10% più in alto. La linea arancione il trend decennale (IPCC AR4 FAQ 3.3 adattato da Alexander 2006).

Le evidenze scientifiche del riscaldamento globale vengono meticolosamente raccolte da scienziati in tutto il mondo. Tutto questo materiale comprende osservazioni indipendenti che messo assieme viene a costituire un quadro coerente del riscaldamento globale mondiale:
-         Il nostro pianeta sta subendo uno squilibrio dell’energia e sta continuamente accumulando calore (Hansen 2005, Murphy 2009von Schuckmann 2009, Trenberth 2009)
-         La altezza della tropopausa sta aumentando (Santer 2003, press release)
-         Le correnti a getto si stanno spostando verso le aree polari (Archer 2008, Seidel 2007, Fu 2006)
-         La fascia tropicale si sta restringendo (Seidel 2007, Fu 2006)
-         Il numero dei giorni di caldo record  rispetto al numero dei giorni freddi record è in fase crescente, in particolare la proporzione è oramai 2:1 (Meehle 2009, see press release).
-         E’ in corso uno slittamento delle stagioni nel senso dell’anticipo (Stine 2009)
-         Il raffreddamento e la contrazione della parte superiore della atmosfera è in accordo con quanto previsto dall’aumento dei gas serra (Lastovicka 2008)


Lo scioglimento dei ghiacci-        
Il permafrost dell’artico si sta riscaldando a profondità sempre maggiori (Walsh 2009) e si sta anche degradando (IPCC AR4, section 4.7.2.3)
-         L’innalzamento del livello marino globale è in fase di accelerazione.(Church 2006)
-         La riduzione dei ghiacci antartici è in fase crescente (Velicogna 2009), anche nell’area Est Antartica che preventivamente era ritenuta in condizioni stabili per quanto concerne i ghiacci (Chen 2009)
-         La riduzione dei ghiacci in Groenlandia è in fase di accelerazione (Velicogna 2009, van den Broeke et al 2009)
-         I ghiacciai si stanno globalmente restringendo ed in fase accelerata (WGMS 2008)
-         La riduzione dei ghiacci marini in Artico sta progredendo ad un ritmo che supera di un fattore 3 quanto previsto dai modelli (Stroeve 2007).
-         I laghi ed i fiumi dell’emisfero Nord si ricoprono di ghiaccio più tardi e si scongelano sempre prima (Magnuson 2000, Hodgkins 2005)


Cambiamenti biologici-        
Le specie animali e vegetali rispondono alle primavere precoci , per es. le rane si riproducono prima, gli uccelli nidificano prima, i fiori fioriscono prima, gli uccelli e le farfalle migrano prima (Parmesan 2003)
-         La distribuzione dii alberi, piante, uccelli, mammiferi, insetti, pesci, rettili, invertebrati marini si sta spostando verso i poli (Parmesan 2003)
-         Apparizione precoce delle farfalle a Melbourne (Kearney 2010)
-         L’insieme dei cambiamenti fisici e biologici che si stanno verificando in tutto il globo sono in accordo con l’aumento delle temperature (Rosenzweig 2008)
-         La distribuzione delle piante si sta muovendo verso aree a maggiore elevazione (Lenoir 2008)
-         La fioritura nel Regno Unito sta avvenendo con un anticipo mai manifestatosi negli ultimi 250 Amano 2010)
-         Anticipo della  apparizione della farfalla di Melbourne : 1.6 giorni per decennio (Kearney 2010).
-         Declino della popolazione delle lucertole (Sinervo 2010)
-         Riduzione senza precedenti della produttività primaria del lago Tanganika dovuta ad un riscaldamento senza precedenti.(Tierney 2010)



I dati sull'aumento di Co2
Da osservazioni dirette risulta che la crescita rapida della CO2 è dovuta alla attività dell’Uomo. Le misurazioni da satellite ed in superficie trovano che una minor quantità di energia sta scappando verso lo spazio nelle lunghezze d’onda di assorbimento della CO2. Misure di temperatura sugli oceani ed al suolo evidenziano che il pianeta continua ad accumulare calore. Ciò fornisce una evidenza sperimentale che le emissioni antropiche di CO2 causano un riscaldamento globale.
  Le  osservazioni dirette che confermano che il genere umano sta provocando il riscaldamento globale sono qui riassunte:

