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martedì 19 aprile 2011

Civiltà extraterrestri potrebbero vivere al centro di Buchi Neri


Colonie di extraterrestri potrebbero vivere al centro di alcuni Buchi Neri, ospitati in un'area Spazio - Tempo. E' ciò che ha ipotizzato il professore Vyacheslav Dokuchaev dell'Istituto di Ricerca Nucleare dell'Accademia delle Scienze Russa, a Mosca.

Alcuni buchi neri presentano una struttura interna complessa, che permette ai fotoni, alle particelle e ai pianeti di orbitare in una Singolarità centrale, che è la regione di un Buco Nero dove lo Spazio e il Tempo tendono ad essere infiniti, afferma Dokuchaev.
Dokuchaev ritiene che al centro di alcuni Buchi Neri, in determinate condizioni, esiste un'area dove il tessuto dello Spazio - Tempo è ancora presente.

Spiega che se un Buco Nero roteante è sufficientemente grande, può debilitare le forze di marea esistenti oltre gli Orizzonti degli Eventi (è il punto in cui nulla, nemmeno la Luce, può sfuggire alla gravità dei Buchi Neri).
La sopravvivenza dei fotoni, in orbite periodiche stabili all'interno dei Buchi Neri, è già conosciuta dagli scienziati, ma Dokuchaev segnala che le Dimensioni, dove è presente l'Orizzonte degli Eventi, possono ospitare particelle e, anche, stelle che riescono ad esistere senza essere risucchiate e potrebbe portare alla luce e al calore dell'orbita dei protoni e all'energia della Singolarità centrale.

Dokuchaev ha affermato che la zona di un Buco Nero, occultata dagli Orizzonti dell'Universo totale esterno, è appropriata e dove le Civiltà Avanzate potrebbero vivere in sicurezza all'interno di un supergigante Buco Nero, nel nucleo galattico, non visibile dall'esterno.

Uno dei più grandi Buchi Neri mai osservati è M87, che apparentemento si formò da centinaia di Buchi Neri più piccoli, i quali poi si aggregarono in un Buco Nero mille volte più grande, al centro della Via Lattea.



Fonte

Per poter leggere il documento scientifico (in formato Pdf) elaborato dal professor Vyacheslav Dokuchaev cliccare qui

giovedì 31 marzo 2011

Esperto militare: "il mondo non sopravviverebbe ad un attacco alieno"

Una nave spaziale gigante da un altro mondo arriva nel corso della giornata e si posiziona sopra la Casa Bianca a Washington, mentre altre astronavi fanno la stessa cosa in altre grandi città del mondo.
Poi, senza preavviso, si scatena l'inferno e le astronavi incominciano ad utilizzare armi devastanti e potenza nel distruggere tutto ciò che li circonda - persone, edifici, resistenza militare.
Questo continua per circa due ore di godimento, mangiando pop-corn, fino a quando ai terrestri sullo schermo, in qualche modo, avviene per miracolo di fermare questi invasori sgraditi dal devastare il nostro amato pianeta.

Da "La Guerra dei Mondi", "Independence Day", "Mars Attacks", "Transformers", "L'Invasione degli Ultracorpi", "Ultimatum alla Terra" e l'attuale film favorito al back-office "Battle: Los Angeles", l'invasione aliena è entrata a far parte definitivamente della nostra vita, e forse delle nostre paure.
Ma, nel mondo reale, se venissero predatori extraterrestri a portarci via, per qualsiasi loro ragione, non si potrebbe evitare che ciò accada? Possiamo realmente sopravvivere ad un attacco?







"La linea di fondo per uno scontro ostile tra alieni e umani non è un bel quadro, e non c'è lieto fine per noi", secondo John Alexander, un colonnello in pensione dell'Esercito americano, che ha trascorso 25 anni alla ricerca, ai massimi livelli, di prove sul "cover-up" sugli UFO da parte del governo statunitense, ma senza esito.
Da un punto di vista militare, Alexander, autore del libro "UFOs: Myths, Conspiracies and Realities (Thomas Dunne Books)", afferma che la cinematografia raffigurante invasioni aliene sulla Terra è praticamente solo un mezzo per far esplodere il problema.
"Fondamentalmente, se gli alieni volevano conquistare il mondo, perchè combatterci? Tutti i films di Hollywood si basano sul paradigma che se hai intenzione di combattere qualcuno, sei costretto ad utilizzare violenza fisica, che comporta dei rischi", ha detto Alexander.
"La premessa è un'altra: l'uomo è cosi speciale che qualcosa lo sta proteggendo oppure ha qualcosa che questi alieni vogliono, che è la ragione per cui vengono sulla Terra".

