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giovedì 25 aprile 2013

Le cicatrici ghiacciate di Encelado


Arriva dalla sonda Cassini questa spettacolare e dettagliatissima immagine della luna ghiacciata di Saturno. Crepacci, promontori e getti di ghiaccio, acqua e materiali organici ci mostrano il volto di un mondo inquieto dove forse, sotto la crosta, potrebbero trovarsi perfino forme di vita.


Encelado, la sesta tra le lune più grandi di Saturno, ripreso dalla sonda Cassini-Huygens il 31 gennaio 2011 da un’altezza di 81.000 chilometri. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SSI/G. Ugarković

È un fitto intrico di crinali e depressioni ghiacciate quello che ci appare la superficie di Encelado, la più enigmatica tra le lune di Saturno. Questo panorama mozzafiato, ripreso dalla sonda Cassini il 31 gennaio del 2011, è il risultato della tremenda forza di attrazione gravitazionale esercitata da Saturno che deforma il guscio esterno della luna, modellandolo in ripidi promontori che si stagliano al di sopra di profonde fratture.

La netta cicatrice scura che si vede sulla superficie di Encelado nella zona meridionale raggiunge in vari punti profondità anche di un chilometro e nel suo percorso taglia altre strutture morfologiche. Un indizio della sua relativa giovinezza. In contrasto, la regione butterata di crateri a nord viene interpretata come una superficie molto più antica che sinora sembrerebbe sfuggita al processo di rimodellamento visibile nelle zone circostanti.

Ma l’immagine di Encelado ci mostra quella che è la sua caratteristica più spettacolare: lungo parte del bordo meridionale, pennacchi di particelle ghiacciate mescolate a vapor d’acqua, sali e materiali organici vengono letteralmente sparati nello spazio a velocità superiori a 2000 chilometri all’ora. La composizione chimica di questi pennacchi suggerisce che sotto la crosta ghiacciata di Encelado potrebbe celarsi un oceano liquido in grado addirittura di ospitare forme elementari di vita.

A cura di Marco Galliano


Foto in Alto
Encelado, la sesta tra le lune più grandi di Saturno, ripreso dalla sonda Cassini-Huygens il 31 gennaio 2011 da un’altezza di 81.000 chilometri. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SSI/G. Ugarković

Fonte:
Www.Mediainaf.it

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giovedì 4 aprile 2013

Disco Volante Tra Gli Anelli di Saturno?


Nella recente immagine della sonda Cassini, Prometeo, una luna di Saturno che sembra un disco volante, ma che in realtà esercita il ruolo di pastore per l'indisciplinato anello F del pianeta.

Un disco volante tra gli anelli di Saturno? Quello che potrebbe sembrare un pesce d’aprile fuori tempo massimo è in realtà una serissima immagine della missione NASA-ESA-ASI Cassini Huygens che riprende una parte degli anelli del pianeta gigante e uno dei suoi satelliti chiamato Prometeo, una delle due cosiddette “lune pastore”.

L’immagine, pubblicata di recente, è stata realizzata il 15 gennaio 2013 dalla Narrow Angle Camera della missione mentre la sonda inquadrava gli anelli del pianeta da 52 gradi sotto al piano. La fotografia, realizzata nel visibile, è stata scattata mentre la sonda si trovava a circa 1,3 milioni di chilometri da Prometeo, quindi con una risoluzione di 8 Km per pixel. Nell’inquadratura, vicino alla luna schiacciata, l’anello F del pianeta Saturno, stretto e a guardare bene, dalla forma irregolare (la striscia sulla sinistra, più prossima alla luna). Alla sua destra, un secondo anello, denominato A, di dimensioni più evidenti e dalla struttura a fasce. I due anelli attigui A e F (nominati non in ordine di distanza dal sole ma ma in ordine di scoperta) distano tra loro appena 3000 Km. Infine, per chi osserva l’immagine con la dovuta attenzione, sono visibili cinque stelle luminose sul buio del fondo del cielo (una delle quali fa capolino tra l’anello A).