Stiamo facendo aumentare le concentrazioni di CO2
Le emissioni di anidride carbonica sono riportate in tabulati statistici, inerenti l’energia prodotta da carbon fossile, torba, greggio di ogni nazione e singolo anno che risalgono addietro fino al 1751. Le emissioni di CO2 sono aumentate in modo esponenziale nell’ultimo secolo portandosi nel 2006 al livello di 29 miliardi di tonnellate annue (EIA).
Le concentrazioni di CO2 atmosferica sono misurate in centinaia di stazioni nell’intero pianeta. Altri tipi di misure sono eseguite con campioni prelevati da aerei e rilevate da satellite. Nel periodo precedente il 1958 le concentrazioni di CO2 sono ottenute dalla bolle d’aria intrappolate in campioni di ghiacci polari. Nell’era preindustriale e nei precedenti 10mila anni la CO2 è stata relativamente stabile con valori compresi tra 275 e 285 ppm. Negli ultimi 100 anni è aumentata di circa 100 ppm. Attualmente la quantità di CO2 presente nella atmosfera cresce di circa 15 Gt per anno.



Figura  1:linea superiore,  livelli di CO2 presenti in atmosfera ( la parte verde si riferisce alle carote di ghiaccio di Law Dome ice core, la parte blu a  Mauna Loa, Hawaii), la linea inferiore si riferisce alle emissioni cumulative di CO2 (CDIAC).Malgrado la CO2 atmosferica normalmente si indichi in concentrazione (ppm) qui  viene riportata la quantità di CO2 residente in atmosfera. Le emissioni di CO2 sono riferite a  combustibili fossili,produzione di cemento e gas combusti.

Gli uomini emettono una quantità doppia rispetto a quelle che resta in atmosfera. La natura provvede a ridurre il nostro impatto sul Clima assorbendo il 50% di quanto emettiamo. La quantità di CO2 che resta in aria , chiamata frazione aerotrasportata, è salita del 43% circa dal 1958.

La CO2 intrappola il calore
Secondo la fisica dei processi radiativi ed alla luce di decenni di misure di laboratorio,ci si attende che la maggior quantità di CO2 presente in atmosfera assorba più radiazione infrarossa in uscita verso lo spazio. Nel 1970 la NASA ha lanciato il satellite IRIS che misura lo spettro IR. Nel 1996 la Agenzia Spaziale Giapponese a sua voltà lanciò il satellite IMG che resitra analoghe osservazioni. Entrambi i set di dati sono stati confrontati per individuare eventuali modifiche della radione uscente nel periodo i 26 anni intercorso (Harries 2001).
Ciò che è emerso è che c’è stata una caduta della radiazione uscente in corrispondenza delle lunghezze d’onda di assorbimento di energia di gas serra quali CO2 e Metano (CH4). La modificazione della radiazione uscente è consistente con quanto teoricamente ipotizzato. Questa ricerca ha fornito una “diretta sperimentale evidenza di un significativo aumento dell’effetto serra sulla Terra”. Questo risultato è stato confermato in pubblicazioni successive basate su dati di satelliti lanciati in seguito. (Griggs 2004, Chen 2007).

Figura 2: modifiche dello spettro di assorbimento della IR intervenute nel periodo 1970 al 1996 dovute a gas in traccia. La temperatura di brillanza indica la temperatura equivalente di corpo nero.(Harries 2001).


Quando i gas serra assorbono energia IR, l’energia riscalda l’atmosfera che a sua volta reirradia radiazione IR in tutte le direzioni. Una parte di questa energia ritorna verso la superficie della terrestre. Quindi dobbiamo attenderci di ritrovare più radiazione IR diretta verso il basso. Misure in superficie nel periodo 1973-2008 hanno trovato un trend crescente di radiazione IR rientrante verso la Terra.(Wang 2009).

Un altro studio a livello regionale sulle Alpi centrali ha trovato aumento di radiazione IR diretta verso il basso a causa dell’incremento dell’effetto serra (Philipona 2004).E’ stato fatto un passo ulteriore attraverso un analisi ad alta risoluzione dei dati spettrali, gli scienziati hanno concluso che è possibile attribuire quantitativamente l’aumento della radiazione verso il basso ad ogni singolo gas serra  (Evans 2006). Questi risultati permettono agli autori di concludere così: "questi dati sperimentali dovrebbero porre fine definitivamente all’argomento degli scettici che sostengono non esistere rapporto tra aumento dei  gas serra e riscaldamento globale atmosferico".