E, allora, cosa potrebbero avere la Terra o i Terrestri che porta creature non terrestri ad avere interesse?
"E' una reazione tipicamente umana su tutto ciò che ci sta per attaccare. Così in una trama in cui gli alieni vengono e atterrano, prendiamo il fucile e cominciamo a sparare verso di loro, che probabilmente non è la cosa più appropriata da fare", afferma Alexander.
"Sappiamo come noi e gli animali rispondiamo nel caso venissimo minacciati - non cerchiamo di negoziare, attacchiamo e ci difendiamo. Ma ciò dovrebbe essere gestito in modo più cognitivo".
Da un punto di vista strategico, Alexander suggerisce che gli alieni invasori non ricorrerebbero semplicemente "alla lotta direttamente contro le nostre forze militari", quando ci sono tanti semplici modi per compiere questa missione.
"Se hanno scelto di usare la forza fisica, avrebbero semplicemente distrutto le nostre infrastrutture, impianti energetici, comunicazioni, trasporti e sistemi economici. Mentre un brusco, terribile approccio potrebbe essere realizzato senza alcun pericolo per gli alieni, o il diretto confronto con qualsiasi sistema militare".
Questo, secondo Alexander, è un modo sobrio, logico e strategico scenario in cui extraterrestri ostili vogliono conquistare il mondo, con un minimo di distruzione possibile. Ma ci sarebbe un modo ancora più semplice.



"Se lo spopolamento umano dalla Terra è uno degli obiettivi, il modo più semplice per raggiungere lo scopo sarebbe quello di introdurre uno o più organismi biologici che uccidano gli esseri umani".
"Non vi è motivo, per loro, esercitare degli sforzi in termini di tempo per eliminare le forze armate della Terra. La guerra biologica sarebbe il mezzo più efficace, è a basso consumo energetico ed è un mezzo sicuro, per loro, di conquistare la Terra. Per gli alieni sarebbe una opzione senza rischio".
Ma quale potrebbe essere l'altra ragione d'interesse che avremmo per questi esseri spaziali?
Secondo Alexander, gli alieni avrebbero bisogno del nostro DNA.
Vivide testimonianze di incontri UFO nel Vecchio e Nuovo Testamento, dove creature scese dal cielo si sono mescolate con gli esseri umani, sono simili alle storie dei nostri giorni in cui le persone riferiscono di essere stare rapite in un UFO dagli extraterrestri, e che, presumibilmente, avrebbero condotto un qualche tipo di esperimento su di loro.

John Alexander dichiara che ciò viene fatto, dagli alieni, per motivi prettamente genetici.
"Il DNA umano potrebbe essere necessario per ringiovanire le proprie linee genetiche. Tuttavia, se gli alieni hanno capito il sequenziamento del DNA, avrebbero certamente compreso il processo di clonazione. Avrebbero solo bisogno di alcuni campioni di DNA umano, al fine di creare una popolazione una generazione che soddisfi i propri requisiti di rigenerazione. Sarebbe molto più facile far crescere la propria popolazione, che non avrebbe nessuna propensione alla violenze nei loro confronti, anzichè soggiogare gli esseri umani, intrinsecamente impietosi e fastidiosi".
Tutte queste ragioni sembrano confermare la convinzione, da parte di alcuni scienziati, che in realtà non dovremmo cercare di contattare le altre civiltà presenti nella Via Lattea.


L'anno scorso, il rinomato astrofisico britannico Stephen Hawking ha avvertito tutti sui pericoli potenziali nell'interagire con una specie aliena.