Prometeo, che nell’immagine per un gioco di prospettiva sembra un disco volante uscito da un film di fantascienza degli anni ’60, è in realtà un pezzo di ghiaccio a forma di patata schiacciata, di circa 130 km di lunghezza e con un diametro medio di appena 80 Km. Prometeo è una delle 62 lune di Saturno note finora, scoperta grazie alle immagini scattate dalla missione Voyager nel 1980. Oggi sappiamo che orbita intorno a Saturno molto vicino all’anello F del pianeta insieme alla sua sorella Pandora, con un’orbita altamente caotica, che viene modificata in modo periodico ogni 6 anni circa, quando Prometeo si avvicina a Pandora fino ad una distanza di appena 1400 km. Entrambe le lune costeggiano da vicino l’anello F, Prometeo verso l’interno, Pandora verso l’esterno, e l’attrazione gravitazionale che esercitano sulla polvere dell’anello aiuta a confinare quest’ultimo impedendo che venga disperso. Per questo le due lune vengono chiamate “lune pastore”.

Porprio a causa di queste due presenze l’anello F è molto stretto, e come risulta da una attenta osservazione dell’immagine, è molto più variabile e dinamico di quanto non si pensi. Come in un silenzioso balletto spaziale, l’interazione tra la polvere e le due lune è molto complessa e l’anello F cambia forma a ritmo frenetico, presentando nel giro di poche ore nodi, perturbazioni e ghirigori sempre diversi.

A cura di Livia Giacomini

Foto in alto:
La luna Prometeo e gli anelli F e A del pianeta Saturno in una recente immagine della Casisni-Huygens. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

Fonte:
http://www.media.inaf.it/2013/04/02/prometeo-disco-volante-o-pastore/

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martedì 12 marzo 2013

Viaggio In 3D Nel Sottosuolo di Marte


Grazie al radar Sharad (Shallow Subsurface Radar) dell’ASI, montato a bordo del satellite NASA Mars Reconnaissance Orbiter, un team di ricercatori ha realizzato delle mappe 3D di una serie di canali sotto la superficie di Marte, la cui origine risalirebbe a un'antica inondazione.

Un team di ricercatori ha creato delle nuove mappe 3D del sottosuolo di Marte che mostrano per la prima volta dei canali ormai sepolti, scavati probabilmente da un’antica inondazione.

La ricostruzione è stata possibile grazie al radar Sharad (Shallow Subsurface Radar) dell’Agenzia spaziale italiana (ASI), montato a bordo del satellite della NASA Mars Reconnaissance Orbiter (MRO). Il sistema di canali è stato individuato sepolto sotto la regione vulcanica chiamata Elysium Planitia, che si trova in prossimità dell’equatore. Lungo un migliaio di chilometri, è stato ribattezzato Marte Vallis.

Grazie al radar italiano Sharad, un gruppo di ricercatori statunitensi guidati da Gareth A. Morgan, geologo presso lo Smithsonian Institution di Washington, ha scoperto questi canali ricoperti dalla lava e che si trovano a una profondità doppia rispetto a quanto era stato ipotizzato finora dagli scienziati. I ricercatori hanno anche ricondotto l’inondazione che deve aver prodotto i canali alle cosiddette Cerberus Fossae, un sistema di fratture nella roccia marziana anch’esse ormai sepolte sotto la lava.

«I nostri risultati – ha detto - ci suggeriscono che l’acqua è probabilmente sgorgata da una falda sotterranea, e che è stata liberata dall’attività tettonica o vulcanica locale». «Questo studio dimostra l’importanza di scandagliare il pianeta con l’ausilio di un radar orbitante per comprendere come l’acqua abbia modellato la superficie di Marte».

Lo studio ha coinvolto ricercatori del Goddard Space Flight Center della NASA, del Jet Propulsion Laboratory, del Planetary Science Directorate e dello Smithsonian Institution. Lo studio “3D Reconstruction of the Source and Scale of Buried Young Flood Channels on Mars” è stato pubblicato il 7 marzo su Science.

A cura di Eleonora Ferroni

Foto di apertura
Crediti: NASA/MOLA Team/Smithsonian

Fonte:
http://www.media.inaf.it/2013/03/08/viaggio-3d-nel-sottosuolo-di-marte/
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