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domenica 17 febbraio 2013

Violento Passato Per Vesta


Nuovi dettagli sul passato dell'asteroide Vesta, su Nature di questa settimana. Una simulazione al computer conferma che la parte meridionale fu colpita in rapida sequenza da due impatti con corpi minori, che hanno determinato la topografia osservata dalla missione Dawn della NASA. Ma qualcosa ancora non torna nella composizione delle rocce...

Altro capitolo, su Nature di questa settimana, della biografia di Vesta. Da quando la sonda DAWN della NASA ha osservato da vicino questo asteroide (ormai promosso a vero e proprio protopianeta) nell’estate del 2011, i planetologi si danno da fare per ricostruire nei dettagli composizione ed evoluzione di questo corpo celeste, considerato tra i più antichi del sistema solare e quindi una vera miniera di informazioni sulla sua storia.

Questa volta, Martin Jutzi dell’Università di Berna e i suoi colleghi ci raccontano un momento chiave della storia di Vesta, quello in cui la sua parte meridionale fu colpita violentemente da…non uno, come si pensava inizialmente, ma due violentissimi impatti, di cui il pianeta porta ancora evidenti le cicatrici.

Le prime analisi delle immagini della sonda Dawn avevano mostrato un grande cratere nella parte sud di Vesta. Tuttavia, quando gli astronomi avevano provato a simulare al computer l’impatto di un asteroide più piccolo su quel punto di Vesta, per quanto manipolassero i vari parametri (dimensioni e velocità dell’”intruso”, composizione geologica e così via) non c’era verso di ottenere risultati che combaciassero con la topologia superficiale effettivamente osservata da Dawn. Distribuzione dei rilievi e conformazione complessiva del pianeta non tornavano. Finché…finché un’analisi più approfondita dei dati di Dawn non ha rivelato che in realtà, presso il Polo Sud di Vesta, ci sono due crateri sovrapposti ma distinti: li hanno chiamati Veneneia (il più antico) e Rheasilvia (il più recente). Due crateri vuol dire due impatti, e infatti finalmente il modello costruito da Jutzi e colleghi, basato proprio sull’ipotesi di due impatti successivi, “predice” correttamente la forma di Vesta (che da sferico, come doveva essere prima degli impatti, diventò irregolare come è oggi) e la sua topografia. La simulazione usata dai ricercatori americani prevede, per la formazione di Veneneia, l’impatto di un corpo di circa 550 km di diametro, non in rotazione al momento dell’impatto e caduto su Vesta alla velocità di 5,4 km al secondo. E per Rheasilvia un “proiettile” da 66 km, questa volta in rotazione su se stesso.

La simulazione però apre nuove domande. Come detto, predice esattamente la topografia di Vesta, ma (partendo dall’ipotesi che Vesta sia un vero protopianeta, con una struttura differenziata in nucleo, mantello e crosta) finisce con una composizione della superficie del pianeta molto diversa da quella effettivamente osservata da Dawn. In particolare, vorrebbe che i due impatti avessero “sparso” sulle aree circostanti rocce ricche di un minerale chiamato olivina. Che invece non si vede. Tre le spiegazioni possibili: che l’olivina ci sia, ma le tecniche spettroscopiche usate dalla missione Dawn non siano in grado di rilevarla; che Vesta abbia una crosta spessa oltre 100 km e molto composita, per cui i due impatti avrebbero sollevato rocce dalla composizione più varia, anziché le sole olivine. Oppure, terza possibilità, che collisioni precedenti avessero già “rimescolato” gli strati più esterni dell’asteroide al momento della formazione di quei due crateri. Toccherà ancora a nuove elaborazioni dei dati di Dawn provare a rispondere.

A cura di Nicola Nosengo

Fonte
http://www.media.inaf.it/2013/02/13/un-terribile-uno-due-per-vesta/

martedì 2 ottobre 2012

Vesta Pianeta Mancato?


Un'immagine presa dal veicolo spaziale Dawn della NASA, il 24 luglio 2011, mostra gli avvallamenti lungo l'equatore dell'asteroide Vesta (Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

Un vasto sistema di avvallamenti trovati sull’asteroide Vesta ha sorpreso gli scienziati. Sulla base delle immagini fornite lo scorso anno dal veicolo spaziale Dawn della NASA durante il suo passaggio vicino all’asteroide, i ricercatori hanno effettuato nuove misurazioni della topografia di Vesta, da cui hanno tratto alcune ipotesi sulla formazione di queste molteplici depressioni. Secondo Debra Buczkowski, del dipartimento di Fisica Applicata della Johns Hopkins University, la cui ricerca sarà pubblicata online questo sabato su Geophysical Research Letters, Vesta è stato caratterizzato da forti collisioni che hanno formato le profonde crepe presenti sulla sua superficie. Questo sarebbe stato possibile perché l’asteroide avrebbe al suo interno una differenziazione di livelli in un nucleo, un mantello e una crosta di base. Per questo, i suoi strati hanno densità differenti, che reagiscono diversamente alla forza di impatto e rendono la sua superficie ricca di avvallamenti. “Dicendo che è differenziato, stiamo praticamente affermando che Vesta era un piccolo pianeta che provava a formarsi”.

La ricerca ha mostrato la presenza di segni di roccia ignea su Vesta, segno che questa roccia era una volta fusa sull’asteroide. Questa anomalia, dato che la maggior parte degli asteroidi sono molto semplici, sarebbe la prova della sua struttura differenziata. Sempre secondo Buczkowski, le crepe trovate sulla superficie dell’asteroide sarebbero dei graben, cioè delle fosse tettoniche. “Le immagini della missione Dawn mostrano che le depressioni di Vesta hanno molte delle qualità dei graben” ha detto Buczokwski. “Ad esempio le pareti degli avvallamenti su semplici asteroidi come Eros e Lutetia sono a forma di V. Quelli di Vesta, invece, hanno piani o piatti o curvi e hanno pareti distinte su entrambi i lati, come la lettera U”.

Vesta è il secondo asteroide più massiccio del Sistema Solare ed è largo un settimo della Luna. È percorso da un vasto sistema di depressioni. La più grande, denominata Divalia Fossa, supera la dimensione del Grand Canyon e si estende per 465 chilometri di lunghezza, 22 chilometri di larghezza e 5 chilometri di profondità.

La sonda Dawn ha lasciato l’asteroide per esplorare un altro asteroide, Cerere.




A Cura Di Sivia Dragone

Fonte:
http://www.media.inaf.it/2012/09/27/vesta-pianeta-mancato/