"Se mai gli alieni ci visitassero, penso che il risultato sarebbe molto simile a quello in cui Cristoforo Colombo approdò la prima volta in America. In quella occasione non andò molto bene per i Nativi americani", riferisce Hawking.
E ancora, altri scienziati che vanno alla ricerca, attivamente, di segnali extraterrestri provenienti dallo spazio profondo, dovrebbero adottare un approccio diverso.
"Hawking è preoccupato sulla possibilità di venire scoperti, perchè se dovessero venire qui potrebbe essere non tanto buono per noi", ha detto Seth Shostak, astronomo presso l'istituto SETI a Mountain View, California. "Comunque è difficile per me credere che realmente abbiano intenzioni ostili su di noi".

Alexander riconosce la paura di Hawking inerente un contatto ET
"Secondo la sua ipotesi, ci possono essere bande di predoni di ET, che perlustrano l'Universo alla ricerca di materie prime per la loro sopravvivenza. Di conseguenza, gli abitanti di un pianeta in possesso di tali sostanze sarebbero solo dei disagiati, soggetti a rimozione".
Si tratta di una visione meno utopostica di invasione aliena, rispetto a quella presentata da Alexander. E, indipendentemente da ciò che cerchiamo di fare per salvare noi stessi - sia nel cinema che nella vita reale - ogni tipo di intenzione ostile verso di noi da parte di alieni, fa pensare che sta girando davvero male per noi.
Potrei avere il burro sul mio pop-corn, per favore?

Considerazioni Centro Ufologico Ionico: la notizia riportata sopra, apparsa sul quotidiano oline di AOLNews, è l'ennesima dimostrazione della visione primitiva che l'uomo ha sin dagli albori della sua apparizione sulla Terra: paura, odio, guerre. Ma questo concetto viene allargato anche ad ipotetiche civiltà extraterrestri in visita sulla Terra. In un modo o nell'altro devono sottomettere il prossimo o il diverso. Se, ammettiamo, che alcuni UFO che vengono qui siano di proprietà di qualcuno (o qualcosa) che non è di questo pianeta, dobbiamo ammettere che non hanno (apertamente) distrutto il genere umano. Quindi, se fossero stati direttamente ostili ci avrebbero distrutto "dalla sera alla mattina" sin dalla loro prima apparizione. Ma, con ogni probabilità, non sono nemmeno benevoli, altrimenti avrebbero evitato guerre, carestie, genocidi e avrebbero aiutato l'uomo a sconfiggere tutte le malattie del pianeta. Si può pensare che siano dei "controllori" delle masse, una sorta di I.A. (Intelligenza Artificiale) sofisticate, che producono "ologrammi" per plasmare e far vacillare le certezze della popolazione, in determinati periodi storici. L'UFO sarebbe la I.A., connesso (a volte) con degli androidi presenti all'interno dello scafo. Ma, probabilmente, questa è più irreale della, seppur improbabile, ipotesi di John Alexander.


Fonte

sabato 27 novembre 2010

Scoperta la vita anche nelle profondità inospitali dell'Oceano


Un team di scienziati è giunta nel più profondo strato di crosta oceanica mai esaminato fino ad ora, portando alla luce l'incredibile presenza di batteri con una notevole gamma di funzionalità, come la digestione di idrocarburi, gas naturali e capaci di "fissare" il carbonio.
La ricerca, appena pubblicata sulla rivista PLoS ONE, ha dimostrato che un significativo numero di forme batteriche erano presenti, anche a temperature vicino al punto di ebollizione dell'acqua. Lo studio fornisce nuove informazioni sui meccanismi evolutivi e dei limiti della vita sulla Terra. Questo può aiutare  gli astrobiologi ad indiviuare ambienti su altri mondi che potrebbero essere abitabili per la vita come noi la conosciamo.

"Questo è un nuovo ecosistema che quasi nessuno ha mai esplorato" ha dichiarato Martin Fisk, un professore del College of Oceanic and Atmospheric Sciences della Oregon State University. "Ci aspettavamo alcune forme batteriche, ma il lungo elenco di funzioni biologiche che svolgono così in profondità sotto la Terra è sorprendente".

La crosta oceanica copre circa il 70% della superficie della Terra e la sua geologia è stata esplorata solo in minima parte, ma quasi nulla si sa circa la sua biologia, perché di difficile esplorazione, assai costoso e in parte perché la maggior parte dei ricercatori avevano ritenuto vana la ricerca di vita a tali profondità.