Figura 3: spettro della radiazione dei gas serra misurato alla supeficie. L’effetto serra del vapore acqueo è stato filtrato, quello mostrato nella figura è relativo solo ai restanti gas serra. (Evans 2006).



Il Pianeta sta accumulando calore
Dal momento che c’è più energia in arrivo rispetto a quella che scappa verso lo spazio, il Clima deve accumulare calore. Il calore totale che il Pianeta accumula può essere dedotto sommando il contenuto di calore dell’oceano, dell’atmosfera, del terreno e del ghiaccio (Murphy 2009).Il contenuto di calore dell’oceano è stato calcolato fino a 3000 m di profondità. Il contenuto di calore della atmosfera è stato calcolato dalle registrazioni di temperatura superficiale e dalla capacità termica della troposfera. Il contenuto di calore dei ghiacci terrestri e marini (cioè la energia necessaria a sciogliere i ghiacci) è stato pure incluso.



Figura 4: Contenuto Totale di calore della Terra dal 1950 1950 (Murphy 2009). I dati dell’oceano sono tratti da Domingues et al 2008.
Dal 1970 al 2003 il pianeta ha accumulato calore al ritmo di 190260 GW e la maggior parte della energia è diretta verso gli oceani. Considerando una tipica centrale nucleare da 1 GW, immaginiamo 190mila centrali nucleari che riversano la energia prodotta negli oceani. Che cosa è successo dopo il 2003? E’ stata costruita una mappa del calore dell’oceano dal 2003 al 2008 da misure di calore oceanico fino a 2000 metri di profondità (von Schuckmann 2009). Globalmente gli oceani hanno continuato ad accumulare calore fino a fine 2008 al ritmo di 0.77 ± 0.11 Wm2, in accordo con altre determinazioni dello squilibrio di energia del pianeta. (Hansen 2005, Trenberth 2009). Il Pianeta continua ad accumulare calore..



Figura 5: serie temporale dell’immagazzinamento globale di calore (0–2000 m), misurato  in 108 Jm-2.


Appare chiaramente che stiamo causando il riscaldamento globale. Le emissioni di CO2 di origine umana aumentano con lo stesso trend delle concentrazioni. L’incremento dell’effetto serra è confermato da misure da satellite ed in superficie.. Lo squilibrio dell’energia del pianeta è confermato dalle misure del contenuto totale di calore totale del pianeta e degli oceani.
Chi parla di Era Glaciale o di cause solamente naturali sta dicendo il falso.

venerdì 17 dicembre 2010

Global Warming: al collasso anche l'Antardite?


Gli scienziati hanno da tempo dimostrato che l'Antartide Occidentale sta perdendo ghiaccio, ma non è ancora chiaro il modo in cui utto ciò sta avvenendo. Usando dati provenienti da satelliti di osservazione della Terra e da missioni scientifiche in volo, gli scienziati stanno finalmente scoprendo quali sono le reali cause del feomeno. I risultati, saranno presentati il 15 dicembre in occasione della riunione dell'American Geophysical Union (AGU) a San Francisco, in California.

Una nuova analisi di Ted Scambos e colleghi, glaciologo presso il National Snow and Ice Data Center di Boulder in Colorado, ha messo in evidenza che da più di un decennio, due grandi piattaforme di ghiaccio dell'Antartico stanno crollato. I cambiamenti sono più evidenti nella calotta antartica occidentale e lungo la Penisola Antartica. Una spina dorsale di monti forze che passa venti ad abbandonare la loro umidità come la neve, l'alimentazione dei ghiacciai che a loro volta alimentano la piattaforme di ghiaccio che si protendono verso l'Oceano Meridionale. Più di un decennio fa, drammatici cambiamenti hanno coivolto una serie di piattaforme di ghiaccio, collettivamente chiamatLarsen, lungo la costa nord-est della Penisola Antarica.

Nel 1995, Larsen A è stato il primo a crollare seguito da una perdita ancora maggiore di Larsen B nel 2002. Oggi, ad essere colpiti sono una ulteriore parte di Larsen B e la totalità del vasto Larsen C. Scambos e i colleghi, hanno monitorato le informazioni  utilizzando i dati provenienti dai satelliti come il NASA's Ice, Cloud e Land Elevation Satellite (ICESat) e da precedenti missioni di volo. Essi mostrano che tra il 2001 e il 2006, i ghiacciai di alimentazione di Larsen A e Larsen B hanno perso il 12 miliardi di tonnellate di ghiaccio all'anno, equivalenti al 30% di tutto il ghiaccio perso in tutta la penisola.