La temperatura dei sedimenti e rocce aumenta con la profondità e ora gli scienziati ritengono che la temperatura massima alla quale la vita può esistere è di circa 250 gradi. Il fondo marino è generalmente composto da tre livelli, compreso uno strato superficiale di sedimenti; basalto formato da magma solidificato e un livello ancora più profondo di basalto che si è raffreddato più lentamente e viene chiamato il livello "gabbro", che costituisce la maggior parte della crosta oceanica.

Potenziali fonti dei pozzi di metano su Marte. Credito: Atreya, Mahaffy and Wong, Planetary Space Science, 55 (2007) 358–369.
 Lo strato di gabbro non si avvicina alla superficie nemmeno quando la crosta è solo circa due miglia di spessore. Ma in un sito nell'Oceano Atlantico nei pressi di un montagna sottomarina, la Atlantis Massif, sono stati ottenuti carotaggi da formazioni rocciose gabbre che erano più vicine alla superficie rispetto al solito, perché sollevate ed esposte dal movimento delle faglie. Questo ha permesso ai ricercatori di indagare per la prima volta sulla microbiologia di queste rocce.
 La spedizione ha perforato per più di 4.600 piedi in questa roccia che era molto profonda e molto antica, trovando una vasta gamma di attività biologica. I microbi degradavano gli idrocarburi, alcuni sembravano essere in grado di ossidare il metano e ci sono stati dei geni attivi nel processo di fissazione, con la conversione dei gas, sia azoto che carbonio.

I risultati sono di grandissimo interesse perché poco si sa circa il ruolo che la crosta oceanica profonda può giocare nello stoccaggio e nella fissazione del carbonio. L'aumento dei livelli di biossido di carbonio, un gas serra resente nell'atmosfera, a sua volta aumenta i livelli di biossido di carbonio negli oceani.

  I processi microbici nel fondo marino potrebbero svolgere un ruolo nel ciclo del carbonio sulla Terra. Credit: PLoS One; E15399 
Da questa ricerca appare chiaro che i microbi della crosta oceanica profonda hanno almeno un potenziale genetico di archiviazione del carbonio, dando credito ad un concetto di riduzione delle emissioni di carbonio nell'atmosfera, pompando anidride carbonica negli strati profondi del sottosuolo in cui potrebbe essere trattenuto in modo permanente.

I ricercatori hanno anche osservato che il metano trovato su Marte potrebbero essere ricavato da fonti geologiche e hanno concluso che i suoi ambienti sotterranei, dove è prodotto il metano, potrebbero sostenere i batteri come quelli trovati in questo studio.

"Questi risultati non offrono soluzioni facili o semplici ad alcuni dei problemi ambientali che sono di interesse cruciale per noi sulla Terra, come il riscaldamento a effetto serra o la fuoriuscita di inquinamento da idrocarburi", ha detto Fisk. "Tuttavia, essi indicano che c'è un mondo intero di attività biologica in profondità sotto l'oceano che non conosciamo e che abbiamo bisogno di studiare".

I processi microbici in questo ambiente subacqueo "hanno il potenziale per influenzare in modo significativo la biogeochimica dell'oceano e dell'atmosfera ", hanno scritto i ricercatori nella loro relazione.

Questo studio dimostra come la vita possa esistere ed evolversi anche in ambienti inospitali, dove le condizioni sono estreme e praticamente prive di risorse. Grossi dubbi sorgono a questo punto.
Potrebbe essere realmente sopravvissuta nelle profondità umide di Marte una vita batterica, se mai fosse sorta in passato? E' plausibile ritenere che possa esistere anche in altri ambienti come le presunte profondità oceaniche di Europa, o nei laghi di idrocarburi di Titano? Interrogativi in attesa di risposta che le future missioni interplanetarie cercheranno di risolvere.
Sta di fatto, che le profondità oceaniche, inospitali e desnude, assomigliano molto a quegli ambienti extraterrestri che i ricercatori sempre più spesso indicano come luoghi in cui possa essere presente la vita. Tutte le antiche credenze scientifiche sulla rarità della vita si vanno giorno dopo giorno sgretolando a favore di un Universo pieno di vita, ovunque.

Traduzione a cura di Arthur McPaul (collaboratore Centro Ufologico Ionico)

Fonte: Astrobio.net