Inoltre, la continua cadutra dei ghiacci del ghiacciaio Drygalski, quindici anni dopo la perdita di Larsen A, han lascia intendere che il fenomeno andrà avanti e le perdite dai ghiacciai che alimentavano la Larsen B, continueranno nei prossimi anni. Scambos e un team di colleghi hanno ora puntato gli strumenti sui ghiacciai a sud della zona dove era avvenuto il crollo anticipando che l'ulteriore riscandamento condurrà alla perdita di ulteriori ghiacciai. Gli strumenti e i sorvoli aerei forniranno ulteriori informazioni sul fenomeno in corso e sulla sua entità di propagazione di accelerazione ghiaccio.
Più a sud dell'Antartide occidentale, il Pine Island Glacier, un altro sito che subisce grandi perdite di ghiacci attualmente sta drenando più di 19 chilometri cubi di ghiaccio all'anno dalla calotta antartica occidentale. Continua a peggiorare così rapidamente e gli scienziati vogliono sapere il perché.

Combinando i dati satellitari ed aerei, Bob Bindschadler, un glaciologo con il Goddard Earth Sciences and Technology Center della NASA's Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland, ha ottenuto con successo un quadro più chiaro di tutte le interazioni tra l'oceano, l'atmosfera e il ghiaccio, anche se i dati non provano direttamente queste connessioni.

Bindschadler e i colleghi hanno esaminato le immagini dal satellite Landsat e hanno riscontrato una serie di ondulazioni di ampia superficie, sul pavimento di ghiaccio. Poi gli hanno combinato le ondulazioni con i tempi degli impulsi delle acque calde adiacenti alla piattaforma di ghiaccio. Quando i venti di superficie sono forti, si muovono dall'Oceano Meridionale e sollevano l'acqua calda sulla piattaforma continentale, dove il calore addizionale contribuisce a farli sciogliere.

I dati hanno mostrato che la piattaforma di ghiaccio è diventata fino a 150 metri (492 piedi) più sottile in presenza di acqua calda, consentendo al team di Bindschadler di istituire un collegamento diretto tra il tasso di scioglimento dei ghiacci e la velocità del vento atmosferico. Quando il team ha considerato il calore in entrata e il ghiaccio perso, hanno concluso che solo il 22% del calore è utilizzato nella fusione del ghiaccio.

Se il calore residuo potrebbe sciogliere altro ghiaccio non è cosa nota, ma è chiaro che la circolazione atmosferica ha un ruolo forte sul futuro della piattaforma di ghiaccio e il destino dello strato interno dei ghiacciai. Il vento più forte porterebbe ad una accelerazione della perdita di ghiaccio; I venti deboli avrebbero un effetto stabilizzante.

"In breve, le piattaforme di ghiaccio sono influenzate da ciò che i venti stanno facendo", ha detto Bindschadler. "Più i venti circumpolari antartici continueranno ad aumentare, più le piattaforme di ghiaccio sono a rischio di sciogliomento".

Studinger, scienziato del progetto per la missione NASA "Operazione IceBridge" (una campagna scientifica aerea che compie indagini annuali sulla neve e sul ghiaccio polare) sta aiutando i ricercatori a capire i cambiamenti di Pine Island e di altre regioni critiche lungo l'Antartide e la penisola occidentale.

Dopo aver analizzato i dati del primo dispiegamento della missione nel 2009, il team ha rivelato per la prima volta una curiosa caratteristica sotto la piattaforma di Pine Island: un canale sinuoso, che consente all'acqua calda dell'oceano di raggiungere la linea di messa a terra, causando lo scioglimento della banchisa polare.

Ulteriori informazioni saranno disponibili in tutta l'Operazione IceBridge, che si propone di monitorare i poli della Terra fino a quando avverrà il lancio di ICESat-2, previsto per il gennaio 2016. Nel novembre del 2010, le squadre hanno concluso la seconda campagna antartica durante il quale hanno sorvolato il ghiaccio marino e i ghiacciai principali, con una missione di ritorno oltre Pine Island Glacier. Questi dati saranno utilizzati per affinare le stime di crescita future del livello del mare.

Traduzione a cura di Arthur McPaul

Fonte

giovedì 16 dicembre 2010

Global Warming: Pack Artico ai minimi storici



L'analisi dei dati combinati NSIDC (National Snow and Ice Data Center) e IJIS (IARC-JAXA Information System) confermano un andamento stagionale decisamente sottotono per la banchisa polare artica. Le ripetute colate di aria fredda verso Europa e Russia e le continue intrusioni di aria calda alle alte latitudini rendono ancora difficile il congelamento delle acque marine attorno al circolo polare. Decisamente deficitaria, come è possibile osservare in figura, la situazione sulla Baia di Hudson; qui per il secondo anno consecutivo il ghiaccio fatica ad espandersi a causa della presenza di un'area anticiclonica frequentemente posizionata sulla Groenlandia. Sottomedia anche l'estensione sullo Stretto di Bering e sul Mar di Kara.

L'attuale estensione, misurata da sofisticati satelliti, risulta essere pari a 10 milioni 750 mila chilometri quadrati, circa 1 milione e 500 mila chilometri inferiore a quella media attesa. Dando uno sguardo agli anni passati possiamo concludere che l'attuale estensione si colloca al primo posto nella speciale classifica delle peggiori estensioni di sempre al 10 Dicembre, inferiore persino al “tragico” 2007. Se l'attuale debolezza del vortice polare dovesse continuare nei prossimi mesi, assisteremo tuttavia ad una inversione di rotta con il congelamento di vaste zone marine a latitudini medio alte.

Fonte

Global Warming: in artico riemerge foresta pre-glaciale


La più settentrionale delle foreste del Canada, che sta riemergendo dai ghiacci, sta rivelando come le piante hanno duramente faticato a sopportare un lungo periodo di raffreddamento globale.

I ricercatori ritengono che gli alberi sepolti da una frana e squisitamente conservatesi da 2 agli 8 milioni di anni fa, li aiuteranno a prevedere come l'Artico sta rispondendo al riscaldamento globale.
Essi hanno anche il sospetto che molte foreste potrebbero emergere in tutto il Nord America mentre il ghiaccio artico continua progressivamente a sciogliersi. L'esposizone del legno all'aria lo farà marcire e potrebbe rilasciare notevoli quantità di metano e anidride carbonica in atmosfera capaci di aumentare il riscaldamento globale in atto.


(Isola di Ellesmere, estremo nord del Canada)

Joel Barker, un ricercatore presso il Byrd Polar Research Center e la Scuola di Scienze della Terra alla Ohio State University e leader del team che sta analizzando i resti, illustrerà i primi risultati al congresso dell'American Geophysical Union a San Francisco il 17 dicembre.
Durante l'estate del 2010, i ricercatori hanno recuperato dei campioni di tronchi d'albero spezzati, rami, radici, e persino foglie, tutte perfettamente conservate, a partire dall'Ellesmere Island National Park in Canada.
"Foreste mummificate non sono così rare, ma ciò che rende unico questo sito è la sua estrema latitudine nord. Quando il clima cominciò a raffreddarsi, 11.000 mila anni fa, questo posto fu tra i primi a sentirne gli effetti", ha detto Barker. "E poiché il materiale organico degli alberi s'è conservato, si può ottenere una visione ad alta risoluzione di quanto velocemente è mutato il clima e di come le piante hanno risposto a tale cambiamento".
Barker ha scoperto il deposito nel 2009, quando era  campeggio sull'isola di Ellesmere per un progetto di ricerca indipendente. Ha seguito un consiglio di un guardiano parco nazionale, che aveva notato alcuni legni che spuntavano dal fango accanto a un ghiacciaio in fusione. Questa estate è tornato con i colleghi per uno studio dettagliato della zona.

 (Paesaggio dell'isola di Ellesmere, che va progressivamente scongelandosi dai ghiacci perenni)

L'analisi dei resti è appena iniziato, includendo test chimici e analisi del DNA.
Per ora, i ricercatori hanno identificato le specie di alberi più diffuse sul sito, abeti e betulle. Gli alberi avevano almeno 75 anni quando sono morti, con anelli di crescita molto stretti e foglie sotto dimensione che suggeriscono che stavano soffrendo una grande quantità di stress climatico.
"Questi alberi sono vissuti in un momento particolarmente ruvido nell'Artico", ha spiegato Barker. "Ellesmere Island stava rapidamente cambiando da un ambiente caldo fatto di latifoglie a un ambiente sempreverde, nel suo cammino verso lo sterile paesaggio gelato che vediamo oggi. Le piante hanno dovuto sopportare metà dell'anno tra le tenebre e in un clima di raffreddamento. Ecco perché gli anelli di crescita dimostrano che sono cresciuti così poco e così lentamente".

I colleghi presso l'Università del Minnesota identificando il legno dal deposito, e compiendo l'analisi del polline in un laboratorio commerciale a Calgary, nell'Alberta, hanno rivelato che gli alberi vivevano dai 2 agli 8 milioni di anni fa, durante il periodo del Neogene. Il polline è stata riscontrato soltanto in una manciata di specie vegetali, il che suggerisce che la biodiversità del'Artico aveva già incominciato a soffrire.
Il team sta ora lavorando per identificare altre piante mummificati nel sito, scansionando i resti al microscopio per scoprire eventuali insetti.
Il bosco adesso sta cominciato a marcire, il che significa che rilascerà molto carbonio nell'atmosfera, contribuendo al riscaldamento globale.

David Elliot, professore emerito di Scienze della Terra alla Ohio State, ha dichiarato che la foresta mummificata sull'isola di Ellesmere non costituisce una minaccia immediata per l'ambiente.
"Voglio essere chiaro, il carbonio contenuto nel piccolo deposito che abbiamo studiato è banale rispetto a ciò che si produce quando si guida la macchina" ha detto. "Ma se si guarda a questa scoperta, nel contesto di tutto l'Artico, è una questione diversa. Mi aspetto che altri depositi isolati saranno presto scoperti dal ghiaccio mana mano che esso andrà sciogliendosi e tutta la biomassa, alla fine, porterà biossido di carbonio nell'atmosfera".

"L'Artico Canadese è molto ampio e noi non sappiamo quanti depositi ci siano sepolti dal ghiaccio", ha aggiunto.
Questa ricerca è stata finanziata dal National Science Foundation.

Se grosse porzioni di Artico iniziassero a scioglersi, svelerebbero i loro ambienti sepolti dal ghiaccio per milioni di anni. Questo fenomeno, andrà sicuramente allargandosi nei prossimi decenni, svelandoci come erano un tempo aree ricoperte da vegentazione e magari insediamenti umani o animali non noti alla scienza.
Purtroppo lo scioglimento dei ghiacci porterà ad un innalzamento dei livelli dei mari e molte città sulla costa potrebbero essere per sempre cancellate dalle cartine geografiche.
Il Global Warming è un fenomeno reale e probabilmente ci riguarderà da vicino fin dai prossimi anni.

A cura di Arthur McPaul

mercoledì 3 marzo 2010

I ghiacciai si sciolgono, ma non é colpa dell’ AGW


 Un articolo su Science Daily [http://www.sciencedaily.com/releases/2009/04/090430144535.htm]) afferma: “Nel complesso, i ghiacciai di tutto il mondo sono in calo dal 1860.

In effetti il ritiro dei ghiacciai é una costante dal 1830 circa ed anzi appare con una tendenza piú lenta adesso rispetto al periodo dal 1830 al 2000.



Lo scopo di concentrare sui ghiacciai il dibattito sul clima è discutibile. Le temperature globali sono ovviamente i migliori indicatori della salute dei ghiacciai. I ghiacciai hanno una vita complicata. Ma se i ghiacciai sono in realtà utilizzati per determinare il riscaldamento globale, non c’è nulla nella velocità di calo dei ghiacciai che indica che oggi dovrebbe essere più caldo rispetto al 1940.
Una serie temporale annuale durante 94 anni di 4 ghiacciai alpini è utilizzato per studiare l’effetto del global dimming e della radiazione solare sul bilancio di massa del ghiacciaio. Neve e ghiaccio si scioglievano di piú 1940 rispetto agli ultimi anni, a dispetto delle temperature dell’aria significativamente più elevata nel decennio in corso. 

Le radiazioni ad onde corte durante il periodo estivo a livello mondiale erano nel 1940 un 8% al di sopra della media a lungo termine e significativamente più elevati rispetto a oggi, favorendo una rapida perdita di massa del ghiacciaio. Il dimming (oscuramento) della radiazione solare dal 1950 fino al 1980 è in linea con i tassi di riduzione con cui si fondono e ghiacciai in questo periodo.
A riprova che i ghiacciai durante i millenni hanno subito alti e bassi, indipendentemente dalla asserita influenza della CO2 umana vediamo il diagramma delle temperature rilevate nei ghiacciai della Groenlandia, gli unici che conservano al loro interno i ricordi dei millenni passati.


L´ultima parte del diagramma con la parte rossa é il riscaldamento attuale!! Ma nei millenni passati e nei secoli scorsi il caldo fu ancora maggiore… furono i dinosauri che emettevano molta CO2?
A riprova delle temperature amene nei secoli passati lo scioglimento del ghiacciaio Schnidejoch ha riservato delle sorprese per i climatologi e archeologi svizzeri.
Lo scioglimento dei ghiacci ha portato alla luce, pezzi di tronco di alberi, pezzi di frecce, faretre di cuoio, archi, monete del periodo romano, pezzi di stoffa, pezzi di legno, calzature del periodo medievale, ecc. Il tutto é stato sottoposto alle analisi al carbonio e i manufatti e tronchi di albero sono di varie epoche.

I tronchi di albero datati a circa 8.000 a.C. dimostra che dopo il dryas recente, (11.000 a.C. circa) le Alpi avevano foreste dove adesso ci sono i ghiacciai. Tale conformazione si mantenne con alti e bassi per migliaia di anni. Il cuoio di una faretra mostra che essa fu sepolta nel ghiaccio tutto questo tempo e le analisi al carbonio hanno mostrato una etá di circa 3000 a.c la stessa quasi dell´uomo di Oetzi. Ció dimostra che in quel periodo pastori, cacciatori andavano normalmente sulle cime alpine.

Le monete romane trovate nel ruscello delle acque sciolte del ghiacciao dimostra che i romani utilizzavano regolarmente questa via per attraverasare le Alpi per andare nei territori del Nord Europa. È interessante notare come il declino dell´Impero romano sia associato ad un periodo freddo del clima.
Le parti di calzature medievali trovate dimostrano infine che il periodo caldo medievale fu piú caldo dell´attuale e che contadini e allevatori frequentavano le alte Alpi per le loro attivitá lavorative.

 Ricostruzione del paesaggio alpino durante l'impero romano

Con questo speriamo che quelli che ancora parlano della riduzione dei ghiacciai alpini come prova inconfutabile del riscaldamento attuale causato dalle attivitá umane, rispondano alla domanda: CHI HA RISCALDATO LE ALPI (E TUTTI GLI ALTRI GHIACCIAI DEL MONDO) NEI PASSATI MILLENNI?





sabato 1 agosto 2009

Global Warming

Ma quale Piccola Era Glaciale...??? ...La Terra è sull'orlo di un collasso climatico...
Anche se in queste ultime settimane l'Europa è gli USA sono in ginocchio a causa di freddo e neve, la tendenza al riscaldamento globale della temperatura superficiale globale media è aumentata di 0,5 ° C e 1,0 ° C rispetto alla fine del XIX secolo. Mentre molti ricercatori, dopo lo scandalo Climate Gate, continuano


Global Warming: al collasso anche l'Antardite? 
Gli scienziati hanno da tempo dimostrato che l'Antartide Occidentale sta perdendo ghiaccio, ma non è ancora chiaro il modo in cui utto ciò sta avvenendo. Usando dati provenienti da satelliti di osservazione della Terra e da missioni scientifiche in volo, gli scienziati stanno finalmente scoprendo quali sono le reali cause del feomeno.


Global Warming: Pack Artico ai minimi storici 
L'analisi dei dati combinati NSIDC (National Snow and Ice Data Center) e IJIS (IARC-JAXA Information System) confermano un andamento stagionale decisamente sottotono per la banchisa polare artica. Le ripetute colate di aria fredda verso Europa e Russia e le continue intrusioni di aria calda alle alte latitudini rendono ancora difficile il congelamento delle acque marine attorno al circolo polare.



Global Warming: in artico riemerge foresta pre-glaciale 
La più settentrionale delle foreste del Canada, che sta riemergendo dai ghiacci, sta rivelando come le piante hanno duramente faticato a sopportare un lungo periodo di raffreddamento globale. I ricercatori ritengono che gli alberi sepolti da una frana e squisitamente conservatesi da 2 agli 8 milioni di anni fa, li aiuteranno a prevedere come l'Artico sta rispondendo al riscaldamento globale.


Per Frank Fenner la prova del riscaldamento globale esiste già. Per lui il nostro destino è scritto. “Ci stiamo estinguendo”, dice l’eminente scienziato. “Qualunque cosa facciamo ora è troppo tardi”.